E se vi dicessero che la Cina ha battuto gli Stati Uniti nella crescita della produttività nel 2024, raddoppiandone la performance con un +5% contro poco più del 2% americano? Ebbene sì: proprio la Cina, da anni al centro delle critiche per la presunta contrazione dei consumi interni, torna a stupire, e lo fa nel pieno di una guerra commerciale senza esclusione di colpi.
I numeri parlano chiaro. Nel Q1 2025, il PIL cinese è cresciuto del 5.4%. Non male per una nazione che, secondo molti, sarebbe “in crisi strutturale”. Ma la domanda sorge spontanea: se i dati sono così solidi, perché i mercati cinesi restano sottovalutati? Forse ciò che sentiamo quotidianamente, tra allarmismi su Pechino, sui dazi e sul rischio sistemico, non racconta l’intera verità.
Una guerra (economica) vera e propria
Il quadro geopolitico è incandescente. Gli USA hanno alzato le tariffe sulle importazioni cinesi fino al 245%, una mossa che rappresenta molto più di una semplice strategia commerciale: è una vera e propria provocazione geopolitica. Pechino non tarderà a rispondere. Ad oggi, dazi di ritorsione, 11 aziende USA inserite nella “Unreliable Entity List”, e controlli export su 7 minerali rari. Questa è la nuova realtà: uno scontro a colpi di dazi e sanzioni, non di bombe, ma comunque ad alto impatto.
La reazione dei mercati? Mista, ma non tragica. L’Hang Seng ha perso il 14% dai massimi dell’anno, ma non ha rotto i minimi annuali, al contrario dell’S&P 500, che ha registrato una contrazione più profonda, nonostante abbia nelle ultime sessioni recuperato parte del terreno perso.
La Cina sta davvero peggio?
Qui arriva il punto scomodo: forse è l’Occidente ad avere un problema, non la Cina. Se nel 2025 la probabilità di recessione globale è stimata al 60%, con USA ed Europa in prima linea, Pechino sembra reggere meglio. Secondo J.P. Morgan, la stima del PIL 2025 è stata tagliata solo al 4.6%.
E in borsa, cosa aspettarsi?
Il fondo lo abbiamo forse già visto nel 2022, con l’Hang Seng ai minimi post-Covid. Da allora il trend è stato altalenante ma costruttivo. Anche nel 2025, nonostante i nuovi dazi, non sono stati violati i supporti tecnici principali.
Hang Seng, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice Hang Seng. Fonte: baha.com
La valutazione dei titoli cinesi è oggi estremamente compressa, con P/E ancora nella parte bassa della loro media storico, e inferiore soprattutto rispetto a quella del mercato americano. E per quanto si parli di dazi, in negativo per i Paesi a cui Trump sembra applicarli, in questo caso, potrebbe non essere la Cina il problema. È l’Occidente che ignora mentre Pechino costruisce un nuovo equilibrio, basato su crescita organica, indipendenza tecnologica e sovranità industriale.