Oltre 2.500 miliardi di lire non verranno mai convertiti in euro. Vale solo per l’Italia

Alessandro Nuzzo

28 Gennaio 2026 - 21:40

Si stima che in Italia siano ancora in circolazione 2.500 miliardi di lire, circa un miliardo e 300 milioni di euro che non potranno mai più essere convertiti. Questo accade solo in Italia.

Oltre 2.500 miliardi di lire non verranno mai convertiti in euro. Vale solo per l’Italia

Quando nel 2002 l’euro fece il suo ingresso in Europa come moneta unica, i Paesi aderenti, compresa l’Italia, dovettero affrontare la riconversione delle valute nazionali. Nel nostro Paese si passò dalla lira all’euro e, per rendere possibile il cambio, venne stabilita una data limite oltre la quale la Banca d’Italia non avrebbe più accettato lire per la conversione. Questo termine fu fissato in dieci anni: dal 2002 al 2012 sarebbe stato possibile cambiare banconote e monete in lire in euro.

Ogni Stato dell’area euro scelse però in autonomia la durata del periodo di conversione. La Francia, ad esempio, seguì una linea simile a quella italiana, fissando il termine a dieci anni. La Spagna decise invece per vent’anni, l’Olanda per trenta, così come il Belgio. Ci sono poi Paesi come Germania, Irlanda e Austria in cui non esiste alcuna scadenza: ancora oggi, e anche in futuro, chi possiede la vecchia valuta nazionale può riconvertirla in euro senza limiti di tempo.

In Italia ancora 2.500 miliardi di lire in circolazione

In Italia si stima che siano ancora in circolazione, tra banconote dimenticate o nascoste chissà dove, circa 300 milioni di biglietti per un valore complessivo di circa 2.500 miliardi di lire, pari a circa 1,3 miliardi di euro. Si tratta solo delle banconote, perché per quanto riguarda le monete il valore stimato sarebbe di circa 800 miliardi di lire, ovvero circa 400 milioni di euro. Somme enormi che non sono state convertite entro i termini e che oggi, di fatto, non hanno più alcun valore. Non è raro sentire di persone che, facendo pulizia in vecchie abitazioni, cantine o mobili dismessi, ritrovano ingenti quantità di lire che purtroppo non possono più essere cambiate.

Il governo stabilì infatti che entro il 28 febbraio 2012 le lire dovessero essere convertite in euro, oltre quella data la Banca d’Italia non avrebbe più accettato richieste. Tuttavia, nel dicembre dell’anno precedente, il governo Monti approvò il decreto legge numero 201 che, all’articolo 26, anticipò improvvisamente la scadenza al 6 dicembre 2011. Da quella data, per poter convertire le lire entro febbraio 2012, era necessario aver comunicato preventivamente l’intenzione alla Banca d’Italia tramite PEC o raccomandata.

Molti cittadini rimasero spiazzati: convinti che il termine ultimo fosse il 28 febbraio 2012, si presentarono agli sportelli solo per scoprire che la possibilità era già stata di fatto limitata. Ne seguirono proteste e ricorsi, fino a quando, il 7 ottobre 2015, la Corte Costituzionale dichiarò illegittima la norma che aveva anticipato la prescrizione. Tuttavia, nel gennaio 2016, il Ministero dell’Economia stabilì che l’onere della prova ricadesse sul cittadino, che avrebbe dovuto dimostrare di aver presentato richiesta tra il 6 dicembre e il 28 febbraio. Di fatto, nessuno poté più convertire le lire.

All’estero la situazione è molto diversa. In Germania, ad esempio, non esiste alcuna data di prescrizione: solo lo scorso anno la banca centrale tedesca ha riconvertito 53,1 milioni di marchi e si stima che siano ancora in circolazione circa 12 miliardi di marchi, equivalenti a 6 miliardi di euro. Il cambio è gratuito e può essere effettuato presso le filiali della Bundesbank o tramite spedizione postale all’ufficio di Magonza.

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