Oracle rimbalza dopo la maxi raccolta da 20 miliardi: nuove azioni a 116 dollari

Ufficio Studi Money.it

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Dopo il -8,76% di lunedì Oracle rimbalza a Wall Street: le nuove azioni sono state collocate a 116 dollari e la raccolta da 20 miliardi tra azioni e bond si chiude domani. Il tetto alle emissioni annunciato all’Investor Day, però, è già esaurito.

Oracle rimbalza dopo la maxi raccolta da 20 miliardi: nuove azioni a 116 dollari

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Il giorno dopo il tonfo, Oracle rialza la testa a Wall Street. Alle 16:14 ora italiana il titolo passa di mano a 124,68 dollari, il 4,58% sopra la chiusura di ieri, dopo aver oscillato in giornata tra 121,35 e 125,26. Lunedì la seduta si era chiusa a 119,22 dollari, con un calo dell’8,76%. In mezzo c’è una notte in cui il gruppo di Austin ha fissato le condizioni di una raccolta da 20 miliardi di dollari, metà in nuove azioni e metà in obbligazioni.

La raccolta da 20 miliardi e il crollo di ieri

I documenti sono arrivati alla SEC lunedì mattina, oltre un’ora prima della campanella. Le offerte sono due, distinte e non condizionate l’una all’altra: 10 miliardi di dollari in azioni ordinarie e altri 10 miliardi in senior notes, obbligazioni non garantite da beni specifici ma con precedenza sui debiti subordinati in caso di difficoltà. La reazione è stata immediata. Più azioni in circolazione vogliono dire una fetta di utili più sottile per ciascun socio, e il mercato ha venduto.

A tarda sera, ora di New York, è arrivato il prezzo. Oracle ha comunicato di aver collocato 86.206.897 nuove azioni a 116 dollari, per circa 9,9 miliardi netti: il 2,7% in meno della chiusura di lunedì e l’11,2% sotto quella di venerdì 30 ottobre, quando il titolo valeva 130,67 dollari.

Sul fronte del debito, il term sheet depositato alla SEC elenca cinque tranche a tasso fisso, con scadenze tra il 2029 e il 2046 e cedole che vanno dal 7% all’8,65%. Pesando ogni tranche per il suo importo, la cedola media è vicina al 7,8%: quasi 780 milioni di dollari di interessi l’anno. Il prospetto preliminare prevedeva anche una tranche a tasso variabile, che nell’emissione finale non compare. La chiusura di entrambe le operazioni è attesa per domani, 4 novembre.

Il nodo dell’Investor Day

Più della cifra, a pesare è il momento scelto. All’Investor Day del 28 ottobre Oracle si era impegnata a non raccogliere sui mercati più di 20 miliardi di dollari fino all’esercizio fiscale 2030, rifinanziamenti esclusi: 10 miliardi in azioni e 10 in debito. Quel tetto si aggiungeva ai 20 miliardi già incassati vendendo azioni direttamente sul mercato, il cosiddetto programma at-the-market, completato nel primo trimestre dell’esercizio 2027 (giugno-agosto 2026).

Cinque giorni dopo, il tetto è stato esaurito per intero e con la stessa ripartizione. Tecnicamente la promessa è rispettata, perché il limite non è stato superato. Chi però immaginava una raccolta distribuita nel tempo se l’è vista arrivare tutta insieme. E l’entusiasmo dell’Investor Day si era già raffreddato il 29 ottobre, quando il titolo aveva già perso terreno.

Il prospetto non indica progetti né clienti: i proventi andranno a «general corporate purposes», formula che copre investimenti in impianti e infrastrutture, rimborso di debiti, acquisizioni, dividendi e riacquisto di azioni proprie. Lo sfondo, comunque, è noto. Oracle è tra i gruppi più esposti alla corsa ai data center per l’intelligenza artificiale e già a febbraio aveva presentato un piano da 45-50 miliardi tra bond e azioni per sostenerla. Il flusso di cassa libero, secondo gli obiettivi illustrati agli investitori, tornerà positivo solo nella seconda metà dell’esercizio 2028, che per Oracle si chiude a maggio.

Perché oggi il titolo rimbalza

Oggi non ci sono nuovi depositi o comunicati della società. Il recupero va quindi letto come una reazione di mercato, non come la risposta a una notizia precisa. Con il prezzo fissato in meno di 24 ore, è caduta l’incognita su quanto e a che condizioni Oracle avrebbe raccolto.

Conta anche la misura dell’operazione. Le nuove azioni equivalgono a circa il 2,85% di quelle in circolazione al 31 agosto, una diluizione che il -8,76% di lunedì sembra aver già incorporato, e lo sconto sull’ultima chiusura è contenuto. Per 60 giorni, salvo eccezioni previste dal prospetto, la società si è inoltre impegnata a non emettere altre azioni: è il cosiddetto lock-up. Chi guarda il grafico, infine, legge come possibile supporto la fascia tra i 114,50 dollari, minimo delle ultime 52 settimane, e i 116 del collocamento.

Il rimbalzo non cambia il quadro di fondo. Il prezzo resta sotto la media mobile a 20 sedute, che passa a 133,57 dollari, e il titolo vale meno della metà di un anno fa.

Le stesse obbligazioni raccontano quanto costi ormai il denaro a Oracle. Cedole fra il 7% e l’8,65% sono coerenti con un merito di credito al limite dell’investment grade, la fascia dei debitori che le agenzie di rating considerano affidabili. Per le nuove notes il term sheet indica un BBB da Fitch, un Baa2 con prospettive negative da Moody’s e un BBB- da S&P, l’ultimo gradino prima del livello speculativo. Mantenere l’investment grade è una delle priorità dichiarate dal gruppo, e con il tetto alle nuove raccolte già consumato il peso passa ai flussi di cassa promessi per i prossimi esercizi.

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