Petrol avrebbe venduto 30 milioni di litri di carburante all’Italia

Alessandro Nuzzo

26 Marzo 2026 - 19:44

Secondo fonti non ufficiali, la più grande compagnia petrolifera slovena avrebbe venduto negli ultimi 14 giorni 30 milioni di litri di carburante all’Italia. Ma Petrol smentisce.

Petrol avrebbe venduto 30 milioni di litri di carburante all’Italia

Non accenna a sbloccarsi la situazione in Medio Oriente dopo l’attacco di USA e Israele all’Iran. L’attenzione è soprattutto concentrata sullo stretto di Hormuz, ancora chiuso al transito delle navi che dai Paesi del Golfo trasportano petrolio e gas verso l’Occidente. Di conseguenza, la situazione sui mercati di riferimento continua a essere estremamente instabile. Il petrolio continua ad aumentare e anche oggi ha chiuso oltre i 100 dollari al barile, con una tendenza ancora al rialzo.

Il mancato passaggio delle petroliere attraverso lo stretto inizia a creare problemi di approvvigionamento in Europa. A causa dell’incertezza sul futuro, c’è già una prima nazione che ha preso una decisione drastica: imporre il razionamento del petrolio. Si tratta della Slovenia, dove il governo, per proteggere le riserve, ha deciso di limitare i consumi. Ogni cittadino potrà acquistare fino a 50 litri di carburante al giorno, mentre per le imprese e le aziende agricole il limite sale a 200 litri. Il sistema si basa su un principio semplice: distribuire in modo equilibrato le risorse disponibili, evitando accumuli eccessivi.

Per garantire il rispetto delle nuove regole, il governo ha previsto controlli rigorosi sui distributori di carburante. Gli ispettori inizieranno a effettuare verifiche sia presso le stazioni di servizio sia presso le aziende petrolifere, per accertare il rispetto delle normative. «Il Governo della Repubblica di Slovenia invita i servizi di ispezione competenti ad avviare immediatamente le procedure di vigilanza, conformemente alle proprie competenze, al fine di verificare eventuali violazioni delle normative applicabili nei settori del commercio di prodotti petroliferi e della gestione delle infrastrutture critiche», si legge nella risoluzione ufficiale.

Petrol accusata di aver venduto petrolio all’Italia

Nel frattempo, un’indiscrezione basata su fonti non ufficiali ma ritenute attendibili ha acceso il dibattito nel Paese. Secondo queste informazioni, la principale compagnia petrolifera slovena, Petrol, avrebbe venduto negli ultimi 14 giorni circa 30 milioni di litri di carburante all’Italia, pari a circa mille autocisterne, realizzando anche un profitto grazie ai prezzi più elevati praticati oltreconfine.

La notizia ha suscitato forte clamore, soprattutto in un momento in cui si parla di razionamento interno. In molti si chiedono perché ai cittadini venga imposto di limitare i consumi mentre una parte significativa del carburante verrebbe destinata all’estero. Le stesse fonti sostengono che il carburante non sarebbe stato trasportato direttamente dalla compagnia, ma ritirato dai clienti con mezzi propri.

Il governo sloveno ha annunciato che gli ispettori verificheranno anche le attività della compagnia Petrol. Finora sono già state controllate 41 stazioni di servizio, di cui 38 appartenenti proprio a Petrol, e dai primi riscontri emerge che negli ultimi 14 giorni le consegne sarebbero diminuite, a fronte però di una domanda in crescita.

Interpellata sulla vicenda, Petrol ha respinto le accuse, sostenendo che non esiste alcuna carenza di carburante nel Paese. Secondo l’azienda, gli acquirenti esteri hanno semplicemente ritirato il carburante già acquistato dai depositi sloveni, come previsto dai contratti, senza incidere sull’approvvigionamento interno.

«Abbiamo notato dichiarazioni non veritiere secondo cui Petrol rifornirebbe i mercati esteri mentre in Slovenia ci sarebbe carenza di carburante. Questo non è corretto. Non si è verificata alcuna carenza nei nostri magazzini», ha precisato la società, aggiungendo di aver persino aumentato le forniture interne per garantire la stabilità del mercato nazionale.

La situazione resta comunque delicata e in continua evoluzione, con il rischio che ulteriori tensioni nello stretto di Hormuz possano aggravare ancora di più la crisi energetica in Europa.

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