Le azioni Buzzi possono salire del 25%. Ma non sono un affare, secondo Morgan Stanley

Claudia Cervi

9 Aprile 2026 - 12:12

Buzzi può salire del 25%, ma gli analisti restano cauti. Tra valutazioni a sconto e rischi sul 2026, ecco cosa non convince davvero il mercato.

Le azioni Buzzi possono salire del 25%. Ma non sono un affare, secondo Morgan Stanley

Le azioni Buzzi continuano a scendere. Anche oggi dell’1,5%. Ma i conti restano solidi e, soprattutto, migliori delle attese. Da inizio 2026 il titolo è in calo di circa l’11%, dopo aver perso oltre il 20% a metà marzo, quando ha toccato i minimi in area 41 euro. Eppure, qualcosa non torna. Gli analisti continuano a vedere valore: il gruppo tratta a sconto rispetto ai competitor europei e alla propria media storica, con target price fino a 58 euro. Dunque c’è un potenziale di rialzo del 25% circa.

Perché allora il mercato non ci crede?

Buzzi è davvero a sconto (o è una trappola per chi investe?)

La debolezza di Buzzi non è imputabile ai conti. Nel 2025 il gruppo ha chiuso con un fatturato di 4,52 miliardi di euro, in crescita del 4,8% rispetto ai 4,31 miliardi del 2024. I volumi di cemento sono saliti a 31,9 milioni di tonnellate (+21,2%), mentre il calcestruzzo preconfezionato ha raggiunto 9,9 milioni di metri cubi (+1,8%).

Sul fronte della redditività, il gruppo ha centrato la parte alta della guidance con un Ebitda di circa 1,23 miliardi di euro, in linea con le attese. Anche l’utile netto, pari a 921 milioni di euro, è risultato superiore alle attese.

A questo si aggiunge una struttura finanziaria particolarmente solida. La posizione finanziaria netta è positiva per oltre 1,13 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto ai 755 milioni di fine 2024. Un rafforzamento tale da spingere la società a rinunciare all’emissione obbligazionaria prevista, coprendo le esigenze operative con risorse interne.

Numeri che confermano una buona tenuta operativa, anche in un contesto complesso.

A rafforzare la tesi dello sconto ci sono poi le indicazioni delle banche d’affari. Equita, ad esempio, pur tagliando il target price a 55 euro, conferma il giudizio positivo sul titolo, sottolineando come le valutazioni attuali restino “attraenti” e a significativo sconto rispetto ai peer. Per JP Morgan, il titolo ha spazio di crescita fino a 58 euro.

Altri analisti si muovono su livelli più bassi: Morgan Stanley indica un prezzo obiettivo a 56 euro. Citigroup, pur più cauta, si posiziona comunque a 50 euro.

Valori che restano ben al di sopra delle quotazioni attuali. Eppure, il mercato continua a muoversi con cautela.

Le incognite sul 2026: cosa non convince gli analisti

Se il potenziale di rialzo c’è, le raccomandazioni più prudenti spiegano perché il mercato non si sbilancia

Sia Morgan Stanley che Citigroup, infatti, classificano il titolo rispettivamente come “equal-weight” e “neutral”. Nel linguaggio degli analisti, significa che il titolo può muoversi in linea con il mercato o con il settore di riferimento, senza particolari elementi in grado di farlo sovraperformare.

Non indicano una bocciatura, ma nemmeno una vera promozione. Il rating “equal-weight” di Morgan Stanley va letto proprio in questa chiave e spiega perché per la banca le azioni Buzzi non sono un affare.

Il titolo può salire. Ma non abbastanza e soprattutto con un rapporto rischio/rendimento che lo renda la scelta preferibile rispetto ad altre. È questa la vera incognita.

L’attenzione delle banche d’affari si concentra dunque su due variabili che potrebbero incidere direttamente sulla redditività nel 2026: i volumi negli Stati Uniti, primo mercato per il gruppo, e i costi in Europa, dove l’inflazione energetica e operativa continua a rappresentare un fattore di incertezza per i margini.

In questo contesto, gli analisti chiedono soprattutto una cosa: maggiore visibilità. Ma senza certezze sul 2026, il mercato non sale.

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