Permessi legge 104 a ore: come funzionano, quanti ne spettano e come calcolarli

Claudio Garau

10/10/2022

I permessi legge 104 rappresentano una ulteriore importante agevolazione per i lavoratori disabili e per i familiari lavoratori di persone con disabilità. Il meccanismo del frazionamento ad ore.

Permessi legge 104 a ore: come funzionano, quanti ne spettano e come calcolarli

I permessi 104 costituiscono una delle varie agevolazioni di cui alla nota legge del 5 febbraio 1992 in materia di assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone handicappate. Tieni conto che i maggiori destinatari della legge 104 sono i cittadini disabili, ma non solo: infatti nel testo sono incluse anche disposizioni di tutela a favore dei familiari conviventi, non di rado i caregiver di queste persone.

D’altronde il legislatore aveva ben chiara la finalità del provvedimento: l’autonomia e l’integrazione sociale possono essere conseguite soltanto assicurando alla persona disabile ed alla sua famiglia opportuno sostegno. E il supporto può aversi attraverso servizi di aiuto personale o familiare, ma anche con forme di aiuto psicologico e tecnico e con agevolazioni in materia di orario di lavoro.

Ecco allora che entrano in gioco i permessi legge 104, che possono essere fruiti non soltanto in modalità giornaliera, ma anche oraria. A beneficiarne sono familiari quali il genitore, il coniuge, il convivente more uxorio, il partner in unione civile, i parenti e affini entro il secondo grado (ed entro il terzo solo in ipotesi specifiche).

Ebbene sì: allo scopo di assistere un familiare in condizione di handicap la legge 104 prevede anche questa ulteriore agevolazione per il lavoratore dipendente. Vediamo allora da vicino le caratteristiche chiave dei permessi 104 a ore, per capire come funzionano e come calcolarli.

Permessi legge 104 giornalieri e ad ore: il contesto di riferimento

Sgomberiamo il campo da possibili dubbi sui permessi legge 104: si tratta di assenze dal lavoro retribuite, previste:

  • a favore del lavoratore subordinato per assistere un familiare portatore di handicap grave;
  • a favore del lavoratore subordinato portatore di handicap grave, per le proprie necessità di cura;
  • nel numero di 3 giornate al mese, salvo quanto diremo con riferimento ai permessi legge 104 ad ore.

Chiaro che un istituto come questo mira a garantire il diritto alla salute, alla cura ed all’assistenza al disabile, per tutto ciò che attiene alla sfera sanitaria di quest’ultimo.

Come abbiamo detto in apertura, i permessi legge 104 possono essere fruiti non come assenze dal luogo di lavoro per intere giornate, ma anche per ore - con la conseguenza di avere un ridotto orario di lavoro giornaliero. Pertanto sappi che il datore di lavoro dovrà tener conto del tuo orientamento in proposito: come lavoratore che assiste un disabile o come lavoratore disabile, puoi liberamente scegliere tra modalità giornaliera ed oraria e variare la tua scelta da un mese all’altro.

Attenzione però a questa distinzione in materia di permessi legge 104 ad ore:

  • possono spettare una o due ore al giorno di permesso a seconda dell’orario di lavoro, e si tratta della modalità oraria di fruizione dei permessi;
  • nel caso del frazionamento orario dei permessi giornalieri, invece, occorre trasformare in ore le giornate di permesso previste, e se del caso riproporzionarle, in ipotesi di orario di lavoro ridotto (ad es. part time).

Ricordiamo inoltre che l’handicap, che è condizione essenziale per sfruttare l’agevolazione dei permessi legge 104, deve essere certificato come in stato di gravità. A verificarlo sarà una commissione medica Asl ad hoc.

Come funzionano i permessi 104 ad ore e come calcolarli: il caso del familiare assistito

Abbiamo detto che i permessi legge 104, giornalieri o ad ore, sono un diritto del lavoratore disabile o che assiste un familiare disabile, ma come calcolare concretamente i permessi ad ore per non sbagliare? Vediamo di seguito il caso del lavoratore che assiste un familiare.

Ebbene questi deve frazionare ad ore i permessi giornalieri, moltiplicando i 3 giorni per l’orario giornaliero, nella generalità delle ipotesi concrete. Tutto sarà più chiaro con questo esempio: se un lavoratore che beneficia della legge 104 ha un orario di lavoro settimanale di 40 ore, articolato su 5 giorni, avrà una giornata lavorativa di 8 ore. Allo scopo di capire quante ore di permessi legge 104 valgono al mese, dovrà allora moltiplicare l’orario giornaliero di 8 ore per i 3 giorni di permesso legge 104 mensile. Pertanto egli potrà avvalersi di un totale di 24 ore di assenza retribuita.

Il caso dei turni di lavoro e dell’orario di lavoro ridotto: come funzionano i permessi legge 104 ad ore?

Nell’ipotesi dei turni con orari variabili ogni settimana, il meccanismo non cambia: per individuare le ore di permesso mensile occorrerà considerare l’orario medio settimanale (ad es. 35 ore) e poi dividerlo per il numero medio di giorni lavorati nella settimana, moltiplicandolo poi per 3.

Ma deve essere chiaro anche che i permessi legge 104 a ore si riducono in caso di prestazione lavorativa ridotta: pensiamo ad es. a chi fa il part time verticale (lavorando a tempo pieno in alcune giornate e non lavorando in altre) o a chi è in cassa integrazione guadagni. Per capire come vanno rimodulati i permessi ad ore in questi casi si tiene conto dell’orario ridotto, lo si divide per il numero di ore settimanali di un tempo pieno (di solito 40 ore) e si moltiplica il risultato per i tre giorni di permesso mensile.

Ad esempio, se un lavoratore subordinato ha un orario di lavoro settimanale di 24 ore, questo va rapportato ad un full time solitamente di 40 ore. Si divide 24 per 40 ottenendo 0,6 e si moltiplica questo risultato per i 3 giorni mensili: il risultato sarà 1,8. Perciò il lavoratore potrà beneficiare mensilmente di due ore di permesso, arrotondando per eccesso.

Niente taglio delle ore di permesso legge 104 nel caso in cui il beneficiario abbia, nel corso del mese di riferimento, beneficiato di differenti tipologie di permessi o congedi. Il motivo è semplice: la finalità di assicurare un’assistenza adeguata al disabile non può essere comunque ’ostacolata’ dallo sfruttamento di assenze per altre finalità comunque meritevoli di tutela da parte del legislatore. Si tratta di due piani distinti.

I casi dei permessi ad ore del lavoratore disabile e per assistere il figlio minore con handicap grave

Non dimentichiamo poi le seguenti regole ad hoc, previste a favore dei lavoratori con handicap grave, i quali possono contare ogni mese sul diritto a tre giorni di permesso retribuito sull’orario di lavoro, eventualmente frazionabili ad ore. Non solo: per essi anche la possibilità di avvalersi di permessi giornalieri retribuiti di due ore, in ipotesi di orario uguale o maggiore delle sei ore al giorno. In ipotesi invece di orario inferiore, il diritto scende ad un’ora al giorno.

Per quanto riguarda invece il lavoratore che assiste il figlio minore disabile grave le regole stanno nei termini seguenti, e dipendono dall’età della persona da assistere:

Fino al compimento dei tre anni di età ambo i genitori, anche adottivi o affidatari, possono avvalersi in modo alternativo:

  • del prolungamento del congedo parentale;
  • di due ore di permesso giornaliero pagato in ipotesi di orario pari o maggiore di sei ore, altrimenti il diritto scende ad un’ora al giorno;
  • di tre giorni al mese di permessi retribuiti, anche frazionabili a ore;

Dopo il compimento del terzo anno di età del bambino e fino ai dodici anni valgono alternativamente:

  • tre giorni di permesso mensile retribuiti sull’orario di lavoro, anche frazionabili a ore;
  • il prolungamento del congedo parentale.

Infine i genitori (anche adottivi o affidatari) di figli disabili in situazione di gravità oltre i 12 anni di età possono avvalersi di tre giorni di permesso mensile, anche frazionabili in ore.

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