NASpI con due part-time: se ne cessa uno solo, l’indennità spetta comunque?

Redazione Lavoro

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Chi ha due contratti part-time e ne perde uno per cause non volontarie può chiedere la NASpI anche se l’altro rapporto prosegue: come funziona il cumulo con il reddito residuo, quali sono i tempi per la domanda e a cosa prestare attenzione.

NASpI con due part-time: se ne cessa uno solo, l'indennità spetta comunque?

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Chi ha due contratti part-time e ne perde uno soltanto ha diritto alla NASpI anche se l’altro part-time prosegue regolarmente.

Questo vale nei casi di licenziamento e, con qualche cautela che spieghiamo più avanti, di scadenza naturale del contratto a termine non rinnovato. Cambia però l’importo, che può essere ridotto in base al reddito del part-time che prosegue, e c’è un obbligo di comunicazione all’INPS da rispettare.

Quando la NASpI spetta anche con un part-time ancora attivo

La NASpI spetta a chi perde involontariamente un lavoro subordinato e ha almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti.

Il requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo non serve più: è stato abolito dalla legge di Bilancio 2022 (legge 234/2021, art. 1, comma 221, lettera b), per gli eventi di disoccupazione dal 1° gennaio 2022 in poi. La prestazione dura metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, al netto di quanto già indennizzato: con 52 settimane di contributi, 26 di NASpI.

Ai fini della NASpI conta il singolo rapporto che si interrompe, e non la condizione lavorativa complessiva della persona. Se uno dei due part-time cessa per licenziamento o per risoluzione consensuale in sede di conciliazione, quella cessazione basta a integrare il presupposto della disoccupazione involontaria, anche se l’altro part-time prosegue. È l’ipotesi disciplinata dalla circolare INPS n. 94/2015, paragrafo 2.10.a.3: due o più rapporti part-time e cessazione di uno solo, con licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale in sede di conciliazione indicati come cause valide.

Quel paragrafo della circolare non cita esplicitamente la scadenza naturale di un contratto a termine non rinnovato, che secondo le regole generali della NASpI resta comunque una causa di disoccupazione involontaria. Con un secondo part-time ancora attivo, meglio farselo confermare dal patronato prima di presentare domanda. Diverso il caso delle dimissioni volontarie: se il primo rapporto finisce così (tranne quelle per giusta causa, equiparate alle cause involontarie), la NASpI non spetta, qualunque cosa accada al secondo part-time.

Come si riduce l’indennità se il secondo part-time continua

Finché il secondo part-time resta attivo, il lavoratore continua a percepire un reddito da lavoro, e quel reddito entra nel calcolo di compatibilità con l’indennità. La circolare INPS 94/2015 è precisa sul part-time già in corso prima della cessazione del primo: se il reddito annuo previsto resta sotto la soglia di reddito escluso da imposizione per i lavoratori dipendenti, oggi 8.500 euro lordi l’anno (soglia 2024, legata all’innalzamento della no tax area con il d.lgs. 216/2023), la NASpI non decade ma si riduce dell’80% di quel reddito. Il conguaglio è d’ufficio, in base alla dichiarazione dei redditi.

Se il reddito residuo supera quella soglia, la regola è meno chiara. La sospensione d’ufficio prevista per i rapporti che durano al massimo sei mesi riguarda infatti i nuovi rapporti di lavoro avviati durante la NASpI, non un part-time già attivo prima della cessazione del primo, e su questo punto le indicazioni ufficiali non sono esplicite. Prima di presentare domanda conviene verificare la propria situazione.

Il reddito del part-time che prosegue va comunicato all’INPS, di norma già in sede di domanda di NASpI. (La scadenza annuale del 31 gennaio del modello NASpI-Com riguarda invece chi avvia un’attività autonoma.) Se la comunicazione manca, i pagamenti si sospendono fino alla regolarizzazione e, nei casi più gravi, il diritto decade.

I tempi per fare domanda: 68 giorni

La domanda di NASpI si presenta solo in via telematica: sul portale INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato o Contact center. Va presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto che dà diritto alla prestazione, a pena di decadenza. Con due part-time, i 68 giorni si contano dalla cessazione del rapporto interrotto, senza aspettare cosa succede al secondo.

Il termine può decorrere anche da un momento diverso, per esempio dalla fine di un periodo di maternità o malattia indennizzata, o da una data specifica in caso di dimissioni per giusta causa, e si sospende se nel frattempo insorge una malattia o una maternità indennizzabile. Entro lo stesso termine cambia anche la decorrenza della prestazione: se la domanda arriva entro l’ottavo giorno dalla cessazione, la NASpI parte dal giorno dopo la cessazione; se arriva più tardi ma sempre entro i 68 giorni, parte dal giorno dopo la presentazione.

Se cessa anche il secondo part-time, manca una regola scritta

Se poco dopo cessa anche il secondo part-time, non ci sono indicazioni ufficiali su come si combinano due cessazioni ravvicinate ai fini del ricalcolo della NASpI: va valutato in base alle date esatte e alle causali di entrambi i rapporti. La fine del reddito che riduceva la prestazione dell’80% va comunque comunicata all’INPS, perché incide sull’importo già in corso. Per i casi più complessi, come cessazioni ravvicinate o dubbi sulle comunicazioni di reddito, l’INPS stessa indica il patronato come canale di assistenza gratuita.

Dal 2025 c’è anche una regola nuova: chi si dimette volontariamente da un rapporto a tempo indeterminato e viene poi licenziato, entro dodici mesi, dal lavoro successivo (anche a termine) deve aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione nel nuovo rapporto per avere diritto alla NASpI (legge di Bilancio 2025, legge 207/2024). Non riguarda lo scenario di questo articolo, perché qui nessuna delle due cessazioni è una dimissione volontaria. Se invece uno dei due part-time è anche a tempo determinato, attenzione al rifiuto di una proroga: ne parla l’approfondimento di Money.it su cosa succede se il dipendente rifiuta la proroga di un contratto a termine.

Per approfondire: la guida NASpI 2026 di Money.it su requisiti, durata e importi, con la scheda ufficiale su inps.it; il calcolo NASpI 2026 per l’importo aggiornato; come funziona la compatibilità tra NASpI e partita IVA; e quando conviene sospendere la NASpI.

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