OPAS Poste-TIM, ultimi giorni per decidere. Conviene aderire o tenere le azioni?

Flavia Provenzani

24 Settembre 2026 - 10:40

La riapertura dei termini si chiude venerdì 25 settembre. Poste ha superato il 70% del capitale e punta al 90%, la soglia che aprirebbe la strada al delisting. Cosa riceve chi aderisce, cosa rischia chi resta e i tre scenari possibili per i piccoli azionisti

OPAS Poste-TIM, ultimi giorni per decidere. Conviene aderire o tenere le azioni?

Chi ha ancora azioni TIM in portafoglio ha tempo fino a venerdì 25 settembre per decidere. Si chiude in quel giorno la riapertura dei termini dell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste Italiane sulla totalità delle azioni Telecom Italia. È una scadenza che riguarda una platea vastissima perché TIM è storicamente uno dei titoli più diffusi tra i risparmiatori italiani e molti di loro se lo ritrovano in dossier da anni, spesso in perdita.

Ai prezzi attuali l’offerta non riconosce più un premio rispetto al mercato, tanto da spostare la scelta tra restare azionisti di minoranza di una società controllata al 70% da Poste oppure diventare azionisti di Poste.

Cosa offre Poste e quanto vale oggi

Per ogni azione TIM portata in adesione, Poste riconosce 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni Poste di nuova emissione. La componente cash è stata alzata il 7 settembre, con il rilancio che ha aggiunto 30 centesimi ai precedenti 1,67 euro, mentre il rapporto di scambio è rimasto invariato.

Il valore dell’offerta non è fisso, perché dipende dalla quotazione di Poste. La formula è semplice:

valore per azione TIM = 1,97 euro + (0,218 × prezzo dell’azione Poste)

Con Poste intorno ai 25,5 euro, il corrispettivo vale circa 7,53 euro per azione TIM. Nella mattinata di mercoledì 23 settembre il titolo TIM trattava intorno a 7,53 euro, dopo aver chiuso la seduta precedente a 7,516 euro. In altre parole, il mercato ha già allineato il prezzo al valore dell’offerta. Chi aderisce oggi non incassa un premio: incassa lo stesso valore che otterrebbe vendendo sul mercato, ma in una forma diversa, cioè in parte in contanti e in parte in azioni Poste.

Il pagamento per chi aderisce durante la riapertura è fissato al 2 ottobre, data in cui gli ex azionisti TIM diventeranno azionisti Poste.

A che punto sono le adesioni

Il primo periodo di adesione si è chiuso l’11 settembre con 993.596.322 azioni conferite, pari al 46,523% del capitale. Sommando il 20,104% che già deteneva, Poste è arrivata al 66,627% di TIM.

La riapertura, partita lunedì 21 settembre, ha accelerato. Dopo la seduta di martedì 22 le azioni portate in adesione sono salite al 63,2% di quelle oggetto dell’offerta, e la quota complessiva di Poste nel capitale TIM ha superato il 70%.

Restano tre sedute, quelle di mercoledì 23, giovedì 24 e venerdì 25, per capire se l’obiettivo dichiarato verrà raggiunto. Il direttore generale di Poste, Giuseppe Lasco, si è detto fiducioso sulla possibilità di arrivare al 90%, mentre l’amministratore delegato Matteo Del Fante ha invitato apertamente gli azionisti TIM ad aderire.

Perché la soglia del 90% cambia tutto

Il 90% è la soglia da cui scattano gli obblighi previsti dal Testo unico della finanza per chi lancia un’offerta. Se Poste superasse il 90% del capitale senza ripristinare un flottante sufficiente, scatterebbe l’obbligo di acquistare le azioni dagli azionisti rimasti che ne facciano richiesta, al corrispettivo dell’offerta. È la premessa del delisting, cioè dell’uscita di TIM da Piazza Affari.

Sopra il 95% Poste potrebbe invece esercitare il diritto di acquisto sulle azioni residue, il cosiddetto squeeze-out: in quel caso i titoli vengono acquisiti d’ufficio, senza che l’azionista debba fare nulla, e la società viene revocata dalle negoziazioni.
Secondo gli analisti di Equita, proprio il raggiungimento del 90% consentirebbe a Poste di procedere allo squeeze-out e di accelerare l’integrazione tra i due gruppi.

I tre scenari per chi non aderisce

Chi decide di tenere le azioni deve considerare che il titolo che resterà in portafoglio non sarà più quello di prima.

  • Primo scenario: Poste resta sotto il 90%. TIM rimane quotata, ma con un socio che controlla oltre il 70% del capitale. Il flottante si riduce drasticamente e con esso la liquidità del titolo, con il rischio di spread più ampi tra domanda e offerta e di oscillazioni più marcate. Le scelte industriali e la politica dei dividendi dipenderanno dall’azionista di controllo.
  • Secondo scenario: Poste supera il 90%. Gli azionisti rimasti potranno chiedere a Poste di acquistare le loro azioni allo stesso corrispettivo dell’offerta, con una procedura e tempi che verranno comunicati. TIM è avviata al delisting.
  • Terzo scenario: Poste supera il 95%. Le azioni residue vengono acquisite d’ufficio e il titolo esce dal listino. L’azionista incassa il corrispettivo senza possibilità di scelta.

In tutti e tre i casi, quindi, il margine di manovra si restringe. La differenza sta nei tempi e nel fatto che, in mancanza di adesione, la decisione passa progressivamente dalle mani dell’azionista a quelle dell’offerente.

Cosa significa diventare azionisti Poste

Chi aderisce incassa contanti e riceve anche azioni Poste, e quindi cambia il profilo del proprio investimento.
Poste è una società con un business diversificato tra servizi postali, finanziari, assicurativi e di pagamento, con una storia di dividendi costanti: l’ultimo, staccato a giugno 2026, è stato di 0,85 euro per azione. È un profilo molto diverso da quello di un operatore di telecomunicazioni in ristrutturazione.

Va poi considerato che il valore della componente in azioni continuerà a muoversi con il prezzo di Poste anche dopo l’adesione. Chi non desidera l’esposizione al titolo può venderlo dopo il 2 ottobre, ma a quel punto il prezzo sarà quello del momento.

Il nodo fiscale

L’adesione all’offerta equivale a una cessione: genera quindi una plusvalenza o una minusvalenza, calcolata come differenza tra il corrispettivo ricevuto e il prezzo di carico delle azioni, e tassata con l’aliquota del 26%.

Per molti piccoli azionisti storici, che hanno in carico i titoli a prezzi ben superiori, l’operazione produrrà una minusvalenza. Va ricordato che le minusvalenze su azioni possono essere compensate con plusvalenze della stessa natura entro i quattro anni successivi.

Attenzione a un dettaglio tecnico: il 15 giugno 2026 TIM ha effettuato un raggruppamento azionario nel rapporto di una nuova azione ogni dieci vecchie. I prezzi di carico precedenti a quella data vanno quindi rettificati, e il conto va verificato sul rendiconto dell’intermediario.

Come si aderisce (e attenzione ai tempi della banca)

L’adesione si effettua tramite la banca o il broker presso cui sono depositate le azioni, durante gli orari di negoziazione di Borsa.

Il punto da non sottovalutare è che gli intermediari fissano scadenze interne anticipate rispetto al termine ufficiale, per poter trasmettere le istruzioni in tempo. Chi ha intenzione di aderire non dovrebbe quindi aspettare venerdì, ma contattare subito il proprio intermediario per conoscere il termine effettivo.

Chi non fa nulla, semplicemente, non aderisce: le azioni restano in portafoglio e si entra nel primo dei tre scenari descritti.

Chi ha ancora azioni TIM in portafoglio ha tempo fino a venerdì 25 settembre per decidere. Si chiude in quel giorno la riapertura dei termini dell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste Italiane sulla totalità delle azioni Telecom Italia. È una scadenza che riguarda una platea vastissima perché TIM è storicamente uno dei titoli più diffusi tra i risparmiatori italiani e molti di loro se lo ritrovano in dossier da anni, spesso in perdita.

Ai prezzi attuali l’offerta non riconosce più un premio rispetto al mercato, tanto da spostare la scelta tra restare azionisti di minoranza di una società controllata al 70% da Poste oppure diventare azionisti di Poste.

Cosa offre Poste e quanto vale oggi

Per ogni azione TIM portata in adesione, Poste riconosce 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni Poste di nuova emissione. La componente cash è stata alzata il 7 settembre, con il rilancio che ha aggiunto 30 centesimi ai precedenti 1,67 euro, mentre il rapporto di scambio è rimasto invariato.

Il valore dell’offerta non è fisso, perché dipende dalla quotazione di Poste. La formula è semplice:

valore per azione TIM = 1,97 euro + (0,218 × prezzo dell’azione Poste)

Con Poste intorno ai 25,5 euro, il corrispettivo vale circa 7,53 euro per azione TIM. Nella mattinata di mercoledì 23 settembre il titolo TIM trattava intorno a 7,53 euro, dopo aver chiuso la seduta precedente a 7,516 euro. In altre parole, il mercato ha già allineato il prezzo al valore dell’offerta. Chi aderisce oggi non incassa un premio: incassa lo stesso valore che otterrebbe vendendo sul mercato, ma in una forma diversa, cioè in parte in contanti e in parte in azioni Poste.

Il pagamento per chi aderisce durante la riapertura è fissato al 2 ottobre, data in cui gli ex azionisti TIM diventeranno azionisti Poste.

A che punto sono le adesioni

Il primo periodo di adesione si è chiuso l’11 settembre con 993.596.322 azioni conferite, pari al 46,523% del capitale. Sommando il 20,104% che già deteneva, Poste è arrivata al 66,627% di TIM.

La riapertura, partita lunedì 21 settembre, ha accelerato. Dopo la seduta di martedì 22 le azioni portate in adesione sono salite al 63,2% di quelle oggetto dell’offerta, e la quota complessiva di Poste nel capitale TIM ha superato il 70%.

Restano tre sedute, quelle di mercoledì 23, giovedì 24 e venerdì 25, per capire se l’obiettivo dichiarato verrà raggiunto. Il direttore generale di Poste, Giuseppe Lasco, si è detto fiducioso sulla possibilità di arrivare al 90%, mentre l’amministratore delegato Matteo Del Fante ha invitato apertamente gli azionisti TIM ad aderire.

Perché la soglia del 90% cambia tutto

Il 90% è la soglia da cui scattano gli obblighi previsti dal Testo unico della finanza per chi lancia un’offerta. Se Poste superasse il 90% del capitale senza ripristinare un flottante sufficiente, scatterebbe l’obbligo di acquistare le azioni dagli azionisti rimasti che ne facciano richiesta, al corrispettivo dell’offerta. È la premessa del delisting, cioè dell’uscita di TIM da Piazza Affari.

Sopra il 95% Poste potrebbe invece esercitare il diritto di acquisto sulle azioni residue, il cosiddetto squeeze-out: in quel caso i titoli vengono acquisiti d’ufficio, senza che l’azionista debba fare nulla, e la società viene revocata dalle negoziazioni.
Secondo gli analisti di Equita, proprio il raggiungimento del 90% consentirebbe a Poste di procedere allo squeeze-out e di accelerare l’integrazione tra i due gruppi.

I tre scenari per chi non aderisce

Chi decide di tenere le azioni deve considerare che il titolo che resterà in portafoglio non sarà più quello di prima.

  • Primo scenario: Poste resta sotto il 90%. TIM rimane quotata, ma con un socio che controlla oltre il 70% del capitale. Il flottante si riduce drasticamente e con esso la liquidità del titolo, con il rischio di spread più ampi tra domanda e offerta e di oscillazioni più marcate. Le scelte industriali e la politica dei dividendi dipenderanno dall’azionista di controllo.
  • Secondo scenario: Poste supera il 90%. Gli azionisti rimasti potranno chiedere a Poste di acquistare le loro azioni allo stesso corrispettivo dell’offerta, con una procedura e tempi che verranno comunicati. TIM è avviata al delisting.
  • Terzo scenario: Poste supera il 95%. Le azioni residue vengono acquisite d’ufficio e il titolo esce dal listino. L’azionista incassa il corrispettivo senza possibilità di scelta.

In tutti e tre i casi, quindi, il margine di manovra si restringe. La differenza sta nei tempi e nel fatto che, in mancanza di adesione, la decisione passa progressivamente dalle mani dell’azionista a quelle dell’offerente.

Cosa significa diventare azionisti Poste

Chi aderisce incassa contanti e riceve anche azioni Poste e così cambia il profilo del proprio investimento. Poste è una società con un business diversificato tra servizi postali, finanziari, assicurativi e di pagamento, con una storia di dividendi costanti (l’ultimo, staccato a giugno 2026, è stato di 0,85 euro per azione). È un profilo molto diverso da quello di un operatore di telecomunicazioni in ristrutturazione.

Va poi considerato che il valore della componente in azioni continuerà a muoversi con il prezzo di Poste anche dopo l’adesione. Chi non desidera l’esposizione al titolo può venderlo dopo il 2 ottobre, ma a quel punto il prezzo sarà quello del momento.

Il nodo fiscale tra plusvalenza e minusvalenza

L’adesione all’offerta equivale a una cessione, genera quindi una plusvalenza o una minusvalenza, calcolata come differenza tra il corrispettivo ricevuto e il prezzo di carico delle azioni, e tassata con l’aliquota del 26%.

Per molti piccoli azionisti storici, che hanno in carico i titoli a prezzi ben superiori, l’operazione produrrà una minusvalenza. Va ricordato che le minusvalenze su azioni possono essere compensate con plusvalenze della stessa natura entro i quattro anni successivi. Attenzione a un dettaglio tecnico: il 15 giugno 2026 TIM ha effettuato un raggruppamento azionario nel rapporto di una nuova azione ogni dieci vecchie. I prezzi di carico precedenti a quella data vanno quindi rettificati, e il conto va verificato sul rendiconto dell’intermediario.

Come aderire (e attenzione ai tempi della banca)

L’adesione si effettua tramite la banca o il broker presso cui sono depositate le azioni, durante gli orari di negoziazione di Borsa.
Gli intermediari fissano scadenze interne anticipate rispetto al termine ufficiale, per poter trasmettere le istruzioni in tempo e, per questo, chi ha intenzione di aderire non dovrebbe quindi aspettare venerdì, ma contattare subito il proprio intermediario per conoscere il termine effettivo. Chi non fa nulla, semplicemente, non aderisce: le azioni restano in portafoglio e si entra nel primo dei tre scenari descritti.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.

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