Il prossimo aumento delle pensioni sarà più basso di quello atteso? Il governo Meloni potrebbe bloccare (di nuovo) la rivalutazione.
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Rischio tagli sulla rivalutazione: è questo l’allarme che arriva da Palazzo Chigi, dove in questi giorni si sta ragionando sulla prossima legge di Bilancio e su come far quadrare i conti.
Le misure sulle quali il governo sta ragionando sono diverse: dal taglio strutturale del bollo auto a una nuova riduzione dell’Irpef, mentre sulle pensioni la novità più importante dovrebbe essere l’estensione, anche a coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1996, della possibilità di accedere alla pensione a 64 anni di età attraverso l’opzione contributiva della pensione anticipata.
Misure che costeranno miliardi di euro e per le quali oggi, considerando anche gli impegni presi sul rientro dal deficit, i conti non quadrano. Come racconta Repubblica, a mancare all’appello sono 10 miliardi di euro che l’esecutivo potrebbe recuperare anche attraverso un intervento già utilizzato in due occasioni: il taglio alla rivalutazione, ossia al meccanismo che ogni inizio anno adegua gli importi dei trattamenti previdenziali e assistenziali all’inflazione.
L’aumento dei prezzi dovuto alla crisi energetica non aiuta il governo Meloni: considerando che l’inflazione potrebbe attestarsi al 2,9%, il costo complessivo della rivalutazione potrebbe aggirarsi intorno ai 10 miliardi di euro. Una spesa prevista dalle regole vigenti, alla quale tuttavia si potrebbe mettere un freno: come confermato dalla Corte costituzionale nelle pronunce sulla stretta applicata nel 2023 e nel 2024, le esigenze di bilancio possono giustificare una riduzione della rivalutazione, purché l’intervento sia ragionevole e proporzionato, con un’adeguata motivazione delle ragioni economiche che lo rendono necessario.
Ma quanto potrebbe costare ai pensionati una nuova stretta? Fermo restando che siamo ancora nel campo delle ipotesi e che, pertanto, non sappiamo se ci sarà né quali percentuali di rivalutazione verranno eventualmente riconosciute, possiamo partire dall’ultima stretta adottata dal governo Meloni e fare un confronto.
Come funzionava l’ultimo taglio alla rivalutazione approvato dal governo Meloni
Il sistema ordinario previsto dalla legge struttura la rivalutazione delle pensioni su tre fasce: sulla parte dell’assegno che non supera quattro volte il valore del trattamento minimo, la rivalutazione è piena, pari quindi al 100% del tasso d’inflazione.
Dopodiché, per la sola parte che supera quattro volte il trattamento minimo, ma non cinque volte, si applica una rivalutazione pari al 90% del tasso accertato, mentre sulla parte che supera cinque volte il minimo la percentuale scende al 75%. Attenzione all’espressione “per la sola parte”, perché, come vedremo di seguito, è qui che si trova una delle principali differenze rispetto al meccanismo voluto dal governo Meloni nel 2023 e nel 2024.
In quei due anni, quando l’inflazione era particolarmente elevata, con un tasso di rivalutazione definitivo dell’8,1% per il 2023 e del 5,4% per il 2024, il governo decise di introdurre una stretta, modificando anzitutto un principio essenziale: la percentuale di rivalutazione prevista per la fascia nella quale ricadeva la pensione si applicava all’intero importo dell’assegno, anziché soltanto alla parte eccedente la relativa soglia.
Non solo, perché vennero ridotte anche le percentuali riconosciute agli assegni superiori a quattro volte il minimo, introducendo un sistema a sei fasce che nel 2024 prevedeva:
| Importo complessivo della pensione | Percentuale del tasso d’inflazione riconosciuta |
|---|---|
| Fino a 4 volte il trattamento minimo | 100% |
| Oltre 4 e fino a 5 volte il trattamento minimo | 85% |
| Oltre 5 e fino a 6 volte il trattamento minimo | 53% |
| Oltre 6 e fino a 8 volte il trattamento minimo | 47% |
| Oltre 8 e fino a 10 volte il trattamento minimo | 37% |
| Oltre 10 volte il trattamento minimo | 22% |
Le stesse fasce e percentuali erano state applicate nel 2023, con una sola differenza: per le pensioni superiori a dieci volte il trattamento minimo era stato riconosciuto il 32% del tasso, poi ridotto al 22% nel 2024.
Quanto si perde di aumento?
Laddove il governo dovesse ripristinare questo meccanismo, di quanto sarebbe più bassa la pensione di coloro che percepiscono un importo superiore a quattro volte il valore del trattamento minimo? Abbiamo già parlato di quanto aumenterebbe l’assegno in caso di un indice FOI, al netto dei tabacchi, pari al 2,9%; adesso possiamo confrontare quegli aumenti con quelli che verrebbero riconosciuti applicando le percentuali del 2024.
Per il confronto prendiamo come riferimento il trattamento minimo base del 2026, pari a 611,85 euro mensili: la soglia delle quattro volte il minimo è quindi di 2.447,40 euro, mentre quella delle cinque volte è di 3.059,25 euro.
Ad esempio, una pensione di 3.000 euro lordi mensili, con il sistema ordinario e un tasso di rivalutazione del 2,9%, aumenterebbe di circa 85,40 euro, arrivando a 3.085,40 euro. Su una pensione di 4.000 euro, invece, l’aumento sarebbe di 107,41 euro, mentre per un assegno di 5.000 euro si arriverebbe a 129,16 euro in più al mese.
Con il meccanismo Meloni applicato nel 2024, invece, sulla pensione di 3.000 euro verrebbe riconosciuto l’85% del tasso sull’intero importo, con un aumento di 73,95 euro, mentre su quella di 4.000 euro si applicherebbe il 47%, per un incremento di 54,52 euro. Per la pensione di 5.000 euro, infine, la rivalutazione sarebbe pari al 37% del tasso, con un aumento di appena 53,65 euro mensili.
La pensione sarebbe quindi più bassa rispetto a quella spettante con la rivalutazione ordinaria: negli esempi appena descritti, la differenza sarebbe rispettivamente di 11,45, 52,89 e 75,51 euro lordi al mese, con una perdita annua, considerando anche la tredicesima, di circa 149, 688 e 982 euro.
A tal proposito, ecco una tabella che riassume il confronto, sempre nell’ipotesi di un tasso del 2,9% e del ripristino delle percentuali applicate nel 2024:
| Pensione lorda mensile prima dell’aumento | Aumento con il sistema ordinario | Aumento con il meccanismo del 2024 | Quanto si perde al mese | Quanto si perde in un anno |
|---|---|---|---|---|
| 2.500 euro | 72,35 euro | 61,63 euro | 10,72 euro | 139 euro |
| 3.000 euro | 85,40 euro | 73,95 euro | 11,45 euro | 149 euro |
| 3.500 euro | 96,53 euro | 53,80 euro | 42,74 euro | 556 euro |
| 4.000 euro | 107,41 euro | 54,52 euro | 52,89 euro | 688 euro |
| 4.500 euro | 118,28 euro | 61,33 euro | 56,95 euro | 740 euro |
| 5.000 euro | 129,16 euro | 53,65 euro | 75,51 euro | 982 euro |
| 6.000 euro | 150,91 euro | 64,38 euro | 86,53 euro | 1.125 euro |
| 6.500 euro | 161,78 euro | 41,47 euro | 120,31 euro | 1.564 euro |
| 7.000 euro | 172,66 euro | 44,66 euro | 128,00 euro | 1.664 euro |
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