Che novembre sia un buon mese per Piazza Affari lo si sente ripetere da sempre, ma quando abbiamo passato al setaccio le serie storiche giornaliere di Eni, Intesa Sanpaolo, UniCredit e STMicroelectronics ci siamo trovati davanti a quattro mesi di novembre che sembrano appartenere a mercati diversi, con medie, frequenza dei rialzi e momento in cui si formano i massimi e i minimi che cambiano a ogni titolo.
Uno dei quattro si porta dietro un passato che fa riflettere, perché negli ultimi ventotto anni ha chiuso il mese in verde quasi sette volte su dieci, con un rendimento medio che gli altri non hanno mai nemmeno sfiorato, mentre per gli altri tre il copione è molto meno lineare e basta restringere lo sguardo agli ultimi diciannove anni per vedere certe abitudini stagionali cambiare segno o perdere smalto.
Resta da capire in che giorni del mese si toccano di solito i prezzi più alti e quelli più bassi, e su questo i numeri nascondono qualche sorpresa che conviene maneggiare con cautela, prima di guardare a novembre 2026 come a una partita già scritta.
Il metodo dietro i numeri
L’indagine considera le quotazioni giornaliere fino al novembre 2025, utilizzando per ciascuna società l’orizzonte storico disponibile. Per Eni sono stati analizzati 30 novembre, dal 1996 al 2025, mentre per STMicroelectronics il campione comprende 28 anni, dal 1998 al 2025.
Per Intesa Sanpaolo e UniCredit le serie storiche risalgono al 1987, per complessivi 39 novembre, ma i dati più lontani comprendono periodi precedenti alle attuali configurazioni societarie e vanno trattati con cautela, ed è per questo che per la stagionalità delle due banche di oggi si è isolato anche il periodo 2007-2025, comprendente 19 osservazioni annuali.
Per ogni anno abbiamo messo a confronto la chiusura dell’ultima seduta di ottobre con quella dell’ultima seduta di novembre, e da lì è uscito il rendimento del mese. Le curve giornaliere partono tutte da 100, il valore assegnato alla chiusura di ottobre, così che le variazioni dei diversi anni si possano confrontare tra loro, mentre massimi e minimi corrispondono ai prezzi estremi toccati davvero durante le contrattazioni.
Va precisato che si tratta di rendimenti di prezzo, calcolati senza reinvestire i dividendi, e che quindi possono scostarsi da quelli ottenuti su serie rettificate per le distribuzioni agli azionisti.
STMicroelectronics, il novembre che più spesso finisce in verde
Tra le quattro azioni è STMicroelectronics ad avere il profilo stagionale più favorevole. Nei 28 novembre compresi tra il 1998 e il 2025 il titolo ha reso in media il 6,76%, con una mediana del 6,78%, e ha chiuso in rialzo 19 volte, il 67,9% del campione.
Media e mediana sono molto vicine e questo fa pensare che il risultato positivo non dipenda soltanto da pochi rialzi eccezionali, anche se non mancano episodi estremi come il novembre 1999, chiuso con un guadagno del 54,38%, e il novembre 2008, quando la perdita ha toccato il 19,67%.
La dispersione, però, è la più alta dei quattro titoli, con una deviazione standard dei rendimenti mensili pari a 15,23 punti percentuali, e la media positiva va letta come una tendenza di fondo dentro oscillazioni anche molto ampie.
Fissata a 100 la chiusura di ottobre, il titolo arriva in media a 103,34 il 5 novembre, a 104,83 il 15 e a 105,93 il 25, fino a chiudere il mese a 106,76.
La salita procede a strappi ma senza mai interrompersi. A fine novembre il 25° e il 75° percentile si collocano a 96,91 e 113,66, quindi la metà centrale degli anni osservati ha prodotto rendimenti indicativamente compresi tra il −3,09% e il +13,66%, con il resto dei casi sparso nelle due code.
Quanto al calendario degli estremi, in 15 novembre su 28, pari al 53,6%, il massimo mensile si è formato tra il 22 e il 30 novembre, mentre il minimo è caduto nei primi dieci giorni in 13 occasioni, pari al 46,4%, con un giorno mediano che è il 22 novembre per il massimo e l’11 novembre per il minimo, e in 18 anni su 28, corrispondenti al 64,3% del campione, il minimo ha preceduto il massimo.
Dal 2007 al 2025 lo schema tiene, con il massimo caduto nell’ultima decade in 10 casi su 19 (52,6%) e il minimo nei primi dieci giorni in 8 occasioni (42,1%). Cambia invece la misura del guadagno, perché il rendimento medio del periodo scende al 3,65% e le chiusure positive al 57,9%. L’intervallo di confidenza al 95% della media arriva a comprendere lo zero, e la regolarità che sul campione completo appariva solida qui si fa più fragile.
Gli ultimi due anni, del resto, sono andati controcorrente. Novembre 2024 si è chiuso con un ribasso del 3,00% e novembre 2025 con una perdita del 7,25%, e in entrambi i casi il massimo è arrivato nella prima parte del mese e il minimo dopo il 20 novembre, l’esatto contrario di quanto accadeva di solito.
Il caso di STM regge anche togliendo dalla serie il novembre 2020, quando il titolo guadagnò il 25,45%, perché senza quell’anno il rendimento medio storico resta al 6,06%.
Eni, una media dell’1,57% che regge poco
Il titolo petrolifero, nei 30 novembre dal 1996 al 2025, ha messo insieme un rendimento medio positivo dell’1,57%, con una deviazione standard di 8,62 punti percentuali.
Basta però guardare la mediana, ferma allo 0,27%, e il conto dei mesi positivi e negativi, esattamente 15 a 15, per capire che quella media non si è mai tradotta in una probabilità di rialzo superiore al 50%.
Dal 2007 in poi le cose sono andate peggio. In quei 19 anni Eni ha chiuso novembre in positivo soltanto sei volte, il 31,6% delle osservazioni, con un rendimento medio dello 0,24% e una mediana negativa per l’1,94%.
Sulla media dell’intero campione pesa poi in modo decisivo il novembre 2020, quando le notizie sui vaccini contro il Covid-19 innescarono un forte recupero dei mercati ed Eni guadagnò il 38,13%. Senza quel mese, l’1,57% si riduce a uno 0,31%.
Anche la curva giornaliera media racconta una stagionalità debole. L’indice normalizzato sale a 100,57 il 5 novembre, a 101,22 il 10 e a 101,34 a metà mese, poi galleggia senza una direzione precisa, tocca 102,07 il 25 e chiude a 101,57.
Dove cadano massimi e minimi dipende molto dall’orizzonte scelto. Sul campione completo il massimo si è formato nell’ultima decade in 13 casi su 30 (43,3%), mentre i minimi si dividono quasi a metà tra prima e ultima decade, con 11 osservazioni ciascuna.
Dal 2007 al 2025 succede quasi il contrario, perché il massimo mensile è arrivato nei primi dieci giorni in 12 occasioni su 19, pari al 63,2% e il minimo negli ultimi dieci in 11 casi, il 57,9%. I giorni mediani cadono all’8 novembre per il massimo e al 21 per il minimo, e solo nel 26,3% degli anni il minimo ha preceduto il massimo. La storia recente di Eni è fatta quindi di massimi precoci e minimi tardivi, ma da qui a indicare una data affidabile di inversione ne passa.
Intesa Sanpaolo, un vantaggio che si è assottigliato
Sulle 39 osservazioni disponibili, dal 1987 al 2025, Intesa Sanpaolo ha reso a novembre in media l’1,81%, con una mediana più alta, al 2,53%, e una deviazione standard di 10,56 punti percentuali.
Le chiusure in rialzo sono state 24 su 39, con una frequenza positiva del 61,5%, un dato che colloca la banca a metà strada tra STMicroelectronics e gli altri due titoli.
Il periodo 2007-2025, che lascia fuori i cambiamenti societari dei decenni precedenti, restituisce però un’immagine molto più sbiadita, con un rendimento medio dello 0,20%, una mediana dello 0,18% e dieci chiusure positive su diciannove (52,6%).
Il novembre 2020 pesa parecchio, con un guadagno del 35,63%, tanto che eliminandolo dalla serie completa il rendimento medio passa dall’1,81% allo 0,92%.
Nel corso del mese la curva media perde slancio a metà strada e lo ritrova solo nelle ultime sedute. L’indice normalizzato tocca 101,17 il 5 novembre, ripiega a 100,25 il 15, risale a 101,74 il 25 e chiude a 101,81.
Da un anno all’altro, intanto, le differenze sono ampie. L’intervallo interquartile dei rendimenti di fine mese va indicativamente dal −3,72% al +5,61%, una forbice che fa sembrare piccolo il rialzo medio.
Sul campione completo il massimo mensile si è formato negli ultimi dieci giorni in 16 anni su 39, pari al 41,0% e il minimo nei primi dieci in 15 occasioni (38,5%). I giorni mediani cadono al 18 novembre per il massimo e al 12 per il minimo, e nel 61,5% degli anni il minimo è arrivato prima. Dal 2007 al 2025 il disegno si confonde, perché massimi e minimi si sparpagliano lungo tutto il mese senza che emerga una finestra prevalente.
La variabilità degli ultimi anni si legge nei numeri, con Intesa Sanpaolo che nel novembre 2021 ha perso il 13,92%, nel 2024 ha ceduto il 7,87% e nel 2025 ha chiuso con un rendimento mensile marginalmente positivo, pari allo 0,18%.
UniCredit, un novembre senza copione
La stagionalità meno convincente, sul campione storico completo, è quella di UniCredit. Nei 39 novembre dal 1987 al 2025 il titolo ha reso in media lo 0,69%, con una mediana di appena lo 0,09%.
I rialzi sono stati 20, pari al 51,3% delle osservazioni, e la deviazione standard di 9,40 punti percentuali supera di gran lunga il guadagno medio.
Dal 2007 al 2025 la media scivola addirittura in territorio negativo, a −0,32%, con nove chiusure positive su diciannove (47,4%) e una mediana a −0,65%. Anche qui il novembre 2020, chiuso con un rialzo del 35,03%, ha gonfiato la media complessiva, che senza quell’anno passerebbe dallo 0,69% al −0,21%.
Nel mese medio il titolo parte bene e poi perde convinzione. Il valore normalizzato è a 101,45 il 10 novembre e a 101,35 il 15, scende a 100,74 il 20 e chiude a 100,69, mentre l’intervallo interquartile dei rendimenti di fine mese va dal −4,88% al +5,01%.
Nemmeno massimi e minimi seguono una sequenza netta. Sul campione completo sia il massimo sia il minimo mensile si sono formati nei primi dieci giorni in 16 anni su 39, il 41,0% per ciascuno, con giorni mediani al 14 e al 13 novembre e una probabilità empirica del 51,3% che il minimo preceda il massimo, in pratica un lancio di moneta. Dal 2007 al 2025 il massimo è caduto nei primi dieci giorni in nove casi su diciannove (47,4%) e il minimo nell’ultima decade in otto (42,1%).
Gli ultimi dieci novembre, dal 2016 al 2025, sono andati meglio, con un rendimento medio del 3,11% e sette chiusure positive su dieci. Dieci anni sono però troppo pochi per dire se UniCredit abbia davvero cambiato abitudini.
La dispersione supera di molto le medie storiche
Per tutte e quattro le azioni la variabilità dei rendimenti è molto superiore alla dimensione delle medie mensili, e anche quando novembre ha una tendenza positiva i singoli anni possono scostarsi parecchio dal comportamento medio.
STMicroelectronics ha la media più alta e insieme la dispersione maggiore. Negli altri tre casi la media resta sotto il 2%, con deviazioni standard comprese tra gli 8,62 punti di Eni e i 10,56 di Intesa Sanpaolo, e la metà centrale dei rendimenti va da −4,02% a +4,22% per Eni, da −3,72% a +5,61% per Intesa e da −4,88% a +5,01% per UniCredit.
Queste bande fotografano la variabilità osservata in passato e nessuna indica un corridoio entro cui il prezzo dovrà muoversi a novembre 2026, così come la deviazione standard misura la dispersione dei risultati e nulla dice, da sola, sull’intervallo di confidenza della media.
Sotto il profilo statistico STMicroelectronics è l’unico dei quattro titoli per il quale l’intervallo di confidenza convenzionale al 95% della media storica completa risulta interamente positivo, collocandosi approssimativamente tra +0,85% e +12,66%, anche se il risultato dipende dalle ipotesi del metodo, perde parte della sua forza sul periodo 2007-2025 e richiederebbe, trattandosi di più titoli verificati insieme, una correzione per confronti multipli.
C’è poi l’ampiezza delle oscillazioni dentro il mese. La distanza media tra massimo e minimo, in percentuale sul minimo, arriva a circa 21,60% per STMicroelectronics, 17,25% per Intesa Sanpaolo, 17,26% per UniCredit e 11,37% per Eni. Si tratta però di escursioni misurate a mese concluso, che difficilmente un investitore avrebbe potuto sfruttare senza sapere in anticipo quando sarebbero arrivati il massimo e il minimo.
Il peso del novembre 2020 su banche ed Eni
Il novembre 2020 resta uno degli episodi più favorevoli dell’intera serie, con rialzi compresi tra il 25,45% di STMicroelectronics e il 38,13% di Eni, spinti dalla prospettiva di uscire dalla fase più acuta della pandemia e difficili da ricondurre a una normale dinamica stagionale.
Tolto quell’anno, Eni scende al +0,31%, Intesa Sanpaolo al +0,92% e UniCredit passa al −0,21%, mentre STMicroelectronics conserva un rendimento medio del 6,06%. Per tre titoli su quattro, dunque, buona parte della media storica si deve a un singolo mese eccezionale.
Crisi e rimbalzi fanno parte della vita dei mercati e il 2020 resta nel campione a pieno titolo. Ricalcolare le medie senza quell’anno serve soltanto a misurare quanto le conclusioni dipendano da pochi episodi estremi.
Novembre 2026, occhio agli stacchi dei dividendi
A novembre si fanno sentire anche i dividendi. Quando una società stacca la cedola il prezzo dell’azione si aggiusta, di norma, in misura legata al valore della distribuzione, e un minimo toccato a ridosso dello stacco non segnala di per sé un peggioramento del mercato.
Per Eni è previsto lo stacco di una tranche di 0,27 euro per azione il 23 novembre 2026, con pagamento il 25 novembre. Anche Intesa Sanpaolo indica il 23 novembre come data prevista per lo stacco dell’acconto sul dividendo, subordinatamente alla relativa deliberazione.
Le due date cadono proprio nella finestra in cui lo studio cerca massimi e minimi. Sulle quotazioni non rettificate un calo nell’ultima parte del mese può quindi dipendere anche dalla liquidità distribuita agli azionisti, e per ragionare di rendimento totale bisogna affiancare ai prezzi l’analisi dei dividendi.
Il bilancio dei quattro novembre
Alla fine del confronto è STMicroelectronics ad avere la stagionalità positiva più riconoscibile, con la media più alta, quasi sette novembre su dieci chiusi in rialzo e un mese che tende a partire dai minimi e a chiudere sui massimi. Lo schema ha tenuto, con qualche cedimento, anche dopo il 2007, quando però il rendimento medio si è quasi dimezzato e la dispersione è rimasta alta, e i ribassi del 2024 e del 2025 ricordano che la stagionalità può essere smentita anche per due anni di fila.
Su Eni conviene essere più cauti, perché dal 2007 ha chiuso novembre in rialzo meno di una volta su tre e ha mostrato spesso massimi precoci e minimi tardivi. Intesa Sanpaolo esce meglio di Eni e UniCredit dal campione lungo, ma il suo vantaggio stagionale si è assottigliato parecchio negli ultimi diciannove anni. UniCredit, con una media storica vicina allo zero, non offre appigli stagionali solidi.
Sapere in quali giorni si sono concentrati più spesso massimi e minimi aiuta a riconoscere comportamenti ricorrenti, ma il mercato non segue il calendario dei campioni storici. Per trarne indicazioni operative servirebbero verifiche fuori campione, con un occhio alla volatilità del momento, alle condizioni generali dei mercati e ai costi di negoziazione.
Per novembre 2026 i numeri più incoraggianti restano quelli di STMicroelectronics, con la consapevolezza che descrivono gli anni passati e che a decidere il prossimo mese saranno le condizioni di mercato di oggi. Nessuna di queste statistiche, del resto, vale come previsione di rendimento o come invito a comprare il titolo.
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