New York verso il primo sindaco musulmano e socialista: la sfida di Zohran Kwame Mamdani

Glauco Maggi

12/08/2025

Musulmano e marxista-leninista, Mamdani guida la corsa a sindaco con proposte socialiste su trasporti, affitti e welfare, ma suscita timori per le sue posizioni sulla polizia e su Israele.

New York verso il primo sindaco musulmano e socialista: la sfida di Zohran Kwame Mamdani

Mancano poco più di due mesi all’elezione del sindaco di New York. Il giorno canonico sarà il primo martedì di novembre (ossia il 4), ma dal 26 ottobre sarà possibile sfruttare l’opzione del voto anticipato, una consuetudine sempre più popolare in America sia per le elezioni politiche sia per quelle amministrative.

Da quando ha vinto le primarie Democratiche in giugno, il 33enne Zohran Kwame Mamdani, musulmano e marxista-leninista dichiarato, membro del partito dei Democratici Socialisti di Alexandra Ocasio-Cortez, è il favorito d’obbligo.

In primo luogo per i numeri di partenza. I cittadini attualmente registrati al voto come Democratici sono 5.857.675 (47,38%) contro i 2.817.847 Repubblicani (22,79%), i 3.123.743 registrati senza affiliazione dichiarata (25,27%) e i 564.150 registrati ad altri partiti minori (4,56%).

La registrazione al voto, nelle liste tenute dal municipio, è la condizione legale per avere la scheda elettorale. È un atto volontario e non vincolante, nel senso che il cittadino decide poi, nel momento del voto, quale candidato scegliere a prescindere dall’affiliazione che ha, o non ha, dichiarato.

In teoria, i numeri appena citati non sono quindi una garanzia assoluta di vittoria del candidato (Mamdani) del partito con più affiliazioni dichiarate (il partito Democratico). In pratica, però, mettono in evidenza un vantaggio (quasi) insormontabile.

Bisogna riandare infatti alla vittoria di Rudy Giuliani, nel 1993, per trovare un Repubblicano capace di superare il candidato Democratico di allora. Ma in quel caso c’era una situazione disastrosa a New York, finanziariamente e per il livello record di criminalità.

Giuliani, che aveva nel curriculum i titoli e l’esperienza di Associate Attorney General USA dal 1981 al 1983, e poi di Procuratore federale per il Distretto meridionale di New York, era l’uomo giusto al momento giusto per salvare la città da una riconferma di David Dinkins, il sindaco Democratico afro-americano in scadenza.

Oggi New York non vive una fase di crisi comparabile con quella drammatica di allora. Inoltre, la situazione nazionale a livello di economia e di inflazione, e l’andamento positivo di Wall Street, sono tali da rendere i cittadini noncuranti su quello che potrebbe generare un sindaco con le idee di Mamdani.

Almeno non nella misura necessaria a far soppesare razionalmente che cosa sarebbe, per la città, la realizzazione del suo programma socialista.

Ha promesso i bus e le metropolitane gratis per tutti. In una situazione già difficile per il mercato immobiliare, gravato dalle norme esistenti da anni che prevedono i cosiddetti affitti stabilizzati di una larga fetta di case, lui pensa al blocco dei canoni.

Del resto la sua filosofia di riferimento, che ha espresso esplicitamente qualche anno fa, più giovane e più sincero, è quella, classicamente marxista, del sequestro dei mezzi di produzione.

E così, al posto delle abitazioni in mano ai privati, il candidato Democratico pensa ad una New York che investe, ossia spende 70 miliardi di soldi pubblici, in dieci anni, per fare nuove case popolari a canoni ridotti, o come si usa dire oggi, sostenibili.

Un’altra idea demagogica è che sia fornita assistenza gratuita ai bambini fino a cinque anni. Come? Garantendo uno stipendio dal municipio, pari a quello dato oggi ai maestri che insegnano agli scolari nelle scuole, a chi si prende cura degli infanti.

Per i lavoratori scatterà la paga minima oraria per tutti di 30 dollari, una misura che ucciderà i posti di lavoro per i giovanissimi e i non specializzati.

Ma l’idea forse più in linea con l’esperienza venezuelana di Chavez e Maduro cara al candidato Democratico è la creazione di supermercati “sociali”, cioè gestiti dal Comune, che dovranno offrire i generi alimentari a prezzi “calmierati”, più bassi di quelli dei supermercati.

Mamdani ha, in passato, esposto un concetto che dovrebbe allarmare i cittadini che pensano alla sicurezza come a un fattore importante nella vita civile.

“Non abbiamo bisogno di una indagine per sapere che la NYPD, la polizia di New York, è razzista, è contro la gente LGBTQ ed è la principale minaccia alla sicurezza pubblica”, ha detto nel 2020.

L’accusa di razzismo alla NYPD è pericolosa, ideologica, e senza fondamento. Una recente “fotografia” della composizione per etnie ha mostrato che fra i poliziotti ci sono l’11,3% di asiatici, il 16,5% di neri, il 32,5% di ispanici e il 39,7% di bianchi.

Non bastasse, la polizia assume gay e, ogni giugno, protegge il gay Pride come fa regolarmente salvaguardando gli interessi dei locali gestiti e frequentati da omosessuali.

Eppure, aveva detto Mamdani in sintonia con tanti Democratici ammaliati da Black Lives Matter, “non ha senso trattare con una istituzione tanto malvagia e corrotta (la NYPD, nda). Va definanziata. Va smantellata”.

Ancora nel dicembre scorso, a proposito del Gruppo di Risposta Strategica della polizia, è arrivato a dire: “Come sindaco, io smantellerò lo Strategic Response Group, che ha brutalizzato innumerevoli newyorkesi che esercitavano il loro diritto al primo emendamento”.

Un programma simile nasce dalla storia personale di Mamdani, che sembra la satira di un radical chic che non ha mai avuto nulla a che spartire con il proletariato, ma che ha propugnato l’antisemitismo, co-fondando all’università Bowdoin la cellula pro Palestina.

Perché, oggi, i nuovi radical chic non lottano per gli operai e i contadini, ma per la distruzione di Israele.

Mamdani è americano dal 2018. Nato in Uganda, diventerà magari sindaco, ma non potrà mai fare il presidente.

Coccolato figlio d’una famiglia tipica delle elite intellettuali globalizzate, ha sposato un’artista siriana, Rama Duwaji, e le nozze da “Mille e una Notte” in Uganda hanno fatto scandalo nel suo Paese natale, ma sono passate inosservate a Manhattan.

L’elettorato Democratico di alta classe non può osteggiare uno che la rappresenta con onore.

Suo padre è Mahmood Mamdani, professore di antropologia, scienze politiche e studi africani alla Columbia University. Ha scrittoCittadino e Soggetto: l’Africa contemporanea e il lascito del Colonialismo”, ed è Chancellor della Kampala International University in Uganda.

La madre, Mira Nair, è una nota filmaker indiana-americana.

Come si vede, il profilo di Mamdani è perfetto per i salotti di New York.

La famiglia si era trasferita a Capetown, in Sud Africa, dove il padre ha insegnato nella locale università. Zohran Kwame allora aveva cinque anni.

Due anni dopo, tutti a New York con una missione: esportare la rivoluzione dall’Africa nel cuore del capitalismo-colonialismo occidentale.

Perché Kwame come nome di mezzo vi sarete chiesti? È stata la scelta del padre Mahmood che voleva onorare Kwame Nkrumah, il politico rivoluzionario africano, socialista e nazionalista, presidente del Ghana dal 1957 al 1966.

A cacciarlo fu un colpo di Stato, ma aveva fatto in tempo, nel 1962, a vincere il Premio Lenin della Pace, assegnatogli dalla Unione Sovietica.

Come in tutte le rivoluzioni marxiste che si rispettano, il Ghana era diventato uno Stato a partito unico, con Kwame Nkrumah dichiarato presidente a vita, del suo partito e della nazione.

Ora tocca al giovane erede Kwame di Manhattan diventare sindaco, e senza fare la rivoluzione.

Sulla sua strada il GOP ha messo un candidato senza speranza, Curtis Sliwa, fondatore dei Guardian Angels nel 1979, l’organizzazione non profit per la prevenzione del crimine.

Sliwa perse già nelle precedenti elezioni.

Poi ci sono i candidati ex Democratici, ora “indipendenti” per forza, Eric Adams, sindaco in carica trombato dai sondaggi prima di arrivare alle primarie, e Andrew Cuomo, trombato alle primarie da Mamdani.

Capito perché a New York, diciamo al 99% in assenza di miracoli, avremo il primo sindaco musulmano e comunista in un colpo solo?