Perché le terre rare sono una minaccia invisibile al rally della difesa

Claudia Cervi

12 Giugno 2025 - 18:34

Un rischio che può costare un taglio del 20%. Ecco perché il boom della difesa potrebbe frenare e i titoli più a rischio.

Perché le terre rare sono una minaccia invisibile al rally della difesa

Il rally della difesa potrebbe inciampare su un ostacolo insidioso. Nel 2025, i titoli europei legati alla sicurezza e all’aerospazio hanno messo a segno una performance del 44%, con l’indice Stoxx Europe Aerospace and Defense che ha raggiunto nuovi record assoluti a 5.500 punti.

Tuttavia, dietro a questo boom si nasconde una vulnerabilità che inizia a preoccupare analisti e investitori: la dipendenza da forniture critiche di terre rare. Se la catena di approvvigionamento dovesse incepparsi (e i segnali in tal senso ci sono già) il comparto potrebbe frenare bruscamente, con un possibile taglio fino al 20% delle proiezioni di crescita per i prossimi mesi.

Titoli della difesa (performance da inizio anno) Titoli della difesa (performance da inizio anno) Fonte Money.it

Il mercato sta sottovalutando il rischio delle terre rare

Dietro al rally della difesa c’è un tallone d’Achille che il mercato sta sottovalutando. Le cosiddette terre rare, come il neodimio, il disprosio e l’ittrio, sono elementi fondamentali per produrre componenti ad alte prestazioni usati in tecnologie militari avanzate.

Questi materiali sono essenziali per costruire motori elettrici ad alta efficienza, magneti permanenti, sistemi radar, missili guidati, jet da combattimento e droni. Senza terre rare, l’industria della difesa non può sostenere né l’attuale livello produttivo né i piani di espansione che stanno facendo volare i titoli in Borsa.

Il problema è che l’Europa non ne produce quasi per nulla. Nel 2023, ad esempio, ha importato dalla Cina circa il 90% dell’ittrio usato. Questo significa che il “rally della difesa” poggia su un approvvigionamento fragile, concentrato in pochissimi Paesi, spesso politicamente instabili o in tensione con l’Occidente.

Lo stesso CEO di Thales, Patrice Caine, ha dichiarato che le terre rare si trovano “in fondo alla catena”, ma se l’accesso venisse limitato o bloccato, le conseguenze arriverebbero fino ai piani industriali, rallentando consegne e sviluppi tecnologici. E alcuni analisti iniziano a stimare un possibile taglio del 15-20% delle proiezioni di crescita del comparto da qui alla fine dell’anno in caso di tensioni commerciali o difficoltà logistiche.

Per ora il mercato sembra ignorare questa vulnerabilità. Ma il recente rallentamento degli acquisti, dopo un inizio anno brillante, potrebbe essere il primo segnale che qualcosa si sta incrinando.

Quali conseguenze per gli investitori?

Il rischio per gli investitori non è un crollo improvviso del settore difesa, ma un rallentamento. Un cambio di passo che potrebbe farsi sentire nei conti entro fine anno.

Non è il caso di fuggire dal settore, ma serve più attenzione. E dopo mesi di rally, alcune azioni potrebbero entrare in una fase di assestamento. Chi è già in posizione potrebbe dover affrontare prese di profitto, chi sta valutando di entrare farebbe bene a farlo con il giusto timing.

In generale, valgono alcune indicazioni operative da tenere a mente:

Occhio alla filiera produttiva: meglio puntare su aziende che hanno una supply chain diversificata, rapporti stabili con fornitori non cinesi o, ancora meglio, integrazione verticale su materiali critici.

Evitare di puntare tutto su un titolo: chi ha già investito pesantemente nei big del settore farebbe bene a riequilibrare l’esposizione. Troppa concentrazione su titoli legati a tecnologie che richiedono grandi quantità di terre rare può aumentare i rischi.

Seguire la politica industriale dell’UE: le iniziative su miniere interne, accordi con Paesi terzi e stock strategici saranno decisive. Un annuncio può sbloccare valore o, al contrario, gelare le aspettative.

Valutare ETF con diversificazione più ampia: chi preferisce strumenti più ampi può guardare a ETF tematici sulla difesa con esposizione bilanciata su più aree geografiche e sotto-settori, meglio se con filtri ESG e focus tecnologico.

Difesa, i titoli che rischiano una presa di profitto

Dopo una prima metà dell’anno da record per il comparto della difesa, alcuni titoli sembrano aver corso troppo in fretta. Gli analisti iniziano a vedere segnali di possibile raffreddamento, soprattutto per quei nomi che hanno già messo a segno guadagni a tre cifre. Il tema della spesa militare resta forte, ma senza nuovi catalizzatori all’orizzonte, non è esclusa una fase di consolidamento o di prese di profitto.

Ecco i titoli più esposti secondo gli esperti:

Grafico azioni Renk Grafico azioni Renk Fonte Tradingview

Renk (+288% da inizio anno)
Il produttore tedesco di componenti per carri armati è stato uno dei principali beneficiari del boom della difesa. Il titolo ha moltiplicato il proprio valore nel giro di pochi mesi, ma proprio per questo ora si trova su livelli tecnici che potrebbero spingere alcuni investitori a incassare i guadagni.

Rheinmetall (+172%)
Altro colosso tedesco, leader nella produzione di armamenti e veicoli militari. Il mercato ha premiato in anticipo i piani del governo tedesco per aumentare la spesa militare, ma oggi i multipli sono saliti molto e il titolo sembra aver già inglobato buona parte delle aspettative. Senza ulteriori sorprese positive, potrebbe perdere slancio nel breve termine.

Grafico azioni Hensoldt Grafico azioni Hensoldt Fonte Tradingview

Hensoldt (+163%)
Specializzata in radar e tecnologie di sorveglianza, Hensoldt ha cavalcato lo stesso trend di Rheinmetall e Renk. Anche in questo caso, la crescita è stata fulminea e questo può innescare prese di profitto.

Thales (+80%)
Il colosso francese dei sensori ha registrato un rialzo più contenuto rispetto ai titoli tedeschi, ma comunque significativo. Il CEO ha minimizzato l’impatto dei problemi di approvvigionamento, ma ha anche ammesso che alcune criticità nella catena di fornitura potrebbero farsi sentire più avanti. La crescita c’è, ma dopo un +80% potrebbe essere il momento per il titolo di tirare il fiato.

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