Prysmian va controcorrente in una Piazza Affari che accoglie con forti acquisti l’esito delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Alle 14:14 le azioni del gruppo dei cavi passano di mano a 106,25 euro, il 5,26% sotto la chiusura di ieri, dopo essere scese fino a 106,05. Nello stesso momento il FTSE MIB guadagna il 2,17% a 51.025 punti, trainato dalle banche. Non ci sono notizie societarie a spiegare la distanza: la pressione arriva da Washington, dove la vittoria dei Democratici fa temere regole più severe e una frenata dei data center per l’intelligenza artificiale, uno dei mercati che Prysmian indica tra i motori della propria crescita.
Midterm USA, perché il mercato vende i titoli legati all’AI
Il risultato del voto è netto. Secondo l’Associated Press i Democratici hanno raggiunto i 51 seggi necessari per controllare il Senato, e alla Camera ne contano almeno 245 secondo la stima di MS NOW. Che per il comparto sarebbe stata una giornata complicata lo aveva scritto Milano Finanza già prima dell’apertura, annunciando «una seduta difficile per i titoli legati all’AI come Stm, Technoprobe e Prysmian»: gli investitori, spiegava, temono «un aumento della regolamentazione» sui data center. Nella notte, mentre lo spoglio era in corso, i future sul Nasdaq 100 erano arrivati a perdere il 2,4%, per poi recuperare in mattinata.
Eppure a Milano la seduta non era cominciata male. Prysmian si è spinta fino a 113,15 euro, sopra i 112,15 della vigilia, prima di invertire la rotta. Stesso copione per STMicroelectronics, che ora cede l’1,78% a 42,35 euro, e per Technoprobe, in calo del 7,23% a 22,58 euro. Su quest’ultima pesa però anche un fattore tutto suo: dopo un avvio sostenuto dall’inizio della copertura di Barclays, Reuters ha dato notizia delle dimissioni del Chief Technology Officer.
Il resto del listino racconta un’altra storia. Le banche corrono, con l’indice di settore in rialzo del 4,5% a metà mattina secondo Reuters, mentre la difesa arretra sulle attese di una fine delle ostilità in Iran e Leonardo perde il 2,52%.
Il nodo Texas e i contrappesi
Nelle ultime settimane Prysmian era scesa soprattutto per i dubbi sul ritorno degli investimenti delle Big Tech nell’AI. Questa volta il rischio è di natura diversa, politica e regolatoria. In Texas la democratica Gina Hinojosa ha battuto il governatore uscente Greg Abbott e, come ricorda Forbes Italia, in campagna elettorale aveva proposto «una moratoria immediata sulla costruzione dei data center nello Stato».
Nessuna delle fonti consultate collega esplicitamente questo risultato al calo del titolo. Il dato aiuta però a misurare l’esposizione del gruppo: a McKinney, proprio in Texas, Prysmian ha avviato nello stabilimento di Encore Wire un programma di espansione da oltre 700 milioni di euro, con quattro linee produttive per la media tensione e più capacità per i cavi metal-clad usati nei data center, come si legge nel comunicato sui risultati dei nove mesi.
Il quadro va comunque pesato. Goldman Sachs, citata nella panoramica di Money.it sulle strategie degli analisti dopo il voto, ritiene che un Congresso democratico possa limitare gli incentivi fiscali ai data center, ma giudica improbabile una moratoria nazionale. Qualsiasi nuova legge dovrebbe poi passare dalla firma di Donald Trump, che conserva il potere di veto. Sul fronte della domanda, Morgan Stanley continua a stimare che Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta spenderanno oltre mille miliardi di dollari in investimenti nel 2027.
E ci sono i conti. Il 29 ottobre il gruppo ha alzato la guidance 2026 per la terza volta nell’anno, con un EBITDA rettificato atteso tra 3.075 e 3.125 milioni di euro, dopo un terzo trimestre chiuso con ricavi per 6.417 milioni (+13,1% organico) e un margine salito al 16,8%. Quel giorno il mercato aveva applaudito e il titolo era salito del 6,64% a 114,90 euro. Ai prezzi di oggi quel rialzo è stato restituito per intero.
Analisi tecnica: i livelli da monitorare
Sul grafico la seduta ha già lasciato il segno. A 106,25 euro il titolo è sotto il primo supporto calcolato sui dati di ieri, a 107,80, che diventa ora la soglia da riconquistare. In seduta il prezzo ha già violato anche il minimo del 3 novembre a 106,20, scendendo fino a 106,05 e quindi fuori dalla forchetta della seduta precedente, per poi riportarsi appena sopra: se la discesa riprendesse, il riferimento successivo sarebbe il secondo supporto, a 103,45. Per ritrovare la prima resistenza bisogna invece risalire in area 114,90, la chiusura del 29 ottobre.
Il medio periodo non aiuta. Le medie mobili a 50 e a 200 sedute, a 118,81 e 122,04 euro, restano lontane e il 22 ottobre hanno formato un death cross; oggi il prezzo ha perso anche la media a 20 sedute, a 111,43.
C’è infine la sensibilità del titolo ai cambi di umore del mercato, che il beta di 1,58 rispetto al FTSE MIB quantifica. Di solito questo significa amplificare i movimenti dell’indice. Oggi Prysmian ha preso la direzione opposta, e a metà giornata la distanza dal listino principale supera i sette punti percentuali.
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