La ministra dell’Università rischia il posto? Draghi ci pensa

Giorgia Bonamoneta

9 Luglio 2022 - 19:19

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La ministra dell’Università potrebbe perdere il lavoro a seguito dell’inchiesta che l’accusa di favoritismo. Ecco i fatti.

La ministra dell'Università rischia il posto? Draghi ci pensa

A seguito dell’inchiesta de Il Fatto Quotidiano sono state portate alla luce le accuse di favoritismo nei confronti di Maria Cristina Messa, ministra dell’Università. Le accuse sono arrivate prima in Parlamento e poi al Senato, dove sono state richieste le richieste di dimissioni dell’ex rettrice dell’università Bicocca di Milano. Le accuse sono piuttosto gravi: abuso d’ufficio e traffico di influenze.

Sembra infatti che la ministra Messa abbia tentato di favorire tre studentesse bocciate al Master “Diritti Umani e Sicurezza” tenutosi nel 2018, quando era rettrice dell’Università Bicocca. Le tre bocciate erano personalità influenti dei consolati del Sud America con sede a Milano e Messa ha presumibilmente fatto pressione affinché venisse loro data un’opportunità in più rispetto agli altri 8 bocciati del corso.

La ministra dell’Università rischia di perdere il posto. La richiesta arriva non solo da parlamentari e senatori, ma anche da associazioni di categoria, che hanno riunito un migliaio di docenti e hanno firmato per le dimissione di Maria Cristina Messa dal suo ruolo di rilievo.

Chieste le dimissioni della ministra dell’Università Messa

È stata l’interpellanza del vice presidente Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia, a far approdare il caso Messa in Parlamento. “La notizia è passata clamorosamente in sordina” denuncia Rampelli, che chiede alla ministra Marta Cartabia e alla stessa Messa di chiarire quali saranno i prossimi passi del Governo sulla grave vicenda.

E dopo il parlamento il caso Messa approdato anche al Senato dopo l’interrogazione di sette senatori direttamente a Draghi. I senatori si sono rivolti al presidente del Consiglio per sapere qual è la sua valutazione sui fatti e in che modo questi interferiscono con la permanenza della ministra Messa alla carica nel ministero dell’Università e la Ricerca.

Non solo gli unici a fare pressione per le dimissioni, ieri il sindacato Usb ricerca ha chiesto apertamente le dimissioni della ministra e a seguire anche l’Associazione trasparenza e merito ha raccolto la firma di 1000 docenti per chiedere le dimissioni di Messa dal suo incarico “per il bene dell’Istituzione universitaria”. Ora spetterà al premier Mario Draghi preparare una risposta all’interpellanze.

Ministra dell’Università accusata di abuso d’ufficio: i fatti

Le accuse di favoritismo presentate da Il Fatto Quotidiano contro Maria Cristina Messa, all’epoca direttrice dell’Università Bicocca di Milano e oggi ministra dell’Università, risalgono ai fatti del 2018. In quell’occasione tre studentesse furono bocciate al corso del Master in Diritti Umani e Sicurezza. Non erano tre studentesse qualsiasi, erano la console generale della Repubblica dell’Ecuador di Milano, la console della Bolivia e l’impiegata contabile nell’istituzioni di governo messicano. La rettrice Messa fece quindi pressioni affinché potessero recuperare i crediti mancanti - dovuti a ritardi nelle consegne, assenze, tesi copiate etc - per essere promosse. Ma i professori lo impedirono.

Le tre studentesse sono rimaste bocciate, mentre le pressioni e le richieste ai professori per cambiare il giudizio sono rimaste nero su bianco nei verbali del comitato e in un’e-mail inviata nel 2018 con oggetto “questioni aperte dopo incontro con rettore”.

Anche senza l’approvazione del resto del consiglio, le tre studentesse sono state invitate in privato a un ultimo appello di recupero per gli esami mancanti. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Uno dei docenti depositò allora un esposto con tutte le informazioni presso la Procura, ipotizzando abuso d’ufficio e traffico di influenze. Nell’atto si legge “il rettore Messa asseriva che a prescindere dal loro rendimento accademico e dal comportamento tenuto, di sentirsi avrebbero dovuto ottenere il titolo di master, altrimenti l’immagine dell’università sarebbe stata danneggiata”.