Legge di Bilancio 2027, luci e ombre della manovra: meno tasse per un anno, meno pensioni per sempre

Raphael Raduzzi

0 Commenta

Dal taglio dell’IRPEF al nuovo regime forfettario, la manovra contiene alcune misure positive. Ma dietro gli annunci emergono le contraddizioni: la riduzione della rivalutazioni delle pensioni nasconde un taglio per oltre 14 miliardi.

Legge di Bilancio 2027, luci e ombre della manovra: meno tasse per un anno, meno pensioni per sempre

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

La legge di Bilancio 2027 approda finalmente in Parlamento che si appresta ingaggiare la solita battaglia con l’esecutivo per avere un minimo di budget per emendare il provvedimento. Tuttavia, la base di partenza ora è finalmente definita.

La manovra è di circa 26 miliardi di euro, di cui una buona parte – 9 miliardi – servono unicamente a prorogare incentivi già esistenti. La stessa manovra contiene diversi provvedimenti che meritano di essere accolti positivamente come, ad esempio, la riduzione dell’IRPEF per una parte del ceto medio e l’ampliamento del regime forfettario per le partite IVA.

Eppure, emergono diversi dubbi analizzando la durata di questi benefici, quali categorie siano chiamate a finanziarli e soprattutto quali effetti producano nel medio e lungo periodo.

Prendiamo ad esempio quella che forse è la norma più significativa di questa legge di bilancio, quantomeno per come è stata pubblicizzata, e che riguarda l’estensione dell’aliquota IRPEF del 33% ai redditi compresi tra 50.000 e 55.000 euro.

La misura interesserà, secondo la relazione tecnica, circa 3,2 milioni di contribuenti, con un beneficio massimo di 500 euro all’anno. Tuttavia, questa riduzione è finanziata solo per un anno, dal 2028 si dovranno trovare nuove risorse per finanziare il provvedimento.

Un altro intervento positivo riguarda l’estensione a 100.000 euro della soglia prevista per il regime forfettario dagli attuali 85.000. Anche qui c’è un però: l’esenzione all’obbligo IVA andrà negoziata con l’Unione Europea, che ha spesso messo nel mirino l’Italia per questo regime fiscale.
Di positivo c’è anche l’eliminazione del bollo auto che diventa finalmente strutturale, con però gli stessi limiti del provvedimento di qualche mese fa: rientrano nella platea solo automobili con potenza inferiore o uguale a 80 kW (circa 108 cavalli).

Interessanti sono anche l’aumento al 180% della deduzione per l’assunzione giovani e donne e la tassazione all’1% dei premi per lavoratori under 30 fino a 2.500 euro. E ancora c’è il Fondo Valore nuovi nati, una sorta di salvadanaio intestato ai bambini nati a partire dal 1° gennaio 2027 con lo stato che verserà 100 euro all’anno fino alla maggiore età, per un totale di 1.800€ euro quindi.

Questi fondi verranno investiti da CDP secondo criteri prudenziali e i genitori potranno anche aumentare il fondo dei propri figli con versamenti personali soggetti a detrazione irpef del 19% fino a 1.000€. Ipotizzando un rendimento del 3% a 18 un nuovo nato nel 2027 si troverebbe un gruzzoletto di circa 2.340€. Anche qui sarà da vedere – dopo il relativo decreto attuativo – come operativamente CDP gestirà questi fondi e se ci sarà anche con questo provvedimento, un’ulteriore apertura verso la previdenza privata dato che quei fondi a 18 anni, potranno essere riscattati solo per investimenti per creare una nuova azienda, per spese in testi scolastici oppure per essere messo – guarda caso – in fondi di previdenza complementari.

Una delusione riguarda invece gli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici.
Nelle settimane precedenti alla presentazione della manovra era stata prospettata la possibilità di riportare l’Ecobonus al 65%, almeno per alcune tipologie di intervento particolarmente efficaci dal punto di vista del risparmio energetico. Il Governo ha scelto di prorogare le aliquote del 50% per l’abitazione principale e del 36% per gli altri immobili, senza introdurre il rafforzamento al 65% ipotizzato.

Venendo alle coperture, la manovra aumenta di 5 punti percentuali l’IRAP per le impresi che producono energia. Una maggiorazione di cinque punti comporta, a parità di base imponibile, un aggravio fiscale di 50.000 euro per ogni milione di euro di valore della produzione netta imponibile.
Il Governo ha previsto espressamente il divieto di trasferire direttamente o indirettamente il maggior carico fiscale sui prezzi, sulle tariffe e sui corrispettivi applicati ai clienti. Una disposizione che, almeno sulla carta, dovrebbe tutelare famiglie e imprese da eventuali rincari. Ma l’aumento della tassazione avrà ovviamente ripercussioni sui margini, sulla capacità di investimento, sulle offerte commerciali e sulle decisioni relative a nuovi progetti delle aziende nel settore energetico ed è davvero difficile pensare che nemmeno una parte delle maggiori tasse finiranno nelle bollette degli italiani. Considerazioni simili si possono anche traslare sulle maggiori imposte al settore bancario.

Ma la misura più controversa della legge di Bilancio 2027 riguarda senza dubbio la rivalutazione delle pensioni.

Il Governo modifica il meccanismo di adeguamento degli assegni all’inflazione, riducendo la percentuale riconosciuta ai trattamenti superiori a quattro volte il minimo INPS. La nuova struttura prevede una rivalutazione integrale soltanto fino a circa 2.447 euro lordi mensili, per pensioni da 3.059 euro l’adeguamento è solo del 53% e così a scalare fino ad appena il 32% per le pensioni superiori a dieci volte il minimo.

Oltre questa soglia, l’adeguamento viene progressivamente ridotto: l’85% per gli assegni fino a circa 3.059 euro, il 53% per quelli fra cinque e sei volte il minimo, il 47% tra sei e otto volte, il 37% tra otto e dieci volte e appena il 32% per le pensioni superiori a dieci volte il minimo.
In pratica un pensionato che riceve 3100 € lordi, cioè circa 2.250 euro mensili in tredici mensilità, vedrebbe un adeguamento di appena la metà dell’inflazione annuale. Pane per nuove sentenze della Corte Costituzionale?

La Ragioneria dello Stato stima che la minore rivalutazione comporterà risparmi lordi per circa 1,48 miliardi di euro nel 2027 e 14,24 miliardi complessivi fino al 2036.
E questo con una stima di inflazione per il prossimo anno del 2,8%. In realtà, guardano al continuo aumento dei prezzi di benzina, gas, energia elettrica e tutte quelle spese fisse che gli italiani affrontano giornalmente, questo dato potrebbe essere ben superiore al 3%.
In quel caso non solo i risparmi sarebbero maggiori, ma anche le entrate tributarie per lo stato aumenterebbero grazie ai maggiori incassi di IVA ed accise.

Basti considerare che, secondo la documentazione parlamentare relativa alla legge di Bilancio 2026, il gettito IVA previsto era pari a circa 217 miliardi di euro: anche leggere variazioni nei prezzi possono determinare miliardi in più per le casse statali.

Motivo per cui questa legge di bilancio ha dei grossi limiti. Per fare un paragone anche il governo Draghi – che non può essere certo annoverato tra i governi spendaccioni – aveva introdotto numerose misure per contrastare il carovita nei momenti peggiori della crisi energetica, dall’azzeramento degli oneri di sistema sulle bollette elettriche, alla riduzione dell’IVA sul gas al 5% fino ai crediti d’imposta per imprese energivore e gasivore, o al rafforzamento dei bonus sociali elettrici e gas. A guardare i prezzi di gas, energia elettrica e carburanti i problemi sembrano quelli del 2022, oggi mancano anche le poche risposte messe in campo all’epoca.

Commenti

0

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Nessun commento: scrivi tu il primo.

Cerca la tua Azienda su