Prezzo del petrolio verso 120 dollari? Attenzione a questi 7 titoli di Piazza Affari

Claudia Cervi

9 Marzo 2026 - 17:00

Non solo Eni: Tenaris, Saipem e altri titoli di Piazza Affari possono muoversi con il petrolio. Ma dal mercato emergono anche segnali di allerta.

Prezzo del petrolio verso 120 dollari? Attenzione a questi 7 titoli di Piazza Affari

Il petrolio torna a far tremare i mercati globali. Dopo l’escalation in Medio Oriente e i timori per possibili interruzioni delle rotte energetiche nello Stretto di Hormuz, il greggio ha registrato un’improvvisa accelerazione, arrivando a sfiorare quota 120 dollari al barile nelle contrattazioni sui futures. Gli operatori temono uno shock sull’offerta. Da questo passaggio strategico transita infatti circa un quinto del petrolio mondiale e anche solo il rischio di un blocco parziale è sufficiente a spingere raffinerie e trader a pagare un premio pur di assicurarsi barili subito.

Ma cosa significa tutto questo per Piazza Affari?

Se il petrolio dovesse continuare a correre, alcuni titoli del listino italiano potrebbero muoversi molto più di altri. Non si tratta soltanto dei grandi nomi dell’energia. Oltre a Eni, Tenaris e Saipem, esistono infatti diversi titoli meno evidenti ma fortemente sensibili alle oscillazioni del greggio. E quando il petrolio corre, alcuni titoli di Piazza Affari si muovono molto più degli altri.

I titoli più esposti al petrolio a Piazza Affari

Quando il petrolio accelera, anche Piazza Affari si muove. Il listino milanese ospita infatti alcune società strettamente legate al ciclo energetico globale, che tendono a reagire in modo quasi immediato ai movimenti del greggio. Se il rally del petrolio dovesse proseguire, sono soprattutto tre i titoli che gli investitori guardano con maggiore attenzione: Eni, Tenaris e Saipem.

Il primo nome è naturalmente Eni, la principale major energetica italiana. Per un gruppo integrato che opera lungo tutta la filiera, un petrolio più caro significa generalmente ricavi e flussi di cassa più elevati. Non a caso il titolo viene spesso considerato uno dei veri barometri del mercato petrolifero europeo.

Accanto a Eni c’è Tenaris, leader globale nella produzione di tubi in acciaio utilizzati nell’industria energetica. Quando il petrolio sale, le compagnie petrolifere tendono ad aumentare gli investimenti nelle perforazioni e nello sviluppo di nuovi giacimenti. È proprio in queste fasi che la domanda per le tecnologie e le infrastrutture fornite dal gruppo tende a crescere.

A completare il trio più direttamente esposto al ciclo del greggio c’è Saipem, società di ingegneria e servizi per l’industria energetica. Il titolo è spesso legato alle prospettive di investimento delle grandi compagnie petrolifere: prezzi più alti del petrolio possono tradursi in nuovi progetti offshore e in un aumento delle commesse.

Proprio su Saipem, però, il mercato sta osservando un segnale particolare. Secondo gli ultimi dati sulle posizioni nette corte pubblicati dalla Consob, il titolo risulta tra i più shortati di Piazza Affari. Se il petrolio dovesse continuare a correre, parte di queste scommesse ribassiste potrebbe essere ricoperta rapidamente, alimentando movimenti molto più violenti del normale in quello che gli operatori definiscono short squeeze.

Sul piano tecnico il quadro resta comunque delicato. Sul grafico di Saipem si è infatti formato recentemente un bearish engulfing, una figura che spesso segnala pressione ribassista nel breve periodo. In altre parole, mentre il contesto energetico potrebbe sostenere il settore, la combinazione tra forte posizionamento short e segnali tecnici suggerisce che il titolo potrebbe restare tra i più volatili del listino nelle prossime settimane.

Grafico azioni Saipem Grafico azioni Saipem Fonte Tradingview

I titoli “nascosti” legati al petrolio

Accanto ai grandi nomi dell’energia, a Piazza Affari esistono però altre società che possono risentire in modo significativo delle oscillazioni del greggio. Sono titoli che a prima vista sembrano lontani dal petrolio, ma che operano in segmenti della filiera energetica o industriale fortemente influenzati dall’andamento delle materie prime.

Uno dei casi più evidenti è Saras, gruppo attivo nella raffinazione. Nei momenti di forte volatilità del petrolio cambiano rapidamente anche i margini di raffinazione, ed è proprio per questo che Saras tende a muoversi molto nelle fasi di tensione sul greggio.

Un altro titolo da osservare è Maire, società di ingegneria specializzata nella realizzazione di impianti energetici e petrolchimici. Se il petrolio resta su livelli elevati, le grandi compagnie tendono ad aumentare gli investimenti in infrastrutture e nuovi progetti industriali, creando opportunità per gruppi attivi nella progettazione e costruzione di impianti.

Più indiretta, ma comunque rilevante, è l’esposizione di Prysmian, leader globale nei cavi per infrastrutture energetiche e reti elettriche. Le grandi compagnie del settore investono infatti in nuove infrastrutture quando il ciclo energetico è favorevole, sostenendo la domanda per tecnologie e sistemi di trasmissione.

Infine c’è ERG, oggi uno dei principali operatori italiani nelle energie rinnovabili. Un petrolio strutturalmente più caro tende a rafforzare l’attenzione degli investitori verso la transizione energetica e le alternative ai combustibili fossili, un fattore che può avere riflessi anche sulle società attive nelle fonti rinnovabili.

Il segnale che il mercato sta guardando: rischio short squeeze

Oltre al semplice rialzo dei prezzi, c’è un segnale di mercato che molti operatori stanno monitorando con attenzione: la struttura dei futures sul petrolio. In questo momento la curva del greggio si trova in una fase di forte backwardation, con i contratti a breve scadenza scambiati a prezzi più elevati rispetto a quelli a tre o sei mesi. In pratica, il mercato è disposto a pagare di più pur di assicurarsi petrolio subito.

Future crude oil in backwardation Future crude oil in backwardation Fonte Campbellramble

Questa situazione è tipica nelle fasi in cui cresce il timore di carenze immediate di offerta. Quando emergono rischi geopolitici o possibili interruzioni nelle rotte energetiche, raffinerie e trader tendono infatti ad acquistare barili nel breve periodo per garantirsi le forniture, spingendo verso l’alto i prezzi dei contratti più vicini.

Allo stesso tempo, il fatto che i futures con scadenze più lontane restino più bassi suggerisce che il mercato si aspetta una possibile normalizzazione della situazione nei prossimi mesi. Tuttavia, nelle fasi di forte tensione energetica, anche movimenti improvvisi e temporanei possono generare effetti a catena sui titoli più esposti al petrolio.

Proprio per questo il settore energia è tornato al centro dell’attenzione degli investitori.

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