La silenziosa crescita economica delle Filippine: nuovo miracolo asiatico in arrivo?

Federico Giuliani

13 Maggio 2024 - 07:18

Dal 2012 ad oggi (escludendo il periodo pandemico) l’economia delle Filippine è cresciuta mediamente del 6% all’anno.

La silenziosa crescita economica delle Filippine: nuovo miracolo asiatico in arrivo?

Le Filippine si sono trasformate nel nuovo epicentro delle tensioni asiatiche. Le rivendicazioni della Cina nel Mar Cinese Meridionale, unite al parallelo rafforzamento dei legami militari tra Manila e Washington, hanno incendiato una regione di per sé tesissima.

Dall’inizio dell’anno, le navi della guardia costiera di Pechino hanno più volte preso di mira le imbarcazioni filippine in mezzo ad atolli, scogli e porzioni marittime contese tra due Paesi ormai diventati rivali. Attenzione però, perché dietro al dossier geopolitico, all’ombrello americano e al rafforzamento militare si nasconde un tema ignorato da molti: la crescita economica delle Filippine.

Certo, nel 2023 il Paese del sud-est asiatico non è riuscito a raggiungere l’ambizioso obiettivo prefissato, fermandosi ad un incremento del pil pari al +5,6%, ben al di sotto rispetto al +7,6% del 2022 e lontano dal traguardo auspicato compreso tra il 6-7%.

Lo scorso anno, in effetti, l’economia filippina ha dovuto affrontare numerosi nodi spinosi, tra cui l’impennata dei prezzi alimentari e i persistenti colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento. Il governo di Ferdinand Marcos Jr. ha reagito fissando dei massimali sui prezzi del riso, mentre la banca centrale ha alzato i tassi di interesse ai livelli più alti degli ultimi anni, nel tentativo di contenere l’inflazione. Eppure qualcosa di interessante si sta muovendo...

La crescita silenziosa delle Filippine

Agli occhi degli investitori internazionali le Filippine rappresentano un mezzo enigma: non sono un gigante del calibro di Cina e India, né una grande nazione manifatturiera come il Vietnam, ma non sono neppure arretrate come Sri Lanka o Bangladesh. Numeri alla mano, dal 2012 ad oggi (escludendo il periodo pandemico) l’economia filippina è cresciuta mediamente del 6% all’anno.

L’Economist lo ha definito un boom silenzioso che ha toccato la presidenza di Benigno Aquino (2010-2016), quella di Rodrigo Duterte (2016-2022) e, infine, quella dell’attuale di Ferdinand Marcos Jr. Il futuro si preannuncia altrettanto roseo. Secondo la Banca Mondiale le Filippine diventeranno molto presto un Paese a reddito medio-alto, mentre McKinsey ha fatto notare che quella di Manila è stata l’economia che è cresciuta più rapidamente in tutto il Sud-Est asiatico nel 2023.

Ci sono poi fatti concreti da attenzionare. Ad esempio, nel Paese si stanno asfaltando strade e costruendo ponti con una programmabilità sconosciuta nel recente passato. A febbraio il governo ha inoltre selezionato un consorzio privato per rinnovare il principale aeroporto di Manila, dove entro il 2029 dovrebbe sorgere la prima linea metropolitana sotterranea. Come se non bastasse, il Paese gode di un’abbondanza di cittadini in età lavorativa e del fatto che metà della popolazione vive ancora nelle campagne. Le Filippine, dunque, hanno un notevole potenziale da sfruttare al meglio.

I progressi di Manila

Il governo Marcos ha sollecitato gli investimenti stranieri per migliorare l’accesso alla banda larga - che in loco è estremamente disomogeneo - e introdotto un sistema nazionale di identità digitale che dovrebbe rendere più semplice per i filippini fare affari e accedere ai servizi governativi online (il 70% dei cittadini si è iscritto).

Tanto altro dovrà essere fatto: migliorare le infrastrutture, incrementare la sicurezza e creare un ambiente capace di attirare investimenti stranieri entrando in competizione con altri Paesi regionali (dal Vietnam alla Thailandia).

Il futuro delle Filippine dipende tuttavia da due fattori poco controllabili. Il primo riguarda una possibile vittoria di Donald Trump alle prossime elezioni statunitensi. In quel caso, infatti, The Donald potrebbe aumentare dazi e alzare tariffe, così da danneggiare anche una parte dell’export di Manila (come i prodotti elettronici). Il secondo chiama in causa la Cina: nel caso in cui le tensioni con il Dragone dovessero aumentare, il miracolo economico filippino potrebbe essere strozzato sul nascere.

In ogni caso, le Filippine possono puntare su due cavalli di battaglia: le rimesse dei suoi circa 2 milioni di cittadini che lavorano all’estero (che mandano a casa ogni anno l’equivalente del 9% del pil del Paese) e il rafforzamento del settore turistico (gli arrivi turistici annuali potrebbero passare da 5,5 milioni nel 2023 a 43 milioni entro il 2030). Trump e Cina permettendo.

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