Le azioni Leonardo (LDO) crollano, ma il portafoglio ordini record da €57 miliardi racconta un’altra storia

Tommaso Scarpellini

25 Giugno 2026 - 15:34

Le azioni Leonardo crollano mentre la guerra si placa, ma un dato da €57 miliardi racconta una storia opposta.

Il mercato inizia a prezzare la possibile conclusione del conflitto in Medio Oriente e le azioni dei titoli della difesa potrebbero risentirne, e fra questi anche Leonardo. Ed è un fatto che pone qualche interrogativo, considerando la mole di investitori che si sono comunque esposti, proprio in previsione di una crescita più duratura promossa da molti analisti. Queste novità potrebbero davvero portare a un vero e proprio bear market per le azioni LDO?

Leonardo, che a marzo 2026 aveva segnato il suo record storico, sembra ora confrontarsi con uno scenario diverso. La prospettiva di una de-escalation e di una tregua più stabile potrebbe aver rimosso parte dell’effetto speculativo immediato che negli anni precedenti aveva spinto i titoli della difesa verso i massimi storici. Vale la pena soffermarsi un attimo su cosa significhi effetto speculativo in un comparto come quello della difesa. Quando un conflitto si intensifica o rischia di allargarsi, il mercato tende ad anticipare un aumento della domanda di armamenti, mezzi e tecnologie militari. Questa anticipazione si traduce in acquisti che spingono il prezzo del titolo verso l’alto ancora prima che i ricavi aggiuntivi si concretizzino effettivamente nei bilanci. È un meccanismo che amplifica i movimenti di prezzo in entrambe le direzioni: così come può gonfiare le valutazioni in fase di escalation, può sgonfiarle altrettanto rapidamente quando lo scenario si raffredda.

Il calo non riguarderebbe solo Leonardo, ma sembrerebbe interessare l’intero comparto. Il settore europeo della difesa nel suo complesso avrebbe registrato pressioni di vendita diffuse, con nomi di peso come Rheinmetall e BAE Systems che avrebbero subito correzioni piuttosto brusche. Questo elemento è particolarmente significativo dal punto di vista tecnico, perché un movimento che coinvolge un intero settore, e non un singolo titolo, suggerisce solitamente una causa macro o geopolitica comune, piuttosto che problemi specifici legati ai conti di una singola azienda.

Nel breve termine, è ragionevole ipotizzare che le azioni Leonardo possano continuare a subire pressioni ribassiste, o quantomeno fasi di lateralizzazione, legate a un raffreddamento generale del sentiment sul comparto della difesa? Può essere. Ma nel lungo?

Il controsenso che gli investitori non possono ignorare

La realtà di fondo, però, racconta una storia diversa da quella suggerita dalle cronache geopolitiche del momento. I piani di incremento della spesa militare dei paesi NATO ed europei, come l’iniziativa ReArm Europe, sembrerebbero configurarsi come programmi di lungo periodo, pensati per ricostituire arsenali esauriti e modernizzare le dotazioni tecnologiche in chiave di deterrenza strategica.

Il concetto di deterrenza strategica merita una spiegazione, perché è la chiave per comprendere perché questi budget potrebbero non seguire l’andamento di un singolo conflitto. Un paese, o un’alleanza come la NATO, non accumula capacità militari soltanto per affrontare una guerra in corso, ma anche per scoraggiare potenziali aggressori dal tentare azioni ostili in futuro.

Questo significa che gli investimenti in difesa hanno tipicamente un orizzonte temporale di anni, se non decenni, e tendono a essere meno sensibili alle oscillazioni di breve periodo legate a un singolo fronte di crisi. Questi budget, secondo molti osservatori, potrebbero quindi restare elevati indipendentemente dall’andamento di singoli conflitti regionali.

Al termine del primo trimestre del 2026, Leonardo vanterebbe un portafoglio ordini record pari a circa €57 miliardi. Il portafoglio ordini, conosciuto anche come backlog, rappresenta l’insieme dei contratti già firmati ma non ancora completati o fatturati. È un indicatore particolarmente importante per le aziende industriali a ciclo lungo come Leonardo, perché fotografa la domanda futura già garantita, indipendentemente da quello che potrebbe accadere sui mercati finanziari nel breve termine. Una mole di contratti già firmati che, almeno sulla carta, potrebbe garantire al gruppo una visibilità sui ricavi e una copertura della produzione per oltre due anni e mezzo.

Ed è qui che si apre un possibile controsenso. Da un lato la situazione attuale del titolo racconterebbe un’inversione di breve e medio periodo non trascurabile.

Cosa potrebbe suggerire l’RSI

Eppure, proprio in questo contesto, potrebbe nascondersi una divergenza interessante. Se le aspettative di lungo periodo restassero effettivamente positive, nonostante il possibile termine del conflitto distolga parte della lucidità degli investitori nel breve, alcuni indicatori potrebbero raccontare una fase ancora da decifrare.

L’RSI, acronimo di Relative Strength Index, è uno degli oscillatori più utilizzati nell’analisi tecnica. Si tratta di un indicatore che misura la velocità e l’ampiezza dei movimenti di prezzo su una scala da 0 a 100, con l’obiettivo di individuare condizioni di ipercomprato, generalmente sopra quota 70, o di ipervenduto, generalmente sotto quota 30. L’idea di fondo è che, dopo movimenti eccessivi in una direzione, il prezzo tenda statisticamente a un riequilibrio.

Attualmente l’RSI di Leonardo si troverebbe a 35,25, al di sotto della sua media (linea gialla a 46,84). L’oscillatore si starebbe muovendo rapidamente verso la zona di ipervenduto, sotto quota 30. Al momento non si noterebbero ancora divergenze rialziste, ovvero quelle situazioni in cui il prezzo continua a scendere mentre l’oscillatore inizia a risalire, segnale spesso interpretato come un possibile esaurimento della pressione di vendita.