Si fa un gran parlare del divieto di vendita delle auto con motore endotermico imposto dall’Unione Europea. Ma il motivo di questo divieto ha radici e mire ben più profonde di ciò che a un occhio disattento potrebbe sembrare.
Nella moderna pianificazione economica, infatti, lo Stato - applicando in questo caso norme dell’Unione europea - non espropria direttamente i beni o le aziende (come avviene da sempre nei sistemi socialisti classici) ma limita gradualmente e in modo quasi impercettibile ai più il diritto di proprietà dei singoli attraverso normative, regolamenti, tassazioni e altri strumenti. In questo modo, i proprietari rimangono tali solo di nome, mentre la capacità di gestire liberamente le loro proprietà si riduce fino a che non passa di mano del tutto.
La pianificazione, però, non si limita soltanto al lato del produttore. Colpisce anche le scelte del consumatore. Col pretesto di proteggere il consumatore, proteggere l’ambiente, o proteggere i prodotti nazionali, lo Stato può decidere quali beni possono essere venduti e quali no, andando a limitare arbitrariamente la scelta del consumatore.
Con questo divieto lo Stato si intromette nel rapporto produttore-consumatore, decidendo al posto di entrambi cosa debbano preferire e cosa debbano produrre.
Questo socialismo «soft» permette ai governi di dirigere l’economia senza l’onere della proprietà, mantenendo l’apparenza di un mercato libero mentre in realtà, le scelte delle imprese sono fortemente condizionate dalla volontà politica. Un cambiamento sottile, ma profondo, che ridefinisce il rapporto tra stato ed economia.
Il risultato di tutto questo è lo stesso del socialismo classico: si bloccano innovazione e investimenti, si costringono alla chiusura intere filiere produttive, e si crea incertezza sul mercato.