Praticamente sono nati con la nascita dei mercati finanziari. Anche se poi si sono moltiplicati in maniera iperbolica negli ultimi anni. A cosa mio sto riferendo? Ai metodi per investire sui mercati finanziari. Ovviamente metodi che darebbero vantaggi, che offrirebbero guadagni pressoché certi.
E’ sufficiente guardare un qualsiasi video su YouTube, soprattutto poi se di carattere economico/finanziario, e possiamo esser certi che fra le interruzioni pubblicitarie troveremo un imbonitore che ci inviterà a cliccare su un link … che ci porterà ad iscriverci ad un corso “miracoloso”… che ci insegnerà un metodo infallibile… per guadagnare in Borsa.
Naturalmente ci si domanda sempre perché l’imbonitore preferisca insegnare il metodo infallibile per guadagnare in Borsa anziché metterlo in pratica.
Certo è una domanda che ha una semplicissima risposta:
Evidentemente l’imbonitore guadagna di più “vendendo” il suo metodo infallibile piuttosto che utilizzarlo, metterlo in pratica direttamente.
Se ne deve quindi dedurre che il “metodo” non sia proprio “infallibile”.
Questi imbonitori, poi, per apparire qualificati, hanno sempre degli “studenti”, evidentemente parlare di “studenti” e quindi ipotizzare che esista una “scuola”, mediaticamente, attribuisce una maggior autorevolezza.
Questi studenti, perlomeno quelli che vengono presentati come tali, hanno sempre guadagni stratosferici, oltretutto ottenuti con un minimo impegno, sia in termini di tempo che di disponibilità finanziarie.
Al che ci si torna a chiedere come mai sia proprio soltanto lo scopritore di questo metodo infallibile l’unico a dover continuare a lavorare, come insegnante, per poter portare a casa un guadagno a fine mese.
Ma lasciamo perdere gli imbonitori e torniamo a parlare di cose serie.
Una delle domande che normalmente ci si pone in ambito finanziario, è se convenga impegnarsi in studi di qualsiasi genere che abbiano come scopo quello di arrivare a selezionare un certo numero di titoli che potrebbero meglio performare piuttosto che investire semplicemente su un indice.
Ci è stato detto un’infinità di volte che una “regola” fondamentale che deve essere sempre applicata dagli investitori più accorti, è quella della diversificazione degli asset finanziari.
E questa “regola” spesso ci viene ricordata proprio da coloro che lavorano in ambito finanziario, come ad esempio i consulenti, i quali, forse, non si rendono conto che, se i loro clienti applicassero alla lettera questa “regola”, si renderebbero immediatamente conto che potrebbero fare a meno… proprio della loro consulenza.
Un professionista, infatti, giustifica la sua parcella, per essere in grado di fornire al proprio cliente una consulenza derivante dalla propria conoscenza della materia trattata, una conoscenza ovviamente acquisita in anni di studi.
Ma naturalmente questa conoscenza deve avere un valore, ossia non deve essere alla portata di tutti.
In ambito finanziario questo valore è tangibile, si traduce proprio in un maggior guadagno, ma un maggior guadagno rispetto a cosa? Evidentemente rispetto alla media.
Ed ecco allora che entra prepotentemente in gioco un termine, anzi direi il termine che più di ogni altro rappresenta la scienza statistica, mi riferisco proprio al termine “media” o “valore medio”.
Il valore medio poi richiama alla mente un concetto, che è il vero concetto sul quale si basa proprio la scienza statistica: il concetto di “variabile casuale”.
Ebbene a mio avviso qualsiasi investitore, dal più grande al più minuscolo, prima di operare sui mercati finanziari dovrebbe conoscere questo concetto basilare della statistica, ossia quello di “variabile casuale”.
Solo così sarà in grado di capire se le performance che riesce ad ottenere sono dovute ad una effettiva capacità e non ad una semplice casualità.
Ebbene c’è un libro che forse per primo ha sviluppato questa problematica in maniera seria e rigorosa, ma allo stesso tempo rendendo anche la lettura scorrevole e piacevole: Giocati dal Caso, di Nassim Taleb.
A mio avviso, quindi, un libro che qualsiasi persona si voglia cimentare sui mercati finanziari dovrebbe aver letto