Broadcom affonda in Borsa: pesa il crollo di Intel e tornano i dubbi sulla spesa per l’AI

Ufficio Studi Money.it

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Broadcom perde oltre il 4% in Borsa trascinata dal crollo di Intel e dai dubbi sulla spesa in IA dei big tech. Cause, contesto e quadro tecnico del titolo oggi.

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Broadcom scende in Borsa e il motivo, oggi, si chiama soprattutto Intel. Alle 14:21 il titolo quotava 330,06 dollari, il 4,33% sotto la chiusura di ieri a 345,00 (è un prezzo intraday, non di chiusura). Finora la seduta si è giocata in pochi centesimi, tra 330,48 e 329,00: tutta sotto i livelli di ieri.

Non è il primo giorno storto. Giovedì 29 ottobre Broadcom aveva già chiuso a -1,94%, muovendosi tra 346,15 e 338,80, e oggi il prezzo è sceso anche sotto quel minimo. Due giorni prima, il 28 ottobre, il clima era ben diverso: lo raccontavamo in Perché le azioni Broadcom saranno le vere vincitrici con l’IPO di Anthropic, quando il titolo trattava parecchio più in alto.

Il contesto

Il colpo è arrivato ieri sera con la trimestrale di Intel, principale concorrente di Broadcom nei chip per data center. Paradossalmente, i conti del terzo trimestre erano buoni: utile per azione rettificato di 0,52 dollari contro 0,41 attesi, ricavi per 16,5 miliardi di dollari, +21% su base annua.

Il problema sono le previsioni. Per il trimestre in corso Intel indica ricavi tra 15 e 16 miliardi di dollari, quando il mercato ne stimava 17, un utile per azione di 0,25 dollari e un margine lordo che scende al 38% dal 43%. La società se la prende anzitutto con i personal computer: si aspetta vendite di PC in calo del 12% nel 2026 e del 10% nel 2027, perché i chip di memoria scarseggiano e costano sempre di più. Poi c’è un incidente in uno stabilimento israeliano, che le toglierà circa 300 milioni di dollari di ricavi nel trimestre.

Stamattina Intel ha perso circa il 25%. E si è portata dietro tutto il settore. Secondo i dati riportati il 30 ottobre da diverse testate finanziarie statunitensi, Dell ha ceduto circa il 13%, AMD tra l’8% e il 10%, Nvidia intorno al 3%; Broadcom stessa ha aperto in calo del 4% circa. L’indice SOXX, il paniere dei principali titoli dei semiconduttori quotati a Wall Street, ha lasciato sul terreno attorno al 7%.

C’è poi un secondo tema, più largo, e riguarda quanto ancora i colossi tecnologici siano disposti a spendere in infrastrutture per l’intelligenza artificiale. I loro conti sono usciti nelle stesse ore. Amazon ha riportato un flusso di cassa libero negativo per 42,4 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi e ha perso circa il 6,6%. Alphabet nel trimestre ha investito 51,36 miliardi in spese in conto capitale, meno dei 55,09 miliardi attesi dagli analisti. Microsoft ha abbassato la guidance sugli investimenti annui da 175 a 170 miliardi, citando ritardi nelle forniture di GPU da fornitori terzi.

Presi uno per uno, sono numeri ancora enormi. Ma dopo mesi in cui la spesa per l’AI sembrava destinata a salire senza freni, il mercato ci ha letto un primo segnale di prudenza. E chi vende chip e componenti per data center proprio a questi gruppi, come Broadcom, è il primo a pagarne il conto.

Il nodo dell’accordo con Anthropic

Su Broadcom pesa anche una questione tutta sua. Il 26 ottobre è emerso un finanziamento da 63 miliardi di dollari, organizzato dal gruppo insieme a Bank of America, Blackstone, Citigroup e Morgan Stanley, con cui Anthropic potrà prendere in leasing, tramite una società veicolo, hardware di calcolo basato sui chip XPU di Broadcom.

Il dettaglio che conta è un altro: Broadcom si impegna a garantire il valore futuro di quei chip, nel caso in cui un giorno valessero meno del previsto. È un debito potenziale che nel bilancio ordinario non si vede, e che si aggiunge a un impegno simile già preso a inizio ottobre con OpenAI.

Quando è stato annunciato, l’accordo era piaciuto. Nelle ultime sedute però gli investitori guardano con più sospetto a questo genere di intese nella filiera dell’AI, quelle in cui un produttore di chip finisce per finanziare, di fatto, l’acquisto dei propri prodotti da parte dei clienti. Tra gli analisti c’è chi le chiama operazioni «circolari». Non c’è una fonte che le leghi direttamente al calo di oggi, ma fanno parte del clima in cui il titolo si muove.

Sullo sfondo, infine, i tassi. Mercoledì 28 ottobre la Federal Reserve li ha lasciati invariati tra il 3,75% e il 4%, con un voto non unanime. Quel giorno, va detto, i semiconduttori avevano persino aiutato Wall Street a chiudere in lieve rialzo: la Fed, insomma, oggi c’entra poco, se non come cornice di tassi alti in cui ogni dubbio sul tech pesa un po’ di più.

Il quadro tecnico

Sul grafico il titolo sta sotto tutte le principali medie mobili. Quella a 20 sedute passa a 347,15; le altre (50, 100 e 200 giorni) stanno tra 353,57 e 371,35. A metà ottobre la media a 50 sedute ha tagliato al ribasso quella a 200, il cosiddetto death cross: un incrocio che chi fa analisi tecnica legge di solito come un peggioramento del trend di fondo.

Per oggi le resistenze erano indicate a 347,83 e 350,67, i supporti a 340,48 e 335,97. Il prezzo è già sotto entrambi i supporti, il che dice molto sulla velocità della discesa. Allargando lo sguardo agli ultimi mesi, 352,77 ha respinto il titolo due volte, mentre 342,81 e 335,81 hanno tenuto.

Il resto degli indicatori è meno netto. L’RSI a 14 sedute è a 49,1, cioè neutrale, ma diverge al rialzo rispetto al prezzo: a volte è il segnale che la pressione delle vendite si sta attenuando. MACD e stocastico non danno indicazioni forti né verso l’ipercomprato né verso l’ipervenduto. L’ADX a 23,2 descrive un trend ancora debole, anche se oggi a comandare sono i venditori.

Le bande di Bollinger a 20 sedute vanno da 315,95 a 378,36 dollari e il prezzo sta nella metà bassa del canale. I ritracciamenti di Fibonacci calcolati sul calo degli ultimi sei mesi, tra 386,99 e 428,24 dollari, sono tutti molto più in alto: per tornare lì servirebbe un recupero lungo.

Trend di fondo e volatilità

Su un anno il bilancio resta negativo, a -7,50%, e su un mese a -1,76%. Sulla settimana, prima di oggi, il saldo era invece positivo: +6,73%. Negli ultimi dodici mesi il titolo ha toccato un massimo di 495,00 dollari e un minimo di 289,96: ai prezzi di oggi si trova circa un terzo sotto il picco.

E si muove parecchio. In media, nelle ultime 20 sedute, il prezzo è variato del 2,63% al giorno; la volatilità storica annualizzata è al 43,01% su 20 sedute e al 36,97% su 60. Tradotto: oscillazioni ampie da un giorno all’altro, in questa fase, sono la norma più che l’eccezione.

Cosa guardare adesso

La domanda dei prossimi giorni è se l’effetto Intel resterà un ribilanciamento di breve o se porterà il mercato a rivedere più in generale quanto vale tutto ciò che ruota attorno all’intelligenza artificiale. Per Broadcom le date da segnare sono due: i risultati del quarto trimestre fiscale, attesi a dicembre, e gli sviluppi dell’accordo con Anthropic, su cui è probabile che gli investitori chiedano più chiarezza riguardo all’esposizione fuori bilancio.

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