Oro, brusca frenata dei prezzi. L’Iran fa meno paura, tassi Fed spaventano di più, ma il fattore Cina?

Antonio De Luca

23 Aprile 2024 - 12:58

La corsa all’oro fa una pausa, i sell affossano il bene rifugio per eccellenza. Il dato market mover cruciale in arrivo per capire il da farsi.

Oro, brusca frenata dei prezzi. L’Iran fa meno paura, tassi Fed spaventano di più, ma il fattore Cina?

Brusco dietrofront per i prezzi dell’oro: nella sessione di ieri le quotazioni del bene rifugio per eccellenza sono scivolate di oltre il 2%, attestandosi al minimo delle ultime due settimane e mezza.

I sell attaccano le quotazioni anche oggi, con il contratto spot che cede quasi l’1%, mettendo a rischio la soglia di $2.300 l’oncia, e i futures sull’oro che arretrano di oltre 1 punto percentuale, scendendo al di sotto di $2.320.

Market mover principale: lo smorzarsi della paura di una escalation delle tensioni in Medio Oriente, in particolare tra Israele e l’Iran, dopo che Teheran ha minimizzato più volte il raid israeliano che ha colpito la base militare di Isfahan venerdì scorso, 19 aprile.

Proprio il timore di un intensificarsi delle tensioni tra Israele e l’Iran, unito agli acquisti scatenati di lingotti da parte delle banche centrali, in primis della People’s Bank of China, aveva fatto scattare lo scorso 12 aprile i prezzi del contratto spot scambiato a New York al record della storia, a quota $2.431,29 l’oncia.

Ieri, la forte ritirata ha visto in particolare i prezzi dei futures sull’oro con scadenza a giugno scivolare fino a -2,7%, soffrendo la flessione più forte in più di un anno.

Sale l’attesa a questo punto per il dato Usa che sarà reso noto venerdì 26 aprile: l’indice dei prezzi delle spese personali PCE, tra i dati più importanti per comprendere il trend dell’inflazione degli Stati Uniti, la cui componente core viene attentamente monitorata dalla Fed.

Nel caso in cui il dato, relativo al mese di marzo, dovesse confermarsi al di sopra delle attese, le scommesse hawkish sui tassi della Fed si rafforzerebbero, mettendo ulteriormente sotto pressione i prezzi dell’oro, che sono saliti dall’inizio del 2024 beneficiando, tra le altre, anche delle scommesse dei trader sull’allentamento della politica monetaria Usa.

Gli analisti dicono No Panic dopo scatto +17,5% da febbraio

“No panic”, dicono tuttavia diversi analisti.

Il calo dei prezzi dell’oro deve essere confrontato con la raffica di acquisti che ha investito il metallo prezioso da febbraio, mese in cui i prezzi sono riusciti a blindare il supporto di 2000 dollari.

Da allora, le quotazioni sono volate di quasi il 17,5%.

La carrellata di buy è andata avanti anche la scorsa settimana, la quinta consecutiva che ha visto le quotazioni dell’asset salire, che si è conclusa con un guadagno sia per i prezzi del contratto spot che per i futures del 3% circa.

La corsa all’oro ha fatto una pausa, ma le stime degli analisti sul bene rifugio per eccellenza rimangono bullish.

Finora i prezzi del metallo prezioso non hanno deluso le aspettative, semmai le hanno stracciate.

E il quadro geopolitico e macroeconomico è tale da poter blindare ancora la fiducia dei tori che scalpitano da parecchio nell’arena dell’oro.

Oro: i tre ingredienti che hanno creato sui mercati la scommessa perfetta

Gli ingredienti per la scommessa perfetta, in questi ultimi mesi, ci sono stati tutti:

da un lato l’escalation delle tensioni geopolitiche, con le guerre in corso tra la Russia e l’Ucraina e tra Israele e Gaza, con quest’ultima che sta chiamando sempre più in causa l’Iran; dall’altro, la prospettiva di banche centrali pronte a tagliare i tassi di interesse, che favorisce di per sé l’oro, in quanto l’allentamento della politica monetaria si traduce di norma in una minore appetibilità degli asset che offrono rendimenti, come le obbligazioni.

Ma c’è stato anche un altro market mover cruciale, che ha fatto sì che le scelte di investimento di trader e investitori si dirigessero verso l’oro, e che ha portato gli strategist a sfornare outlook sempre più bullish.

Questo altro market mover si chiama Cina.

I prezzi del metallo giallo sono schizzati, infatti, anche grazie alla solidità della domanda di oro, che ha visto protagonista soprattutto il paese dove, a fare shopping di lingotti, sono stati sia la banca centrale People’s Bank of China, che i consumatori cinesi:

tra questi, hanno fatto parlare molto di sé i giovani della Gen Z, che hanno deciso di fare incetta del metallo, andando letteralmente a caccia dei cosiddetti “gold beans”, ovvero fagioli d’oro -, così come ha riportato di recente un articolo di Bloomberg – al fine di proteggere i loro risparmi.

Di fatto, in un contesto in cui l’economia del Dragone soffre la deflazione peggiore degli ultimi 15 anni, a fronte di un azionario troppo volatile e di tassi offerti dalle banche troppo bassi per i loro gusti, i giovani cinesi hanno optato per questa nuova alternativa di investimenti, che ha finito per diventare una vera e propria moda.

La parte del leone l’ha fatta però la Cina in toto, visto che non sono stati soltanto i consumatori della Gen Z a lanciare la febbre per l’oro.

Registi di questa corsa storica sono stati anche i piccoli investitori che fanno trading sui futures, i grandi fondi di investimento e la stessa banca centrale People’s Bank of China, che ha pensato bene di accumulare un bel po’ di scorte, visti i tempi che corrono.

D’altronde, le tensioni geopolitiche hanno confermato in questi ultimi anni, tra gli altri, anche il gelo continuo tra la Cina e gli Stati Uniti.

La Cina è così salita sul podio degli acquirenti principali di oro, superando anche i buy dell’India. Nel corso del 2023, sono stati infatti soprattutto i consumatori cinesi ad acquistare in modo sfrenato lingotti, gioielli, monete d’oro.

Il trend è certificato dai numeri: se l’anno scorso la domanda di gioielli d’oro indiana è scesa del 6%, quella cinese è salita del 10%.

Corsa all’oro in Cina, dove scarse sono le opzioni di investimento

Questa corsa tutta made in China sarebbe destinata ad andare avanti, a vantaggio dell’oro, come ha spiegato Philip Klapwijk, managing director della società di consulenza con sede a Hong Kong Precious Metals Insights, nel ricordare che, al momento, in Cina le opzioni di investimento sono piuttosto scarse: l’azionario, per l’appunto, è volatile, il settore immobiliare continua a essere in crisi e l’indebolimento dello yuan sta portando i potenziali investitori ad andare a caccia di asset che rendano di più ma, anche, che siano più sicuri.

Come ha spiegato Klapwijk, tra l’altro, in una situazione in cui “i controlli sui capitali si affiancano ai controlli sui cambi, non ci si può limitare a guardare soltanto ai mercati, nello scegliere dove destinare i propri risparmi”.

Altro fattore bullish è il fatto che, pur essendo il paese numero uno al mondo per quantità di oro che estrae, la Cina si trova costretta a importare ulteriori lingotti dall’estero per soddisfare l’elevata domanda.

Tanto che, riporta il Business Times, negli ultimi due anni gli acquisti cinesi di oro straniero hanno superato la soglia di 2.800 tonnellate, livello superiore a tutto il metallo alla base degli ETF di tutto il mondo, e pari a un terzo circa delle riserve detenute dalla Federal Reserve americana.

Le importazioni cinesi hanno accelerato ulteriormente il passo all’inizio dell’anno quando, in vista del Capodanno cinese, sono schizzate del 53% su base annua nei primi due mesi del 2024

Dal canto suo, la banca centrale cinese People’s Bank of China continua ad acquistare oro da 17 mesi consecutivi, sia per diversificare le sue riserve che per dotarsi di uno strumento di hedge contro il deprezzamento dello yuan. E, anche, per portare avanti quel processo di de-dollarizzazione che continua a confermarsi arma tra le più utilizzate nella guerra finanziaria contro gli Stati Uniti.

La febbre per l’oro in Cina è tale che, stando ai dati di Bloomberg Intelligence, i flussi di investimento che si sono diretti verso gli ETF sull’oro cinesi sono saliti quasi ogni mese dal giugno del 2023, contrariamente a quanto è avvenuto nel resto del mondo, dove i fondi sono stati caratterizzati, più che da flussi in entrata, da flussi in uscita, anche se, di recente, in misura minore.

Dai dati di Bloomberg è emerso che, dall’inizio del 2024, i flussi verso gli ETF sull’oro della Cina sono ammontati a $1,3 miliardi, rispetto ai flussi in uscita dai fondi del resto del mondo, pari a $4 miliardi.

Attenti alla minaccia tassi Fed. Ma gli analisti restano bullish

Ma come si spiega l’improvvisa ritirata dei prezzi dell’oro? E quanto dovrebbe far preoccupare chi ha investito o vuole puntare sul metallo?

Una parte del rischio di una imminente reazione in Medio Oriente è stata rimossa, fattore che ha scatenato un po’ di sell sull’oro – ha commentato alla CNBC Daniel Ghali, strategist del mercato delle commodity presso TD SecuritiesMa l’interrogativo è su quanto margine di ribasso ci sia ancora”.

Una minaccia è rappresentata certo dalla Fed di Jerome Powell, sempre più orientata a non alzare i tassi nel breve periodo, a causa di un’inflazione Usa che rimane decisamente più ostinata di quanto atteso e sperato.

Nelle ultime settimane, qualche analista ha avvertito che la Banca centrale americana potrebbe anche decidere di non tagliare più i tassi, nel corso del 2024. Altri hanno paventato addirittura una stretta monetaria.

Si spiega di conseguenza la massima attenzione degli operatori alla imminente pubblicazione dell’indice PCE, tra i dati più importanti per capire dove sta andando l’inflazione Usa.

Al momento, dal CME FedWatch Tool emerge che i mercati scommettono su un taglio dei tassi a giugno, da parte della Fed, con una probabilità pari ad appena il 16%.

Le scommesse su una riduzione dei tassi a luglio sono scese anche al di sotto del 50%.

E’ dunque naturale che, con lo smorzarsi delle tensioni geopolitiche, diversi investitori abbiano spostato l’attenzione verso l’outlook sulle prossime mosse sui tassi della Fed di Powell.

E stime più hawkish sui tassi significano che gli investitori non hanno poi grandi motivi per avere fretta di posizionarsi su un asset, come l’oro, che per sua natura non dà rendimenti, di fronte a bond che continueranno, evidentemente, a garantire tassi elevati.

Detto questo, se è vero che diversi analisti ritengono che l’oro possa fare ulteriori passi indietro, nel medio termine l’outlook rimane positivo.

Nicky Shields, per esempio, responsabile della divisione di strategia sui metalli di MKS PAMP, ha ribadito il proprio target price di 2.500 dollari, sebbene abbia riconosciuto che nel breve termine i prezzi dell’oro potrebbero segnare nuove flessioni.

Interpellato da Kitco News David Morrison, analista di mercato senior di Trade Nation, ha ricordato inoltre che fasi precedenti di correzioni dell’oro si sono confermate buone opportunità di acquisto.

“Quando i metalli preziosi attraversano un periodo di guadagni simile a quello a cui abbiamo assistito nelle ultime dieci settimane, i sell off possono essere profondi ma avere anche breve durata.

E in una recente intervista rilasciata a Kitco News Carley Garner, co-fondatrice della società di brokeraggio DeCarley Trading, ha detto di intravedere in una ritirata dei prezzi dell’oro a $2.330-$2.300 un livello solido di entrata per tutti gli investitori che si sono lasciati sfuggire il recente rally.

Garner ha un obiettivo sul prezzo dell’oro pari a $2.650 l’oncia.

I tori più convinti sull’oro guardano però soprattutto all’outlook da sogno annunciato la scorsa settimana dagli analisti di Citi guidati da Aakash Doshi, responsabile della divisione di ricerca della divisione nordamericana del colosso di Wall Street, che hanno detto di prevedere per i prezzi del metallo un rally fino a $3000 nel corso dei prossimi 6-18 mesi.

Grande ottimismo è stato manifestato anche da Goldman Sachs, che ha rivisto al rialzo le stime sulle quotazioni attese per la fine del 2024 dal target precedente di $2300 a quota $2.700, parlando un “mercato toro irremovibile”.

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