Settembre è storicamente il mese più difficile per gli investitori, noto per le sue performance negative sui mercati azionari.
Questo fenomeno, noto come «effetto settembre», si verifica con sorprendente regolarità e ha portato molti investitori a vedere questo mese con apprensione. Il 2024 non fa eccezione, e con le aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, il mese si preannuncia particolarmente volatile.
Cosa ha quindi senso aspettarsi a partire da settembre? Assisteremo ad una nuova correzione delle borse globali?
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Settembre: il mese peggiore dell’anno
Settembre è storicamente il mese con le peggiori prestazioni per i mercati azionari. Dal 1950 l’indice S&P 500 ha registrato una perdita media dello 0,5% durante il mese di settembre, con il 55% delle annate in perdita. Questo fenomeno non è limitato agli Stati Uniti: anche i mercati globali tendono a soffrire nello stesso periodo.
Una delle spiegazioni più accreditate riguarda il comportamento degli investitori. Dopo i mesi estivi, caratterizzati da volumi di scambio più bassi e da un clima generalmente positivo, settembre segna il ritorno degli operatori istituzionali e l’inizio della «stagione delle trimestrali,» con gli investitori che diventano più cauti. Inoltre, molti fondi di investimento chiudono i loro esercizi fiscali a fine settembre, portando a vendite strategiche per realizzare profitti o bilanciare le perdite.
A livello psicologico, esiste una sorta di profezia che si autoavvera: poiché gli investitori si aspettano che settembre sia un mese difficile, tendono a vendere le loro posizioni, causando effettivamente un calo dei prezzi.
Come influiranno le aspettative sui tagli Fed?
L’arrivo di settembre 2024 porta con sé anche un’attenzione particolare sulle politiche monetarie della Federal Reserve. Al simposio di Jackson Hole del 2024, il presidente della Fed ha ribadito l’importanza di mantenere un approccio data-dependent, suggerendo che le decisioni sui tassi saranno guidate dai dati economici in arrivo. Tuttavia, ha anche indicato che la Fed è pronta a intervenire con tagli dei tassi, se necessario, per sostenere l’economia.
Secondo il FedWatch Tool, il mercato sconta quasi con certezza un taglio dei tassi nella riunione del FOMC di settembre, prevista per il 19-20 settembre 2024. I futures indicano una probabilità di circa il 65% di un taglio di 25 punti base, ma c’è anche una probabilità significativa, circa il 35%, di un taglio più aggressivo di 50 punti base.
Cosa monitorare in borsa in vista del FOMC?
La riunione di settembre della Fed sarà preceduta da una serie di dati economici critici che potrebbero influenzare la decisione finale sui tassi.
Innanzitutto, il rapporto sui salari non agricoli (Non-Farm Payrolls), pubblicato il 6 settembre, questo dato fornirà un’indicazione chiave sullo stato del mercato del lavoro negli Stati Uniti. L’ultimo rapporto ha mostrato una disoccupazione in crescita, un valore che potrebbe spingere la Fed verso un taglio più aggressivo dei tassi se confermato o addirittura peggiorato. Poi sicuramente l’indice dei prezzi al consumo (CPI), atteso per il 13 settembre e le vendite al dettaglio, pubblicate il 14 settembre.
Il mercato attende con ansia queste scadenze, perché difatti darebbe chiaramente un indicazione di fondo della politica monetaria della banca centrale statunitense, che difatti è da molti considerata un punto di riferimento per le scelte monetarie delle altre banche centrali globali.
Quale potrebbe essere una reazione delle borse ad un taglio di 50 pb?
Un taglio dei tassi di 50 punti base potrebbe essere interpretato dai mercati come un segnale negativo, portando a un aumento della volatilità. Se da un lato un taglio dei tassi può essere visto come una misura di stimolo per l’economia, dall’altro potrebbe anche sollevare preoccupazioni sul fatto che la Fed stia «correndo ai ripari» per prevenire una recessione imminente. Non a caso, la curva dei rendimenti, un indicatore economico chiave, rimane invertita, sebbene meno in maniera meno accentuata rispetto ai mesi precedenti. Storicamente, un’inversione della curva dei rendimenti è stata un segnale affidabile di recessione imminente. Sebbene la Fed abbia indicato che il rischio di recessione è contenuto, un taglio aggressivo dei tassi potrebbe far emergere nuovi timori. Non sarebbe la prima volta che la Fed si «sbagliasse» su questioni delicate come queste; basti pensare al 2022, quando l’inflazione sarebbe dovuta essere «transitoria».
L’indice di volatilità (VIX), spesso chiamato «indice della paura,» potrebbe vedere un aumento significativo nel corso di settembre, riflettendo l’incertezza del mercato. Questo perché l’attuale mercato azionario è già considerato ipercomprato da molti analisti, sia dal punto di vista tecnico che fondamentale. L’S&P 500, ad esempio, è in zona ipercomprato su vari oscillatori tecnici, come l’RSI su timeframe settimanale. Inoltre, con un rapporto prezzo/utili (P/E) superiore a 30, l’indice mostra una valutazione storicamente alta rispetto alla media.
Un mercato ipercomprato è particolarmente vulnerabile a correzioni, soprattutto in presenza di breaking news o di eventi che alterano significativamente le prospettive economiche. Un taglio aggressivo dei tassi potrebbe quindi innescare una vendita massiccia di azioni, portando a un aumento della volatilità.