Inflazione: maxi piano negli USA mentre l’Europa sta a guardare

Raphael Raduzzi

27 Gennaio 2023 - 10:56

Nelle prossime settimane dovrebbe concretizzarsi il piano europeo per combattere l’inflazione e promuovere il green deal, ma come succede sempre, le divisioni tra gli stati membri sembrano insanabili.

Inflazione: maxi piano negli USA mentre l’Europa sta a guardare

La partita europea per rispondere all’inflation reduction act (IRA), il maxi piano di stimolo fiscale americano per combattere il caro prezzi, sta per entrare nel vivo.

Un ritardo dovuto ai legislatori europei, a cui non sono bastate una guerra per procura nei propri confini con contestuale crisi energetica e corsa a nuove forniture, per capire che forse qualche alleato d’oltre Oceano non stava facendo esattamente gli interessi del Vecchio Continente. Ci è voluto il progetto da 369 miliardi di dollari dell’amministrazione Biden, formalmente per difendere i consumatori americani dall’inflazione, sostanzialmente per guadagnare (ancora) quote di mercato in numerosi settori a partire proprio da quello energetico, per capire che forse anche in Europa era giunto il momento di fare qualcosa.

Dopo settimane di dibattiti e dichiarazioni in ordine sparso, il prossimo 1 febbraio toccherà alla Commissione Europea provare a mettere sul piatto una proposta di sintesi che verrà sicuramente dibattuta dai capi di stato già durante il prossimo Consiglio Europeo Straordinario il 9 e 10 febbraio.

Come abbiamo visto infinite volte ormai, da una parte si sono schierati i cosiddetti paesi frugali con il premier olandese Mark Rutte che giusto l’altro ieri, nella sua visita a Washington, ha ribadito la chiusura del suo paese a nuovi fondi europei che prevedano l’emissione di debito comune, meglio le riforme. La Germania, invece, preme per un ulteriore allentamento delle regole sugli aiuti di stato per sfruttare appieno sua la maggior capacità fiscale. E la cosa non sorprende nessuno, dato che solo l’anno scorso oltre la metà (53%) dei 672 miliardi di aiuti di stato approvati dalla Commissione sono stati richiesti dalla Germania. Regole sugli aiuti di stato che oggi sono difese niente meno che da Mario Monti, già Commissario europeo per la concorrenza, che dalle colonne di Politico mette in guardia i lettori sugli effetti che un ammorbidimento delle regole potrebbe avere per la tenuta del mercato unico.

Dall’altra parte della barricata troviamo i nostri cugini d’oltralpe, che sembrano in maggior sintonia con i piani della Commissione che, per bocca di Ursula Von der Leyen a Davos, vorrebbero spingere per un nuovo fondo a supporto del Green Deal o quantomeno, come suggerito dal Presidente del Consiglio Charles Michel, di estendere l’utilizzo del fondo SURE, creato durante la pandemia COVID per prestare fondi agli stati membri per le spese di sostegno all’occupazione.

In tutto ciò risulta abbastanza incomprensibile la posizione del nostro paese, che pare molto vicina a quella della Francia e della Commissione Europea e che molto probabilmente porterà alla creazione di un nuovo fondo europeo, che però, per venire incontro ai desiderata nordici prevedrà solo prestiti e non sussidi a fondo perduto e, soprattutto, sarà infarcito di vincoli alle riforme? Non è bastata la fresca sconfitta sui pagamenti in contante e la prossima ventura sul tema delle concessioni balneari tutte figlie del PNRR?

Per una volta si potrebbe andare in Europa senza il cappello in mano per chiedere dei prestiti condizionati ma per pretendere che, ad esempio, sugli aiuti di stato vi sia parità di trattamento tra membri dell’eurozona. Tutti ricordiamo la crisi del settore bancario degli ultimi anni ed i relativi disastri economici ed umani, innescata in buona parte dalla decisione – poi ritenuta illegittima dallo stesso Tribunale dell’Unione Europea – di vietare l’intervento del Fondo di Tutela dei Depositi (FIDT) per salvare Banca Tercas che fece da benchmark per il non-salvataggio delle quattro banche del centro Italia. Oppure ancora, di come Alitalia – o meglio, ciò che ne rimane - stia finendo sotto l’ombrello di Lufthansa a causa delle condizioni capestro imposte allora dalla Commissaria Vestager. Si potrebbe ancora chiedere di cancellare o almeno prorogare la sospensione dell’inutile Patto di Stabilità e Crescita che altrimenti tra meno di un anno rientrerebbe a pieno regime.
Insomma, il nostro Pease potrebbe uscire dai tavoli europei con un risultato sicuramente migliore senza piegarsi alla perenne logica dei finanziamenti per le riforme, che finisce per far scrivere il programma di Governo a Bruxelles.