Il rialzo del petrolio si sta attenuando in queste ore, ma rimane comunque in crescita di quasi il 6% nella giornata in cui Israele ha sferrato un attacco di una forza inaudita contro l’Iran. Vedi grafico orario del future sul WTI tratto da Bloomberg, dalle h20 di ieri 12 giugno ad oggi 13 giugno alle ore 16.
GRAFICO ORARIO DEL PETROLIO WTI DEL 12 E 13 GIUGNO 2025
FONTE: BLOOMBERG
Dopo delle contrattazioni serali del 12 giugno a circa 68 dollari al barile, alle 04:30 del mattino del 13 giugno il petrolio schizza sino a un massimo relativo di 77 dollari, per poi ripiegare nel pomeriggio ore 16:00 a quota 72,5.
Questo aumento rappresenta una notizia sgradita sia per Trump che per Powell, poiché rischia di riaccendere l’inflazione proprio quando il mercato stava iniziando ad abituarsi ad uno scenario macroeconomico più morbido dal punto di vista inflazionistico.
Poiché l’ultimo rialzo dei prezzi è alimentato dai timori di uno shock dal lato dell’offerta, il consueto trading di mercato di risk-off dove scendono le azioni e i prezzi delle obbligazioni salgono sulle tensioni geopolitiche potrebbe non funzionare questa volta.
In questo caso, è istruttivo il confronto con i primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina del febbraio2022: ricordiamo che i rendimenti dei Treasury salirono allora, anziché scendere, dato che dominò l’attesa di un impulso inflazionistico riveniente da un rialzo dei prezzi dell’ energia.
L’aumento del petrolio si trasmette ai costi di trasporto delle merci, agli spread sui margini di raffinazione delle raffinerie, ai costi di produzione delle plastiche, ai prodotti chimici e quindi, in ultima analisi, ai prezzi al consumo. Questa trasmissione inflazionistica è già nella mente di Trump, considerando i suoi commenti di giovedì in cui si è detto scontento per l’aumento dei prezzi del petrolio. E questa affermazione sul suo social Truth avveniva prima del rialzo notturno di oltre il 10% nei futures del greggio.
È anche un grattacapo per le banche centrali, in particolare per la Fed, che già affronta pressioni dalla Casa Bianca per tagliare i tassi di interesse, e per farlo rapidamente. L’ultima cosa di cui i policy maker hanno bisogno è un rimbalzo dell’inflazione “headline”, specialmente quello legato a interruzioni dell’offerta globale di petrolio che non possono controllare.
Tutto questo, anche se i tassi del decennale americano non si sono mossi di molto oggi, potrebbe limitare la domanda di bene rifugio rivolta ai Treasury.
Tuttavia, dal trauma delle tariffe di aprile e dal selloff del mercato del periodo 4-8 aprile, sia l’indice S&P 500 che il NASDAQ Composite hanno registrato rialzi di oltre il 20%, mettendoli, per definizione, in un nuovo mercato toro. Ora sembra che, indipendentemente da quello che accadrà effettivamente con le tariffe, il mercato le consideri notizie vecchie e gestibili. Gli investitori “ottimisti” si stanno invece concentrando sui fattori positivi che essi si auspicano possano continuare anche per il resto del 2025 (ma ne dubito):
- relativa resilienza negli utili aziendali,
- un “atterraggio morbido” di crescita economica stabile e inflazione contenuta,
- le prospettive di stimoli governativi, tagli dei tassi della Federal Reserve americana, un boom della spesa in conto capitale delle aziende e accelerazione della crescita degli utili nel 2026.
Mentre questo ottimismo è comprensibile, sono andato a leggere il Global Investment Committee di Morgan Stanley. La banca d’affari ritiene ancora che sia un po’ prematuro e possa poggiare su fondamenta traballanti.
Il «nuovo» caso rialzista
Le azioni sono tecnicamente in un nuovo mercato toro, ma la narrativa ottimista sottostante, basata sui tre fattori di cui sopra, potrebbe essere fuori luogo. Il Chief Investment Officer di Wealth Management di MS ci spiega perché il nuovo rally potrebbe essere su terreno instabile.
Prima di tutto, c’è incertezza non solo sulla politica tariffaria, ma anche dai dibattiti legislativi controversi che probabilmente si svolgeranno per tutta quest’estate al Congresso USA, intorno al disegno di legge fiscale, all’innalzamento del tetto del debito e alla regolamentazione bancaria.
E poi c’è l’apparente cecità del mercato verso una geopolitica sempre più instabile. Nelle ultime settimane, la leadership del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stata messa in pericolo dalle fratture nella sua coalizione di governo, mettendo in discussione la pace a Gaza; l’Ucraina ha eseguito un audace attacco con droni contro aerei militari nel profondo del territorio russo e la Russia ha reagito; e i progressi sull’accordo nucleare iraniano si sono fermati. Anzi sisono completamente bloccati dopo l’ attacco israeliano di questa notte.
Oltre a questi sviluppi, ci sono ragioni per mettere in dubbio le assunzioni rialziste del mercato sulla crescita degli utili, sui margini di profitto, sulla spesa in capitale e sui guadagni di produttività. Su questi temi, il Global Investment Committee di MS vede molta “speranza” degli investitori, ma senza prove concrete che possano supportare queste speranze.
I leader aziendali - dal canto loro - non stanno facendo eco alla fiducia degli investitori sul futuro.
Il sondaggio CEO del Conference Board del secondo trimestre 2025 ha mostrato il maggiore calo trimestrale del sentiment dei manager aziendali nella storia del sondaggio, scendendo di 26 punti a un punteggio di 34 su una scala da 0 a 100. Questo va contro l’idea che le aziende stiano guardando positivamente oltre il 2025 cioè verso una riaccelerazione degli utili nel 2026.
I margini aziendali sembrano affrontare pressioni dalle deboli letture di produttività del primo trimestre e dai maggiori costi unitari del lavoro. Le ultime indagini dell’Institute for Supply Management (ISM) sull’attività manifatturiera e del settore servizi mostrano sorprendenti balzi nei costi degli input di produzione, con aumenti nei «prezzi pagati» (i costi che le aziende sostengono per materie prime e servizi) che superano quelli dei «prezzi ricevuti» (i loro prezzi di vendita finali per i loro clienti).
Infine, le dinamiche attuali sulla spesa in capitale non sono incoraggianti, con gli ordini di beni durevoli in negativo e con gli indici ISM dei «nuovi ordini» sia per il manifatturiero che per i servizi in contrazione. Altrettanto preoccupante è che gli utili legati ai servizi e al consumatore americano non sembrano pronti a rafforzarsi, dati i segnali di stress del consumatore, inclusi l’aumento delle insolvenze creditizie, tassi di risparmio in aumento e debole domanda di nuovo credito.
Strategie di portafoglio da considerare
In questo contesto, gli investitori dovrebbero prestare attenzione ai multipli di valutazione, che si stanno nuovamente espandendo, e considerare quindi una correzione che potrebbe arrivare nel corso dell’ estate, come già scritto in un mio precedente articolo su queste pagine.
Dovete quindi iniziare a considerare di riequilibrare i portafogli in un ambiente di maggiore volatilità, tassi reali più alti e un dollaro americano più debole. Alleggerire il peso azionario e i fondi azionari e aumentare i bond governativi a breve termine potrebbe essere la soluzione ideale per affrontare la volatilità di questa estate. Inoltre potreste anche aggiungere posizioni in azioni europee ed internazionali esterne all’ area dollaro USA, oltre a materie prime, e a infrastrutture energetiche. Infine, nell’ ambito obbligazionario, si pensi a mantenere un’esposizione superiore al normale alle obbligazioni investment-grade (da AAA a BBB di rating) sempre con breve duration.
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