Un uomo d’affari ha denunciato la moglie accusandola di avergli rubato 2323 bitcoin da un portafoglio digitale.
Se il 2025 è stato un anno d’oro per il Bitcoin, con la parte finale che ha portato quotazioni assolutamente straordinarie ben oltre i 100.000 dollari, il 2026 si sta rivelando invece un anno di assestamento per la criptovaluta più importante al mondo. In questi giorni il Bitcoin si sta muovendo intorno ai 75.000 dollari, ma tra gli investitori e gli appassionati di monete virtuali regna una certa incertezza: da un lato c’è chi intravede una forte ripresa nei prossimi mesi, dall’altro chi teme una correzione più significativa, con un ulteriore calo delle quotazioni. Le stime più recenti delineano infatti uno scenario molto ampio, con la possibilità di un ribasso fino al 25%, ma anche di un rialzo che potrebbe arrivare al 120%.
Dopo un 2025 brillante, il mese di gennaio è stato particolarmente negativo, ma ora il mercato sembra essersi stabilizzato su livelli comunque elevati. Il Bitcoin ha anche registrato un rimbalzo di circa il 10% da quando sono aumentate le tensioni geopolitiche in Iran, segno che continua a essere percepito come un asset rifugio in alcune fasi di incertezza globale. Guardando indietro di qualche anno, il valore attuale resta comunque molto alto e conferma la crescita impressionante della criptovaluta.
Imprenditore ha denunciato l’ex moglie di avergli sottratto 2323 bitcoin
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Una valutazione così elevata rende però il Bitcoin un obiettivo appetibile anche per truffe e furti. Emblematico è il caso emerso nel Regno Unito, dove un imprenditore ha accusato la sua ex moglie di avergli sottratto 2.323 Bitcoin, per un valore stimato di circa 172 milioni di dollari. Secondo l’accusa, la donna sarebbe riuscita a ottenere l’accesso al portafoglio digitale scoprendo la password e trasferendo poi i fondi su altri wallet sotto il suo controllo.
Nella denuncia presentata in tribunale, l’uomo sostiene che la ex moglie avrebbe installato telecamere nascoste nell’abitazione familiare per registrare il momento in cui lui inseriva la frase di recupero del portafoglio digitale, una sequenza di 24 parole che consente l’accesso completo ai fondi. Il possesso di questa chiave è sufficiente per ricreare il portafoglio su un altro dispositivo e trasferire tutte le criptovalute, ed è proprio ciò che sarebbe accaduto nel corso del 2023. I fondi sarebbero stati poi distribuiti su 71 indirizzi diversi sulla blockchain, rendendo molto più complesso il tracciamento.
L’imprenditore sospettava già che la sua ex compagna potesse avere intenzioni simili e, per cautelarsi, aveva installato dispositivi di registrazione che avrebbero intercettato conversazioni compromettenti. In queste, la donna parlava di trasferimenti di denaro e delle difficoltà nel giustificare l’arrivo di somme così ingenti, oltre a discutere possibili strategie per evitare sospetti da parte delle autorità.
Nel dicembre 2023 la donna è stata arrestata e, durante le perquisizioni, la polizia ha trovato portafogli digitali, frasi di recupero e beni di lusso come orologi e borse di marchi prestigiosi. Tuttavia, l’indagine penale non ha prodotto prove definitive per dimostrare il furto, e il caso è rimasto nell’ambito civile. L’imprenditore ha quindi chiesto la restituzione dei Bitcoin o del loro equivalente in denaro, oltre al congelamento dei beni della ex moglie.
Il giudice ha riconosciuto la presenza di elementi consistenti a sostegno dell’accusa, ma ha evidenziato un aspetto cruciale: le leggi tradizionali sulla proprietà non si applicano facilmente alle criptovalute, che non sono beni fisici. Questo caso mette in luce un evidente vuoto normativo sui furti di monete digitali e la necessità di aggiornare le leggi per garantire maggiore chiarezza e tutela in futuro.
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