L’espansione della Cina nel settore energetico egiziano sta accelerando con l’annuncio della North Petroleum International Company (NPIC) di investire un capitale di 100 milioni di dollari per acquisire concessioni e stabilire partnership nel deserto occidentale e nelle aree offshore egiziane.
Tuttavia, questa cifra rappresenta solo l’inizio di una massiccia strategia d’investimento cinese in Egitto, con miliardi di dollari destinati a rafforzare la presenza del Dragone nel paese nordafricano.
La mossa rientra nella Belt and Road Initiative (BRI), con l’obiettivo di consolidare il controllo cinese sulle infrastrutture energetiche globali.
L’interesse cinese per l’Egitto si inserisce in un contesto geopolitico in cui l’Occidente sta cercando di assicurarsi forniture di gas alternative a quelle russe, compromesse dall’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022. Da allora, colossi occidentali come Chevron hanno intensificato le attività nel paese, culminando nella scoperta di 99 miliardi di metri cubi di gas con il pozzo Nargis-1 nel delta del Nilo. A seguire, anche Eni ha annunciato scoperte promettenti nel Mar Rosso, mentre BP ha dichiarato investimenti per 3,5 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, con la possibilità di raddoppiarli in caso di nuove scoperte. Shell, dal canto suo, ha avviato la decima fase di sviluppo del progetto West Delta Deep Marine, che comprende 17 giacimenti.
L’Egitto rappresenta una pedina fondamentale nella strategia energetica globale grazie alla sua posizione strategica tra Nord Africa, Medio Oriente e Mediterraneo orientale. È l’unico paese della regione con una capacità operativa di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL), rendendolo un hub chiave per il mercato energetico. Inoltre, controlla il Canale di Suez, snodo cruciale per il transito del 10% del petrolio e del GNL mondiale, e il sistema di oleodotti Sumed, che collega il Golfo di Suez al Mediterraneo.
Il ruolo della Russia in questo scenario è centrale. Storicamente uno dei principali fornitori di gas per l’Europa, Mosca ha visto la propria influenza energetica minacciata dalle sanzioni occidentali e dalla riduzione delle forniture verso il continente europeo. Con il progressivo spostamento dell’Europa verso alternative energetiche, l’Egitto è diventato una delle soluzioni più strategiche per compensare il calo delle importazioni russe. Tuttavia, Mosca non è rimasta passiva: ha cercato di rafforzare la cooperazione con l’Egitto attraverso Rosneft, che possiede una quota del 30% nel giacimento Zohr, il più grande giacimento di gas del Mediterraneo. Inoltre, la Russia sta lavorando con l’Egitto sulla costruzione della centrale nucleare di El Dabaa, un progetto da 30 miliardi di dollari che rafforza ulteriormente i legami energetici tra i due paesi.
L’avanzata cinese in Egitto si inserisce quindi in un quadro di crescente competizione tra Russia, Cina e Occidente per il controllo delle risorse energetiche globali. Pechino ha già un’influenza determinante sullo Stretto di Hormuz grazie all’accordo venticinquennale con l’Iran e sulla rotta del Bab al-Mandab attraverso il controllo del debito di Gibuti e i legami con gli Houthi in Yemen. L’Egitto rappresenta quindi una delle ultime arterie energetiche di rilievo ancora indipendenti dalla sfera d’influenza cinese e russa.
NPIC, controllata da ZhenHua Oil, il braccio energetico del colosso della difesa Norinco, aveva già tentato un’espansione in Egitto nel 2014, concentrandosi sul deserto orientale e sulle aree vicine al Canale di Suez. Tuttavia, il focus della Cina era allora più rivolto ai grandi giacimenti petroliferi di Iran, Iraq e Arabia Saudita. Nel 2023, la firma di un partenariato strategico sino-egiziano valido fino al 2028 ha riaperto la porta a investimenti miliardari nei settori energia, infrastrutture e tecnologia, con nuove opportunità anche nell’intelligenza artificiale e nella difesa.
L’Occidente non è rimasto a guardare. ExxonMobil ha recentemente annunciato la scoperta del giacimento Nefertari-1 al largo della costa egiziana e ha stanziato 240 milioni di dollari per esplorazioni future nel Mediterraneo. Chevron ha invece ottenuto l’approvazione per sviluppare un’unità di produzione galleggiante nelle acque cipriote, con un gasdotto per esportare gas in Egitto, rafforzando il ruolo del paese come hub energetico dell’Europa. Queste mosse confermano che il confronto tra Cina, Russia e Occidente per il dominio del settore energetico egiziano è destinato a intensificarsi nei prossimi anni.