Paga il 12,25% annuo e rende il 5,7%, il bond del Brasile in dollari dopo la vittoria di Lula

Stefano Vozza

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Stanno risalendo i rendimenti sui titoli di Stato brasiliani in valuta estera al termine delle contese elettorali delle settimane scorse

Paga il 12,25% annuo e rende il 5,7%, il bond del Brasile in dollari dopo la vittoria di Lula

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Negli ultimi giorni di ottobre si sono tenute diverse tornate elettorali di una certa importanza, tra cui le elezioni legislative in Israele, parlamentari in Serbia e presidenziali in Brasile. In tutti i casi la posta in palio politica e sociale era enorme, e i rispettivi elettorati hanno fatto le loro scelte democraticamente.

In Brasile, in particolare, il presidente uscente Lula è riuscito a farsi rieleggere per il 4° mandato con il 51,79% dei voti. Niente di particolare, si è trattato di normalissime dinamiche che rientrano nell’ordinaria amministrazione della politica di uno Stato sovrano. Non allo stesso modo hanno reagito i mercati finanziari, che nei giorni precedenti si erano “posizionati” sui temi economici dello sfidante che aveva vinto il primo turno. Così le vendite finanziarie post-elettorali hanno dominato l’ottava sia sul lato azionario che obbligazionario. A quest’ultimo riguardo, paga il 12,25% annuo e rende il 5,7% questo bond sovrano brasiliano a medio termine.

Perché il Bovespa è sceso mentre gli yield sono tornati a salire?

Complice il ribaltamento di tutti i pronostici della vigilia, lunedì 26 gli operatori hanno dovuto “smontare” le posizioni che avevano aperto nei giorni precedenti. La vittoria al primo turno dello sfidante aveva lasciato immaginare un’accelerata tra libero mercato e privatizzazioni. Invece il programma di Lula prevede più spesa pubblica, sia per investimenti che per scopi sociali.
Così sul piano operativo ci hanno rimesso di più (in termini di calo, di contrazioni di mercato) le grandi aziende a controllo pubblico, i bond sovrani e il Real brasiliano. Rispetto all’euro, per esempio, il cross EUR/BRL è passato dai circa 5,5 della settimana scorsa agli attuali 6.

Sul fronte obbligazionario, gli operatori si aspettano un aumento della spesa pubblica, una politica fiscale più fragile e quindi maggiore rischio sovrano. I prezzi dei bond denominati in USD sono scesi a beneficio degli yield, a testimoniare il maggior premio preteso dal mercato per comprare debito pubblico brasiliano. Un’altra spallata l’ha data poi il cambio, che si è svalutato anche contro il dollaro, per cui i grandi fondi hanno alleggerito le posizioni e spostato i capitali altrove.

L’obbligazione “Brasile Tf 12,25% 06Mz30” in dollari americani

Tra i vari bond in circolazione vediamo il “Brasile Tf 12,25% 06Mz30” con matricola ISIN US105756AL40. È espresso in dollari americani e quotato (corso secco) sull’EuroTLX di Borsa Italiana, con data scadenza 6 marzo 2030, cioè tra poco più di 40 mesi. Il taglio minimo è di 1.000 USD e nell’ultimo mese gli scambi giornalieri sono sull’ordine delle pochissime unità. Tradotto, il bond è illiquido.

L’obbligazione parte da un tasso cedola su base annua del 12,25% (6,125% lordo semestrale), che scende al 10,72% al netto del 12,50% di ritenuta fiscale sugli interessi. In pratica 1.000 $ nominali ne producono 107 netti annui. Tuttavia, ai prezzi attuali sui 119,2 (prezzo medio dell’ultimo mese sui 120-121) l’effettivo a scadenza è “solo” del 5,7% lordo circa. Ai prezzi attuali il guadagno lordo totale si aggira intorno al 18% in soli 3 anni e 4 mesi, e ottimizzando il prezzo di carico il “rischio” di arrivare al 20% è dietro l’angolo. Il calcolo tiene conto del cumulo delle cedole future, della perdita in conto capitale a scadenza e presuppone parità di cambio in ingresso e alla fine.

Giusto a titolo di esempio, il BTP Valore Mz 2030 prezza alla pari (100,05) e rende il 3,96% a scadenza.

L’incognita cambio da qui a marzo 2030

Al pari di tutti i prodotti in valuta estera, la grossa incognita è nel cambio a venire e/o a naturale scadenza. Investire nel Brasile Tf 12,25% 06Mz30 è una sorta di operazione trilaterale, visto che il risparmiatore è nazionale e ragiona in euro, il debitore è lo Stato brasiliano e la moneta di scambio è il $ USA.

A inizio 2026 molti esperti avevano paventato il deprezzamento del dollaro sull’euro, mentre si è verificato lo scenario inverso. Oggi il cross EUR/USD è a 1,1196 mentre a inizio gennaio, marzo, maggio e settembre eravamo, nell’ordine, in area 1,17, 1,15, 1,17 e 1,15. In pratica è partito forte nei primi mesi e si è sgonfiato nel corso del tempo. La forza del biglietto verde poggia principalmente su tre elementi. Vale a dire la forza dell’economia USA, il differenziale dei tassi di interesse e le tensioni geopolitiche che individuano nel $ un possibile bene rifugio.

Secondo l’Agenzia di Previsioni Economiche, infine, il cross EUR/USD a marzo 2030 è atteso tra 1,107 e 1,147. Data l’enorme distanza da qui ad allora si tratta di una stima da prendere letteralmente con le pinze.

Paga il 12,25% annuo e rende il 5,7% questo bond sovrano brasiliano a medio termine

Tornando al Brasile Tf 12,25% 06Mz30 USD, al di là del momentaneo storno delle valutazioni il titolo potremmo dire che gode di (almeno) tre pro e tre contro. Tra i primi spicca l’enorme flusso cedolare, impensabile tra i titoli emessi dal Tesoro. A seguire citiamo la forza della valuta di denominazione del titolo, il $ USA (rispetto al Real, la valuta domestica dell’emittente), la media durata e la modesta duration (2,7 anni).

Tuttavia, precisiamo che un conto è la forza della valuta un altro il discorso cambio a scadenza o prima del termine. Chi vi investe, infatti, parte dal detenere euro e al termine dell’investimento in euro deve essere convertito il controvalore.
Non mancano i contro, a partire proprio dal rischio Paese, il fattore scatenante delle vendite generalizzate dei giorni scorsi. L’ampliamento degli spread e la relativa presa di distanza dei grandi fondi dagli asset carioca testimoniano, appunto, l’inasprirsi di questa minaccia. Il secondo è dato dall’elevato prezzo di mercato dell’obbligazione che, inevitabilmente, condurrà a una forte perdita finale in conto capitale. Il terzo, infine, rimanda alla liquidità del bond sul secondario, che è quasi inesistente. Per chi intende speculare su prodotti del reddito fisso denominati in valuta estera, è un aspetto tutt’altro che secondario. Anzi.

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