Sono considerate le vecchie tradizionali polizze vita, sebbene le loro strutture abbiano subito evoluzioni con il passare del tempo.
In realtà svolgono ormai un ruolo più finanziario che protettivo in caso di decesso, data - bisogna riconoscerlo - l’assenza di altri strumenti difensivi. L’industria del settore (banche, assicurazioni, gestori di fondi ecc.) non ha infatti creato vere alternative alle cosiddette Ramo 1 e quando l’ha timidamente fatto non è stata in grado di riscuotere successo con i prodotti sostitutivi.
I punti salienti di queste polizze vita
Le Ramo 1 si distinguono per alcune caratteristiche, che approfondiamo punto per punto.
- Partiamo dall’elemento chiave: quali sono i fattori che determinano la scelta di questo tipo di polizze?
Sono sostanzialmente tre:
1°) La protezione del patrimonio: in effetti è garantito ma poi vedremo che qualche rischio lo comportano
2°) Il rendimento stabile nel tempo: si presta solo a chi ha davvero una bassissima propensione al rischio e quindi si accontenta diciamo di poco. C’è però un fattore significativo: consiste nella capitalizzazione dei profitti. Ciò significa che con il passare degli anni questi si accumulano, generando profitti sui profitti precedenti, con un lento effetto leva
3°) La pianificazione successoria: svolge un ruolo significativo e sempre più il mercato considera determinante tale caratteristica
- Proseguiamo con quest’ultimo elemento: come si struttura la protezione dei beneficiari in caso di decesso dell’assicurato?
È una salvaguardia relativa all’importo investito (più un eventuale premio) e agli interessi maturati: gli emittenti esaltano spesso questa caratteristica ma non si tratta certo di una remunerazione consistente. In realtà è più importante un altro aspetto: con il passare del tempo le Ramo 1 hanno assunto un ruolo significativo in presenza di situazioni familiari complesse, poiché il sottoscrittore è libero di scegliere i beneficiari, senza che altri debbano venirlo a sapere. Ecco così che chi ha – per esempio – due famiglie può proteggere quella “non ufficiale” con tale strumento finanziario.
- Il capitale è davvero garantito?
È questo il vero punto di forza, che piace molto a chi investe. Quanto versato viene protetto al 100%, indipendentemente dall’andamento dei mercati, con in aggiunta un rendimento minimo consolidato di anno in anno. Ciò si basa sulla cosiddetta gestione separata, consistente in fondi indipendenti dal patrimonio della Compagnia assicuratrice. Lo sono proprio sempre? In realtà no. Si sono avuti infatti dei fallimenti (pochi in realtà), che hanno comportato problemi agli assicurati.
- È previsto un rendimento minimo, che varia da gestione a gestione. Si tratta di un valore fisso?
No. Il rendimento varia logicamente in base alle caratteristiche della gestione separata, che solitamente è a basso rischio, poiché strutturata su titoli di Stato, obbligazioni ad alto rating e solo in alcuni casi quote minime di azionario. Ogni anno la società comunica (quasi sempre nei primi mesi di quello successivo) il rendimento maturato, che va ad accumularsi al capitale iniziale.
- Un altro motivo per cui molti investitori puntano sulle ramo 1 sta in alcune esenzioni fiscali che le caratterizzano. Quanto sono importanti?
Sono due le componenti fiscali che svolgono un impatto nella riduzione dei costi complessivi dell’investimento:
1°) L’imposta di bollo dello 0,20%, che grava su tutti gli investimenti finanziari e che di fatto è una specie di mini patrimoniale, non deve essere versata nel caso di queste polizze
2°) In presenza di decesso del sottoscrittore gli eredi non dovranno pagare la tassa di successione per i capitali detenuti appunto in polizze Ramo 1.
Attenzione però ai costi
Il bilancio complessivo appare quindi molto favorevole per gli investitori che puntino più alla componente riduzione del rischio che a quella del rendimento. Il quale viene anche penalizzato da una serie di costi non trascurabili.
1°) Costi di ingresso: quando si sottoscrive una polizza si paga una percentuale fissa, che dipende dal singolo prodotto. La media viene stimata sul 3% ma ci possono essere margini di manovra da parte di chi investe in rapporto all’ammontare sottoscritto. Solitamente quello base si aggira sui 100.000 euro ma logicamente se sale di molto esiste la possibilità di una trattativa con la società assicuratrice o il suo intermediario. Si tenga conto che si valuta un impatto del costo di ingresso equivalente all’incirca al rendimento del primo anno: di fatto quindi è come se si iniziasse a investire dopo 12 mesi.
2°) Costi di gestione: il rendimento lordo viene penalizzato da oneri annui che dipendono dalla singola polizza. Questa componente nuoce soprattutto se i tassi di interesse sono bassi e altrettanto lo è la redditività annua. Bisogna porre attenzione alla relativa voce, resa manifesta nel documento annuo di rendicontazione. Ne consegue che, se si investe su un periodo di pochi anni, il suo peso può rivelarsi penalizzante.
3°) Costi di uscita: sono quasi sempre alternativi ai costi di ingresso. Meglio comunque informarsi in merito, anche perché il mondo delle polizze ramo 1 è vasto e prevede emissioni di diritto estero (per esempio lussemburghese o irlandese), che possono essere eventualmente regolamentate in maniera differente.
Un aspetto ugualmente da verificare è quello che la Compagnia svolga il ruolo di sostituto di imposta e sollevi quindi il contraente da qualsiasi obbligo di dichiarazione dei redditi.
L’alternativa delle Ramo 3
In tale ambito si entra in un contesto decisamente meno protettivo rispetto alle Ramo 1. Sono infatti strumenti che garantiscono in parte una copertura sulla vita e in parte un investimento finanziario di due tipi con elevati livelli di personalizzazione:
- le polizze Unit Linked hanno come sottostanti dei fondi
- le polizze Index Linked hanno come sottostanti indici o panieri di azioni, bond o altro.
Il capitale non è in parte garantito, un rendimento minimo nemmeno e spesso i costi di gestione risultano elevati ma ci possono essere vantaggi fiscali importanti, soprattutto nel lungo termine, così come potenziali performance molto più significative.
E se la Ramo 1 me la facessi io!
Si è detto che i tre punti forti delle polizze a gestione separata sono la protezione del patrimonio, un rendimento minimo stabile nel tempo e la pianificazione successoria. C’è chi spesso chiede agli esperti del settore se non sia possibile ottenere gli stessi effetti costruendo un portafoglio di titoli di Stato che può assicurare in parte identiche garanzie con performance maggiori e costi minori. La risposta è solo parzialmente positiva. Un rendimento minimo è facile da replicare per esempio con dei Btp su diverse scadenze, ma logicamente in presenza di un rischio di concentrazione nettamente maggiore. Anche sul fronte successorio è possibile costruire una struttura esente da tasse sul passaggio di proprietà: basta scegliere governativi italiani, di Paesi dell’Unione europea o di organismi sovranazionali, quali per esempio la Bei. Impossibile invece replicare la protezione del patrimonio, in altre parole la gestione separata, tipica solo delle forme assicurative. Certo in ogni caso che aggiungere a una Ramo 1 un consistente portafoglio di Btp e altri titoli di Stato ha poco senso, poiché si raddoppierebbe la posizione sugli stessi sottostanti.
In conclusione le forme assicurative a capitale protetto svolgono un ruolo certamente importante per l’investitore privato con un patrimonio non trascurabile ma vanno ipotizzate in ottiche temporali di lungo periodo e in presenza di situazioni familiari che le rendano vantaggiose. Scegliendo comunque solo emittenti di primissimo piano. Non c’è infatti niente di peggio che puntare sull’assenza di rischio per poi scoprire che di rischi occulti ce n’erano e non pochi.