Il gruppo Kering, uno dei colossi mondiali del lusso, ha recentemente comunicato i risultati del terzo trimestre (Q3) del 2024, dati particolarmente attesi dagli analisti e dagli investitori.
A quanto pare, Kering si trova ancora in un contesto tecnico ed economico ricco di difficoltà. Sebbene il gruppo possieda un portafoglio di marchi prestigiosi - com Gucci, Bottega Veneta, Yves Saint Laurent, Balenciaga e Alexander McQueen - e abbia dimostrato capacità di adattamento in passato, la sfida rimane quella di riuscire a diversificare le proprie fonti di reddito, riconquistando mercati fondamentali come l’Asia-Pacifico.
Va detto che il gruppo Kering non è l’unico a mostrare una contrazione. Anche altri grandi gruppi del settore moda e lusso, come LVMH e Richemont, hanno vissuto difficoltà simili, segnalando un periodo critico per l’industria del lusso.
Potremo mai assistere a una rinascita del settore del lusso europeo oppure il tanto atteso recupero del mercato rimane un miraggio?
Kering, una potenza nel lusso globale
Kering, fondato nel 1963, è una delle principali multinazionali del lusso, con marchi iconici come Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta e Balenciaga nel suo portafoglio. L’azienda è nota per la sua gestione integrata dei brand e per la sua capacità di trasformare marchi storici in potenze globali del lusso. Nonostante il gruppo abbia una solida reputazione nel settore, l’ultimo periodo ha visto una significativa contrazione dei risultati finanziari, soprattutto a causa delle difficoltà in Asia e della debole domanda nei principali mercati.
Il 23 ottobre 2024, Kering ha annunciato i risultati del terzo trimestre, che hanno visto le entrate totali del gruppo avvicinarsi ai $3,8 miliardi. Questo rappresenta una crescita del 15% in termini di dati riportati e del 16% su base comparabile. Nonostante l’apparente crescita, questi numeri devono essere analizzati alla luce di un contesto globale sfidante, che ha visto una domanda debole nei mercati chiave, in particolare l’Asia-Pacifico.
Le entrate dalla regione Asia-Pacifico, che storicamente rappresentava una delle principali fonti di guadagno per Kering, sono scese del 5%, attestandosi al 29% del totale. In compenso, l’Europa occidentale ha guadagnato il 2% in termini di peso sul fatturato, arrivando al 23% delle entrate totali, mentre il Nord America ha mantenuto una quota del 32% e il Giappone ha contribuito con l’8%. Il calo in Asia è stato in gran parte attribuito al rallentamento economico in Cina e al peggioramento delle condizioni macroeconomiche, mentre l’Europa occidentale e il Nord America hanno beneficiato di una ripresa estiva più sostenuta.
Cosa sta affossando i conti del gruppo?
Durante la chiamata agli utili, il management di Kering ha definito il terzo trimestre «impegnativo», evidenziando come il peggioramento delle condizioni economiche globali abbia pesato sul sentimento dei consumatori. Questo ha provocato un calo del traffico nei negozi e una decelerazione generale delle vendite, particolarmente evidente in Giappone a causa della forza dello yen. Tuttavia, nonostante le difficoltà in Asia, il Nord America e l’Europa occidentale hanno mostrato segnali di stabilità, con una buona performance durante l’estate.
Kering ha anche sottolineato come la sua esposizione alla Cina continui a rappresentare un fattore critico per le sue performance complessive. La debolezza economica in questo mercato ha contribuito in modo significativo al calo delle vendite, e il gruppo sta cercando di diversificare le proprie fonti di reddito per mitigare questi rischi.
Per quanto riguarda i singoli marchi, il più grande contributore alle entrate, Gucci, ha registrato un terzo trimestre particolarmente difficile. Le entrate si sono attestate a €1,6 miliardi, in calo del 26%. Questa contrazione è stata influenzata dalle difficoltà in Asia e da un rallentamento della domanda globale per il marchio.
Saint Laurent ha subito una flessione più contenuta, con entrate per €670 milioni, in calo del 13% su base riportata e del 12% su base comparabile. Bottega Veneta ha invece mostrato una maggiore resilienza, con ricavi vicini ai €400 milioni, in crescita del 4% riportato e del 5% comparabile.
Le altre case di moda del gruppo hanno visto una diminuzione del 15% nelle entrate, mentre le vendite all’ingrosso sono crollate del 28%, segno di un settore in difficoltà. Un aspetto positivo è stato rappresentato da Kering Eyewear, che ha registrato un aumento delle vendite del 4%, contribuendo a bilanciare parzialmente il calo generale.
Analisi tecnica del titolo
Il crollo del titolo è stato accentuato dalle deludenti performance di Gucci, ma le recenti dichiarazioni dell’azienda e i tentativi di diversificare le fonti di reddito potrebbero indicare una potenziale ripresa. Tuttavia, gli investitori rimangono cauti, in attesa di segnali concreti di un’inversione di tendenza, in particolare in mercati chiave come l’Asia.
Rispetto ai massimi storici, il titolo è crollato del 72% e, ormai da agosto 2021, non si registrano grandi segnali di ripresa tecnica. Il crollo di 1KER coincide con l’inizio della crisi del mercato azionario cinese, evidenziando la stretta dipendenza dei fondamentali del titolo dall’andamento macroeconomico cinese. Non a caso, sembra che il mercato sconti l’andamento del titolo sulla base delle prospettive di deterioramento delle relazioni con il mercato Asia-Pacifico.