Pensione, quali documenti conservare per non avere problemi con la domanda

Simone Micocci

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Domanda di pensione, quali documenti serve presentare? Ecco quali è opportuno conservare nel proprio fascicolo al fine di poter intervenire prontamente in caso di errore.

Pensione, quali documenti conservare per non avere problemi con la domanda

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Come abbiamo spesso raccontato nelle nostre guide dedicate al tema delle pensioni, essere informati e organizzati è fondamentale per pianificare al meglio il collocamento in quiescenza.

Ma essere informati non serve solo a individuare la migliore opzione possibile per andare in pensione: è importante anche per evitare di commettere errori che potrebbero ritardare il momento tanto atteso.

A tal proposito, va prestata molta attenzione ai documenti da conservare ai fini della domanda di pensione: per quanto oggi molte informazioni siano già presenti negli archivi degli enti previdenziali, può comunque capitare che vi siano errori o mancanze nella posizione contributiva, con conseguenze tanto sul raggiungimento del diritto alla pensione quanto sul calcolo del suo importo.

Ecco perché conservare dei documenti come prova, sia in formato cartaceo che creando un archivio digitale, è assolutamente consigliato. Si pensi poi a tutte quelle circostanze che consentono di beneficiare di un’agevolazione per l’accesso alla pensione o di una maggiorazione contributiva, per le quali disporre della documentazione che attesta il possesso dei requisiti può essere necessario ai fini del riconoscimento del beneficio.

A tal proposto, in questa guida faremo quindi chiarezza su quali sono, in genere, i documenti da conservare e in quali circostanze possono servire, così da poter organizzare il proprio fascicolo per la pensione nella maniera più appropriata possibile.

I documenti di lavoro

Iniziamo dai documenti più importanti ai fini della pensione: quelli che si riferiscono alla propria carriera. D’altronde, come noto, la pensione dipende da una serie di fattori, come la tipologia del rapporto di lavoro o i contributi accreditati, come pure - soprattutto - da quanto si guadagna.

Va detto che la carriera lavorativa è nota all’Inps attraverso le comunicazioni e le denunce effettuate dal datore di lavoro, oltre che dai contributi versati: tuttavia, degli errori possono capitare, ragion per cui è opportuno essere previdenti e mettere tutto da parte.

Ad esempio, le buste paga, come pure le certificazioni uniche, dalle quali ricavare un riepilogo annuale dei redditi e dei dati previdenziali riportati: due documenti molto importanti che possono servire per fare un confronto con quanto indicato nell’estratto conto contributivo, così da accertarsi che ci sia tutto.

Sono utili anche i contratti ed eventuali lettere di assunzione, al pari di qualsiasi altra comunicazione che dimostri una proroga o una trasformazione del rapporto d’impiego. Per chi invece lo avesse ancora, è bene non buttare il vecchio libretto di lavoro, insieme alle attestazioni di servizio: d’altronde, i rapporti più lontani nel tempo potrebbero essere proprio quelli più difficili da ricostruire, anche perché spesso si riferiscono a un’azienda che nel frattempo ha chiuso.

L’utilità di questi documenti in caso di errori è chiara: si pensi, ad esempio, a chi, dopo una verifica dell’estratto conto contributivo, si rende conto che l’Inps non gli ha conteggiato un periodo riferito a trent’anni fa, ma nel frattempo l’azienda è fallita e non è possibile ricontattare nessuno. Avere il contratto o la lettera di assunzione può aiutare a dimostrare quanto si dichiara, mentre le buste paga serviranno a documentare le retribuzioni e le trattenute previdenziali indicate, senza però provare, da sole, l’effettivo versamento dei contributi.

I documenti sui contributi volontari o da riscatto

Bisogna ricordare poi che non sempre i contributi vengono versati dal datore di lavoro. Esistono infatti dei periodi di cui si fa carico direttamente l’assicurato: è il caso di chi fa richiesta di versamento volontario dei contributi all’Inps, il quale dovrebbe conservare tutte le ricevute dei pagamenti effettuati.

Lo stesso vale in caso di riscatto dei periodi per i quali è consentito, come quelli del corso di laurea, come pure per chi ricorre alla ricongiunzione quando questa comporta un onere. Per la totalizzazione, che invece è gratuita, è invece utile conservare la domanda e le relative comunicazioni degli enti previdenziali.

Tutte operazioni che vengono effettuate direttamente con l’Inps o con gli altri enti previdenziali interessati e che pertanto dovrebbero essere regolarmente registrate: come spiegato all’inizio di questa guida, però, l’imprevisto è dietro l’angolo, ecco perché è consigliabile conservare tanto le ricevute dei pagamenti quanto le domande presentate e i provvedimenti ricevuti, così da avere la documentazione da esibire in caso di incongruenze.

I contributi per i periodi di lavoro “particolari”

Esistono poi dei periodi che ai fini della pensione hanno una particolare rilevanza e che pertanto richiedono maggiore attenzione.

Uno di questi è sicuramente il servizio militare, anche volontario, per il quale, quando ricorrono le condizioni, si può richiedere l’accredito dei contributi figurativi: è quindi utile conservare il foglio matricolare o il documento di congedo.

Attenzione anche ai periodi lavorati all’estero, per i quali, oltre al contratto, è bene recuperare e conservare le attestazioni contributive.

Ovviamente va detto che la documentazione necessaria cambia in base al periodo da valorizzare, come pure a seconda della gestione interessata. Se, ad esempio, si vuole chiedere il riconoscimento di un periodo di maternità al di fuori del rapporto di lavoro, bisognerà fornire le informazioni relative alla nascita del figlio e al periodo per il quale si richiede l’accredito, secondo le modalità previste dall’ente e a condizione di possedere i requisiti richiesti. Ecco perché, anche in questo caso, è utile conservare la domanda e la comunicazione con cui viene riconosciuto il periodo ai fini pensionistici.

I documenti che attestano l’appartenenza a una categoria che necessita di una maggior tutela

Ricordiamo poi che, quando si parla di requisiti di pensionamento, ci sono delle opzioni riservate a chi rientra in particolari categorie, meritevoli di una maggior tutela. Si pensi, ad esempio, a chi ha un’invalidità riconosciuta, come pure a chi si occupa dell’assistenza di una persona con grave disabilità, i cosiddetti caregiver. In questi casi è importante conservare i verbali sanitari e la documentazione che attesta le condizioni di assistenza richieste dalla misura alla quale si vuole accedere.

Un’altra categoria che può avere diritto a un trattamento agevolato è quella dei lavoratori addetti a mansioni gravose o usuranti, i quali ad esempio hanno la possibilità di andare in pensione a 66 anni e 7 mesi, alle condizioni previste, oppure con 41 anni di contributi se si possiedono anche i requisiti per i lavoratori precoci.

Per alcune di queste misure è necessario presentare una domanda di riconoscimento del beneficio prima di quella di pensionamento: ecco perché può risultare determinante l’aver conservato i contratti di lavoro e le buste paga, insieme alle attestazioni del datore di lavoro che documentano le mansioni svolte e i relativi periodi, così da poter dimostrare il possesso dei requisiti richiesti.

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