Solo 32 aziende collegate all’estrazione e uso di combustibili fossili sono responsabili della maggior parte dell’inquinamento. E in più sono statali.
I combustibili fossili, come carbone, petrolio e gas naturale, sono tra i principali responsabili dell’inquinamento globale e del cambiamento climatico. La loro combustione rilascia anidride carbonica, ossidi di azoto e di zolfo e polveri sottili, sostanze che alimentano l’effetto serra e fenomeni come le piogge acide. L’impatto non è soltanto ambientale, ma anche sanitario: secondo diverse stime, queste emissioni contribuiscono a oltre 8 milioni di morti premature ogni anno, soprattutto a causa di malattie respiratorie e cardiovascolari.
Per questo motivo è fondamentale accelerare la transizione energetica verso fonti rinnovabili e sostenibili, in grado di ridurre drasticamente l’inquinamento. Anche i governi di tutto il mondo stanno cercando di limitare le emissioni. Gli accordi di Parigi del 2015 hanno fissato obiettivi chiari, come mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali e proseguire gli sforzi per contenerlo entro 1,5°C.
Secondo un rapporto di Carbon Majors, i principali responsabili dell’inquinamento globale sono un numero ristretto di aziende legate all’estrazione e all’utilizzo dei combustibili fossili. Nel 2024 queste aziende erano 166 e hanno generato una quantità enorme di emissioni, con circa la metà dell’inquinamento complessivo attribuibile ad appena 32 società.
Tra le 20 aziende più inquinanti, 17 sono statali
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Il paradosso è che, tra le 20 aziende più inquinanti al mondo in questo settore, ben 17 sono controllate direttamente dallo Stato. Si tratta quindi di imprese guidate da governi che, almeno sulla carta, hanno sottoscritto gli accordi di Parigi e si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra per limitare il riscaldamento globale e l’inquinamento ambientale.
In cima a questa speciale classifica delle aziende statali più inquinanti al mondo, responsabili di quasi il 40% delle emissioni globali, si trova Saudi Aramco, la compagnia petrolifera nazionale dell’Arabia Saudita e il maggiore produttore di petrolio al mondo. Se fosse uno Stato, si collocherebbe tra i primi cinque Paesi più inquinanti del pianeta. Seguono le aziende statali di Paesi come Russia, Iran, Emirati Arabi Uniti, India, Algeria, Iraq e Qatar. Le compagnie petrolifere controllate da questi Stati figurano tra i maggiori responsabili dell’inquinamento globale. Nella top 20, le uniche aziende private presenti sono Shell, Chevron ed ExxonMobil, con quest’ultima che produce da sola più emissioni di un intero Paese come la Corea del Sud.
Il problema è che, nonostante le grandi campagne di sensibilizzazione e la crescente consapevolezza di essere vicini a un punto di non ritorno, le emissioni di queste aziende continuano ad aumentare. Quasi due terzi dei principali inquinatori globali stanno incrementando la propria produzione di gas serra, mettendo seriamente in discussione gli impegni climatici assunti a livello internazionale. Tutto ciò rischia di vanificare gli sforzi compiuti da molte aziende e governi che stanno investendo nella transizione energetica e nelle fonti rinnovabili. È un paradosso difficile da giustificare, soprattutto considerando che molti dei maggiori responsabili dell’inquinamento sono imprese statali che dovrebbero guidare il cambiamento, non ostacolarlo.
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