Le famiglie povere spendono di più in auto di quelle ricche. Il paradosso che sta distruggendo i risparmi degli italiani

Alberto De Pasquale

10/05/2026

Siamo tra i paesi europei che usano meno i mezzi pubblici e più dipendenti dalle quattro ruote, perfino quando i costi diventano insostenibili.

Le famiglie povere spendono di più in auto di quelle ricche. Il paradosso che sta distruggendo i risparmi degli italiani

Qualcuno potrebbe definirlo un paradosso, ma in realtà è una dinamica precisa e da cui è difficile sfuggire: le famiglie a basso reddito sono più dipendenti dall’auto privata rispetto a quelle benestanti, che invece possono fare maggiore affidamento sui mezzi pubblici o su soluzioni di mobilità alternative.

Sembrerebbe una contraddizione, considerando il forte aumento dei listini avvenuto negli ultimi dieci anni, con i prezzi delle auto che sono cresciuti molto di più dell’inflazione e del reddito disponibile.

Senza contare gli alti costi per manutenzione, riparazioni e carburante, la voce più calda del momento viste le recenti tensioni sui flussi di petrolio. Si tratta però di un fenomeno ben consolidato, soprattutto in Italia, che risulta il grande paese europeo con la più bassa quota di utenti del trasporto pubblico.

Mezzi pubblici per pochi

Partiamo da un’analisi Eurostat sul trasporto pubblico. Secondo l’ufficio statistico dell’Unione Europea, circa un cittadino europeo su due non utilizza i mezzi pubblici: ossia, non lo fa praticamente mai. Più precisamente il 50,6% dei residenti nei 27 paesi Ue ha dichiarato di non essere mai salito a bordo di un mezzo pubblico nel 2024 (ultimo anno disponibile). Il 17,1% ha utilizzato il trasporto pubblico meno di una volta al mese, il 10% una volta al mese e l’11,6% una volta ogni settimana, mentre solo il 10,7% ha dichiarato di farlo ogni giorno.

Nel caso dell’Italia i numeri parlano di un utilizzo molto più frammentato. Sempre nel 2024 il 68% degli italiani (dai 16 anni in su) non ha mai messo piede su un mezzo pubblico, ai livelli più alti d’Europa dietro Cipro (85%) e davanti al Portogallo (67,8%). L’11,8% degli italiani ha dichiarato un utilizzo del trasporto pubblico per meno di una volta al mese, il 6,8% ogni mese, l’8,3% ogni settimana e soltanto il 5,1% ogni giorno. Il quadro non cambia di tanto se si restringe l’analisi alla popolazione tra i 16 e i 29 anni, ossia su chi va a scuola, studia all’università o è un giovane lavoratore.

Anche tenendo nel campione una buona rappresentanza di persone che non può spostarsi autonomamente in auto, per il semplice fatto di essere minorenne e quindi di non aver potuto ottenere la patente, l’uso del trasporto pubblico è comunque ai minimi. Quasi un giovane su due in Italia (il 47,2% nel 2024) dichiara di non utilizzare mai il trasporto pubblico, mentre è soltanto il 17,9% a usarlo quotidianamente.

Utilizzo del trasporto pubblico in Europa Utilizzo del trasporto pubblico in Europa Percentuali di persone che non utilizzano mai i mezzi pubblici e che lo fanno ogni settimana

Il dominio dell’auto

Lo scarso utilizzo del trasporto pubblico in Italia è legato innanzitutto a un contesto geografico particolare. Il Paese è lungo e stretto. A differenza di Germania e Francia, che hanno spazi più aperti e grandi centri urbani concentrati, la popolazione italiana è diffusa in tanti piccoli comuni (quasi 8 mila). Per collegarli tutti in modo efficiente ci sarebbe bisogno di migliaia di linee con corse frequenti, per una domanda che sarebbe comunque bassa.

Mentre nelle grandi città si sono affermate alternative all’auto, nelle zone più periferiche le quattro ruote dominano, alimentando una cultura dei motori che in Italia è in ogni caso particolarmente radicata. Siamo il paese europeo col più alto tasso di motorizzazione, ossia con più auto in rapporto agli abitanti: sono oltre 700 ogni mille residenti, più di quelle in Francia, Germania e Spagna (dove sono tra 550 e 600). Una diffusione così alta (necessaria se si vive in zone isolate), cresciuta nella convinzione che l’auto sia un mezzo di libertà, comodità e status imprescindibile, ha però delle implicazioni importanti: anche chi fatica a stare dietro ai costi, non riesce a fare a meno delle quattro ruote.

La povertà dei trasporti

Si parla di povertà dei trasporti per esprimere un fenomeno ampio, che in molti casi consiste nella difficoltà o nell’impossibilità economica di accedere alla mobilità (privata o pubblica). Secondo un rapporto di Isfort (l’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti), l’uso dei mezzi pubblici, ma anche della bicicletta, è nettamente più diffuso nei comuni dove le famiglie hanno redditi mediamente più alti, mentre si riduce in quelli più poveri. Nei comuni dove si percepisce in media meno di 15 mila euro all’anno quasi il 3% degli spostamenti avviene col trasporto pubblico, mentre il dato sale al 14% in quelli sopra i 25 mila euro.

Di recente il Transport Poverty Lab, un osservatorio promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ha presentato il primo green paper italiano sul tema della povertà dei trasporti. Sono 915 mila le famiglie italiane con risorse economiche percepite come assolutamente insufficienti: il 70% di queste possiede almeno un’auto e il 20% ne ha due o più. L’uso del trasporto privato per le famiglie è strettamente collegato all’attività di studio e lavorativa e spesso risulta indispensabile nel caso si viva lontano dalle grandi città che offrono più servizi di trasporto pubblico: le stesse città che però in molti casi si è costretti a raggiungere per motivi di lavoro, studio e per accedere ai servizi essenziali e dove è diventato sempre più difficile vivere, in particolare a causa dei prezzi troppo alti delle abitazioni.

Fonte

Eurostat e Isfort