La (vera) Enel è molto meglio di quanto tutti dicono

Tommaso Scarpellini

3 Agosto 2025 - 15:01

Enel torna a essere criticata dopo i conti semestrali, ma dietro i titoli negativi potrebbe nascondersi una storia diversa: qual è la (vera) Enel oltre i dati contabili?

La (vera) Enel è molto meglio di quanto tutti dicono

Enel registra un calo dell’EBITDA del 19,9% nei risultati semestrali 2025. E in pochi giorni è stata letteralmente mangiata viva dalla narrazione finanziaria: tutto per sottolineare come la big italiana dell’energia stia perdendo colpi, riducendo gli investimenti e segnalando, secondo alcuni, un possibile deterioramento strutturale del proprio modello di crescita. Ma questa narrativa, per quanto apparente, rischia di essere miope. Ecco perché.

I numeri veri raccontano una storia più complessa

Partiamo dai numeri. Sì, l’EBITDA è in calo del 19,9%, ma non è l’unica metrica da considerare. I ricavi del primo semestre 2025 sono cresciuti del +5,4%, segnalando che la domanda core del business è rimasta sostenuta, e che la compressione della marginalità è legata più a fattori temporanei che strutturali.

Ma soprattutto: l’utile netto a perimetro costante è in crescita del +4,4%.
Cosa vuol dire? Che al netto di partite straordinarie e variazioni di perimetro, la generazione di profitti è più solida di quanto il dato EBITDA da solo possa raccontare. Alcune voci di spesa sono state contabilizzate in maniera prudenziale, e quindi è possibile che ci si trovi più davanti a una penalizzazione contabile che a un reale deterioramento economico.

Il secondo punto critico riguarda la voce investimenti, che risultano in calo del 14,2%. Questo è stato interpretato come un segnale di rinuncia alla crescita futura. Tuttavia, il contesto macroeconomico e regolatorio attuale impone prudenza, e in questo scenario, una temporanea riduzione degli investimenti può essere strategica più che preoccupante.

Inoltre, proprio mentre vengono tagliati gli investimenti, Enel annuncia un piano di buyback. Apparente incongruenza? Solo se non si considera la logica industriale e finanziaria: restituire valore agli azionisti non è in contrasto con una visione di crescita, se il management ritiene che il titolo sia sottovalutato o che il contesto renda più efficiente investire sul proprio capitale piuttosto che forzare espansioni rischiose.

E lo dimostra un dettaglio chiave, passato quasi inosservato: la guidance 2025 è stata confermata.
Se davvero il management fosse così pessimista sul futuro, avrebbe colto l’occasione per rivedere le stime. Invece no. Questo è un segnale implicito di solidità, che il mercato ha forse ignorato, lasciandosi guidare dall’effetto headline.

Non è un invito all’acquisto. Ma una riflessione

Enel non è necessariamente pronta a una corsa al rialzo, e l’investitore prudente farebbe bene a considerare anche i rischi legati alla regolamentazione, alla volatilità del prezzo dell’energia e all’evoluzione geopolitica del settore.

ENEL, 1W ENEL, 1W Grafico a candele settimanali del titolo ENEL. Fonte: baha.com

Tuttavia, quando un titolo scende del 7% dai massimi, a fronte di dati solo apparentemente negativi, si apre una finestra di riflessione. In un’epoca di overshooting informativo e reazioni impulsive, leggere i dati con lucidità è un vantaggio competitivo. E la (vera) Enel, sotto la superficie, potrebbe essere meglio di come è stata raccontata in questi giorni.

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