Pensioni, chi sono i lavoratori precoci e quando possono smettere di lavorare

Simone Micocci

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Chi ha iniziato a lavorare da minorenne può accedere a delle agevolazioni ai fini della pensione. Ecco quali.

Pensioni, chi sono i lavoratori precoci e quando possono smettere di lavorare

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Chi ha iniziato a lavorare da minorenne potrebbe essere riconosciuto come “lavoratore precoce”, a patto di aver maturato la contribuzione minima richiesta dalla normativa per rientrare in questa categoria.

Va detto che oggi il concetto di “lavoratore precoce” assume rilievo soprattutto quando si parla di Quota 41, l’opzione di pensionamento anticipato che consente, a determinate condizioni, di andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica, con 41 anni di contributi.

Un meccanismo simile a quello della pensione anticipata ordinaria, con la differenza che gli anni di contribuzione richiesti sono meno.

A questo punto è lecito porsi una domanda: oltre a questo beneficio, che come vedremo è riservato a una ristretta platea di lavoratori precoci, esistono altre agevolazioni per la pensione di chi ha iniziato a lavorare da minorenne?

Lavoratore precoce ai fini dell’accesso a Quota 41

Come anticipato, la qualifica di lavoratore precoce assume rilievo esclusivamente ai fini dell’accesso a Quota 41. Nel dettaglio, l’articolo 1, comma 199, della legge n. 232 del 2016 individua questa categoria nei lavoratori che possono far valere almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo prima del compimento dei 19 anni.

Si tratta, quindi, di contributi riferiti a un’attività lavorativa realmente svolta: per raggiungere questi 12 mesi non valgono i contributi figurativi, ossia quelli riconosciuti senza un effettivo versamento per coprire, ad esempio, determinati periodi di disoccupazione o malattia. I periodi lavorati possono anche essere discontinui, purché consentano di raggiungere complessivamente l’anno di contribuzione richiesto prima del diciannovesimo compleanno.

Attenzione alla soglia anagrafica: il riferimento è ai 19 anni, non ai 18. Non è necessario quindi che tutti i 12 mesi siano stati lavorati da minorenne, mentre aver svolto soltanto qualche mese di lavoro prima della maggiore età non basta per soddisfare il requisito.

Ma quale vantaggio comporta essere riconosciuti come precoci? La possibilità, rispettando le ulteriori condizioni previste, di accedere a Quota 41, che nel 2026 permette di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Rispetto alla pensione anticipata ordinaria, per la quale servono 42 anni e 10 mesi agli uomini e 41 anni e 10 mesi alle donne, il requisito contributivo si riduce quindi rispettivamente di 1 anno e 10 mesi e di 10 mesi, ricordando però che bisogna considerare le finestre - trimestrali - previste per la decorrenza dell’assegno.

Essere precoci, però, non è sufficiente, dal momento che per accedere alla misura occorre avere contribuzione al 31 dicembre 1995 e rientrare in almeno una delle categorie tutelate dalla normativa:

  • Disoccupati, a seguito delle cessazioni del rapporto ammesse dalla legge, che abbiano terminato integralmente la prestazione di disoccupazione da almeno 3 mesi.
  • Caregiver, che assistano da almeno 6 mesi un familiare convivente con disabilità grave, nel rispetto dei requisiti previsti.
  • Invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa almeno pari al 74%.
  • Addetti a lavori gravosi o usuranti, nelle professioni e per i periodi stabiliti dalla normativa.

Precoci ma non precoci. La differenza per chi ha iniziato a lavorare da minorenne dopo il 1996

Abbiamo visto come, affinché un lavoratore “precoce” possa far valere il proprio status e accedere a Quota 41, debba avere contributi accreditati prima del 1° gennaio 1996, oltre a soddisfare le altre condizioni richieste. Cosa succede, invece, a chi ha iniziato a lavorare da minorenne a partire da quella data?

Questi lavoratori, pur avendo cominciato altrettanto giovani, non possono accedere a Quota 41. Rientrando nel sistema contributivo puro, possono però beneficiare di una diversa agevolazione: i contributi riferiti al lavoro svolto prima del compimento dei 18 anni vengono moltiplicati per 1,5 ai fini del raggiungimento del requisito per la pensione anticipata ordinaria.

In pratica, ogni anno lavorato da minorenne vale un anno e mezzo. Chi ha maturato due anni di contributi prima della maggiore età, ad esempio lavorando continuativamente dai 16 ai 18 anni, può contarne 3 per raggiungere il requisito contributivo: il vantaggio è quindi di un anno.

La differenza rispetto a Quota 41 è che non viene fissata una soglia contributiva ridotta: restano i requisiti della pensione anticipata ordinaria, ma la maggiorazione permette di raggiungerli prima. Per questo beneficio, inoltre, non occorre appartenere alle categorie tutelate previste per Quota 41.

Attenzione, però: il riconoscimento aggiuntivo riguarda esclusivamente il diritto alla pensione, non il suo importo. Per questo motivo un anno lavorato prima dei 18 anni può valere come un anno e mezzo per maturare il requisito, ma non determina un corrispondente aumento dei contributi utilizzati per calcolare l’assegno.

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