Nuovi importi per il calcolo della pensione: il ministero del Lavoro ha aggiornato i coefficienti di trasformazione per il sistema contributivo. Ecco le conseguenze sugli assegni.
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Nuove regole per il calcolo delle pensioni da gennaio 2027: è infatti arrivato l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione da parte del ministero del Lavoro, che conferma quelle che erano state le nostre anticipazioni.
Spesso si è soliti credere, infatti, che le aspettative di vita incidano esclusivamente sulle regole di accesso alla pensione attraverso l’adeguamento automatico dei requisiti che, ad esempio, nel 2027 porterà a un incremento di 1 mese (e di altri 2 mesi nel 2028), ma non è così. Anche il calcolo dell’importo, per la sola parte che rientra nel contributivo, quindi dal 1996 in poi (dal 2012 in alcuni casi), viene influenzato dall’allungamento delle aspettative di vita, in quanto il legislatore ha previsto un meccanismo che rivede i parametri di calcolo ogni biennio.
E, come era prevedibile, considerando che l’aumento delle aspettative di vita era già noto, così è stato anche questa volta, proseguendo una tendenza che va avanti ormai da anni e che era stata interrotta solamente nel periodo della pandemia, quando i coefficienti di trasformazione subirono un rialzo.
L’ufficialità da parte del ministero del Lavoro conferma quindi che, a parità di montante contributivo, chi va in pensione nel 2027 prenderà una pensione più bassa (e lo stesso varrà nel 2028, visto che la nuova tabella è valida per due anni). Ma di quanto? Scopriamolo.
Cosa sono i coefficienti di trasformazione nel sistema di calcolo contributivo
Per comprendere l’utilità dei coefficienti di trasformazione, nonché le conseguenze del loro aggiornamento, dobbiamo fare un passo indietro, ricordando come funziona il sistema di calcolo contributivo.
Questo metodo si applica ai periodi lavorati a partire dal 1° gennaio 1996, oppure dal 1° gennaio 2012 per coloro che, alla data del 31 dicembre 1995, avevano maturato almeno 18 anni di contribuzione.
Nel dettaglio, con questo sistema tutti i contributi versati dal lavoratore e dal suo datore di lavoro vengono accantonati e rivalutati secondo le regole previste, generando quello che comunemente viene chiamato montante contributivo.
Si tratta della base di partenza per arrivare al risultato finale, ossia l’importo della pensione: al montante contributivo si applica appunto il coefficiente di trasformazione, il cui valore varia in base all’età al momento del pensionamento e alla tabella in vigore in quell’anno. Più tardi si va in pensione, più vantaggioso è il coefficiente applicato, mentre chi anticipa l’uscita dal lavoro è soggetto a un calcolo meno favorevole.
I nuovi coefficienti di trasformazione 2027-2028
Come anticipato, i coefficienti di trasformazione vengono rivisti ogni due anni, tenendo conto dell’andamento delle aspettative di vita, che incide anche sui requisiti per il pensionamento. Il nuovo aggiornamento è stato appena comunicato dal ministero del Lavoro: ecco una tabella che confronta i valori utilizzati nel biennio 2025-2026 con quelli validi nel 2027-2028.
| Età al pensionamento | Coefficiente 2025-2026 | Coefficiente 2027-2028 |
|---|---|---|
| 57 anni | 4,204% | 4,153% |
| 58 anni | 4,308% | 4,254% |
| 59 anni | 4,419% | 4,361% |
| 60 anni | 4,536% | 4,475% |
| 61 anni | 4,661% | 4,596% |
| 62 anni | 4,795% | 4,725% |
| 63 anni | 4,936% | 4,863% |
| 64 anni | 5,088% | 5,009% |
| 65 anni | 5,250% | 5,166% |
| 66 anni | 5,423% | 5,334% |
| 67 anni | 5,608% | 5,514% |
| 68 anni | 5,808% | 5,707% |
| 69 anni | 6,024% | 5,914% |
| 70 anni | 6,258% | 6,139% |
| 71 anni | 6,510% | 6,382% |
Quanto si perde sulla pensione?
La differenza è evidente già dal confronto in tabella, ma facciamo qualche esempio per capire meglio l’impatto, mantenendo invariati l’età al pensionamento e il montante contributivo.
Prendiamo un lavoratore che va in pensione a 64 anni con un montante contributivo di 200.000 euro: con i coefficienti 2025-2026 ottiene una pensione annua lorda di 10.176 euro, mentre con quelli nuovi scende a 10.018 euro. La differenza è quindi di 158 euro lordi l’anno, pari a circa 12,15 euro al mese su tredici mensilità.
Mettiamo invece il caso che vada in pensione a 67 anni, sempre con un montante di 200.000 euro: in questo caso l’importo annuo lordo passa da 11.216 a 11.028 euro, con una perdita di 188 euro l’anno, circa 14,46 euro al mese.
Consideriamo adesso un montante contributivo di 300.000 euro: andando in pensione a 64 anni, l’assegno annuo lordo passa da 15.264 a 15.027 euro, con una differenza di 237 euro l’anno, pari a circa 18,23 euro al mese.
A 67 anni, invece, si scende da 16.824 a 16.542 euro lordi annui, perdendo 282 euro l’anno, circa 21,69 euro al mese.
Pensione a 67 anni e 1 mese: che coefficiente di trasformazione si applica?
Va però ricordato però che il prossimo anno il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia aumenta di un mese, pertanto per molti il pensionamento avverrà all’età di 67 anni e 1 mese.
In tal caso è lecito chiedersi quale coefficiente si applichi.
Ebbene, la regola stabilisce che, quando l’età al pensionamento non corrisponde a un numero esatto di anni, il coefficiente viene adeguato tenendo conto anche dei mesi interi trascorsi dall’ultimo compleanno. Nel dettaglio, si prende la differenza tra il coefficiente previsto per l’età successiva e quello relativo agli anni compiuti, la si divide per dodici e si moltiplica il risultato per i mesi aggiuntivi, sommandolo infine al coefficiente di partenza.
Nel caso di chi va in pensione a 67 anni e 1 mese nel 2027, quindi, si parte dal 5,514% previsto per i 67 anni e si aggiunge un dodicesimo della differenza rispetto al 5,707% riconosciuto a 68 anni. Il coefficiente applicabile è quindi pari a circa il 5,5301%, leggermente più favorevole rispetto a quello previsto per chi va in pensione a 67 anni esatti, pur restando comunque inferiore al 5,608% utilizzato alla stessa età nel biennio 2025-2026.
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