Stellantis cede il 3,4% a metà mattina, a 4,08 euro, dopo la chiusura di ieri a 4,22 euro. In seduta il titolo ha toccato un massimo di 4,17 e un minimo di 4,05. È la seconda seduta di calo consecutiva: mercoledì, invece, il titolo era salito.
Il movimento non riguarda solo Stellantis. Il FTSE MIB è sotto di circa lo 0,8% nell’intera seduta, e a pesare di più sono altri titoli: Amplifon crolla oltre il 12% dopo l’annuncio di un aumento di capitale, nonostante risultati in crescita, mentre scendono anche Technoprobe e STMicroelectronics. Pesano anche le banche: l’assemblea di MPS ha bocciato il piano con cui l’amministratore delegato Luigi Lovaglio puntava a difendere l’indipendenza del gruppo dall’offerta di Intesa Sanpaolo.
Ieri il titolo aveva già ceduto l’1,4% (come raccontato da Money.it); oggi il calo è più ampio. Non risultano notizie societarie che lo spieghino: nessun richiamo, nessun nuovo contenzioso, nessun downgrade datato in giornata. L’ipotesi più plausibile, non confermata, è un consolidamento dopo il rimbalzo dei giorni scorsi. Lo stesso schema si vede nella stessa seduta su Prysmian, reduce anch’esso da una trimestrale ben accolta.
Ieri due case d’affari hanno tagliato il target price su Stellantis: Jefferies lo ha portato da 9,50 a 8 euro, confermando comunque il giudizio Buy; Oddo BHF lo ha abbassato da 5,50 a 4,50 euro, confermando Neutral. Entrambe mantengono quindi una valutazione tutt’altro che negativa sul titolo, e da sole non bastano a spiegare il calo odierno.
Il rialzo di cui Stellantis sta ora restituendo parte risale a mercoledì 28 ottobre, giorno dei conti del terzo trimestre: quel giorno il titolo era balzato del 15,69%. Nel comunicato ufficiale di Stellantis sui risultati del terzo trimestre 2026 il gruppo ha indicato ricavi netti per 37,6 miliardi di euro, in crescita dell’1% su base annua, e una perdita netta ridotta del 90% rispetto allo stesso periodo del 2025, a 0,5 miliardi di euro.
Il margine industriale corrente - l’indicatore con cui Stellantis misura la redditività della sola attività automobilistica, al netto delle partite straordinarie - è salito allo 0,7%, 50 punti base in più.
L’amministratore delegato Antonio Filosa ha confermato la guidance per l’intero 2026. L’obiettivo è realizzare, entro fine anno, almeno il 40% delle efficienze da 6 miliardi di euro previste per il 2026: risparmi di costo su cui pesano anche i circa 600 milioni spesi nei primi nove mesi per i dazi USA.
Chi segue il titolo da più tempo ricorda bene quanto possa essere brusco, in entrambe le direzioni: il calo dai massimi del 2024 era arrivato a sfiorare l’84%.
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Negli ultimi cinque giorni di contrattazione Stellantis guadagna comunque l’11,2%, contro il 3,3% del FTSE MIB nello stesso periodo. Questo scarto accumulato in poco tempo può favorire prese di profitto quando il mercato nel complesso è debole, anche se resta un’ipotesi e non un dato confermato.
Il quadro tecnico
Il titolo è sceso sotto il supporto - un livello di prezzo dove gli acquisti tendono storicamente a concentrarsi - fissato oggi a 4,12 euro; il riferimento successivo è a 4,03. Sopra, le resistenze più vicine restano a 4,29 e 4,36 euro.
Tra gli indicatori, l’RSI - una misura da 0 a 100 di quanto un titolo sia comprato o venduto in eccesso - è a 57, lettura neutra. Lo stocastico, costruito in modo simile ma sul range di prezzo, segnala invece ipercomprato di breve termine: l’altra faccia del rimbalzo delle ultime sedute. Il titolo resta sopra la propria media mobile a 20 giorni, intorno a 3,92 euro, ma sotto quella a 200 sedute, ferma a 5,65 euro: il recupero recente non ha ancora cambiato la direzione di fondo.
Il quadro di medio periodo
Allargando l’orizzonte, il quadro cambia. Nell’ultimo anno il titolo ha perso il 52,3%, con un calo massimo dai picchi del periodo arrivato al 65,9%. Il titolo oscilla oggi tra il minimo delle ultime 52 settimane, a 3,50 euro, e il massimo dello stesso periodo, a 10,49 euro - un’ampiezza che riflette una volatilità ancora alta, con oscillazioni medie giornaliere intorno al 4%. Anche guardando la tendenza delle ultime 60 sedute, la direzione di fondo resta negativa: il rimbalzo di fine ottobre non l’ha ancora invertita.
Vale la pena tornare anche al giorno dei conti, quando il titolo correva in direzione opposta e gli analisti si interrogavano sulle prospettive:
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La domanda è se il rialzo seguito ai conti segni l’inizio di un’inversione, o sia solo un rimbalzo dentro un trend che resta ancora in discesa.
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