La rivoluzione solare della Cina (che spaventa l’amministrazione Biden)

Federico Giuliani

18 Febbraio 2024 - 07:20

Le industrie dell’energia pulita di Pechino hanno rappresentato il 40% della crescita del pil nel corso del 2023.

La rivoluzione solare della Cina (che spaventa l’amministrazione Biden)

Se l’economia della Cina continua a crescere lo deve in gran parte anche alle energie rinnovabili. Secondo un’analisi di CarbonBrief.org, le industrie dell’energia pulita di Pechino hanno rappresentato il 40% della crescita del pil nel corso del 2023. Sebbene la rivoluzione cinese dei veicoli elettrici (EV) abbia affascinato il mondo, questo sviluppo green è forse il meno rilevante delle tre frecce – sviluppo dell’energia solare, delle batterie e dei suddetti veicoli elettrici – che trasformeranno il sistema economico del Dragone nei prossimi decenni.

Del resto il presidente Xi Jinping è stato chiaro quando, nel settembre 2020, annunciava la road map del suo Paese per eliminare le emissioni di CO2: raggiungere il picco entro il 2030 per poi conseguire la neutralità del carbonio non oltre il 2060. Da questo punto di vista l’energia eolica e solare giocheranno un ruolo rilevante, con una capacità di generazione target di 1.200 GW entro il 2030.

Ebbene, il gigante asiatico dovrebbe raggiungere questo traguardo nel giro dei prossimi 12 mesi, e cioè oltre sei anni prima del previsto. Soprattutto a causa della crescente catena di approvvigionamento solare della Cina, i partecipanti alla conferenza COP28 delle Nazioni Unite hanno poi concordato di triplicare la produzione di energia rinnovabile entro il 2030.

A proposito di energia solare, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha fatto notare che i prezzi dei moduli solari fotovoltaici (PV) sono diminuiti di quasi il 50% su base annua nel 2023, mentre la capacità produttiva globale del fotovoltaico è triplicata dal 2021 (con una crescita guidata quasi interamente dalla Cina).

L’energia solare della Cina

Come ha evidenziato l’Asia Times, entro la fine del 2024 la capacità produttiva globale dei moduli fotovoltaici aumenterà di un altro 40% fino a toccare i 1.100 GW, con la Cina che manterrà una quota dell’80-95% (a seconda del segmento di produzione) della catena di fornitura.

L’improvvisa accelerazione del piano cinese per l’energia pulita dimostra la flessibilità strategica del Paese. Già, perché quando nel 2020 Xi ha fissato gli obiettivi per il 2030, nessuno sapeva esattamente come si sarebbero sviluppate la tecnologia energetica e l’economia della nazione. La Cina ha semplicemente scommesso su tutti i fronti: eolico, solare, nucleare, stoccaggio, veicoli elettrici.

Adesso il solare è più economico del carbone e lo stoccaggio – la capacità di risparmiare energia nelle batterie chimiche per le giornate nuvolose – è vicino a diventare più economico dello stesso carbone per l’energia di carico di base.

L’aspettativa è che il consumo di energia primaria della Cina si stabilizzi come quello degli Stati Uniti man mano che la sua economia diventerà sempre più orientata ai servizi e al consumo. Le stime variano, ma la maggior parte degli analisti ritiene che il consumo di energia primaria cinesi possa raggiungere la stabilità intorno al 2030, arrivando ai livelli pro capite dell’OCSE, significativamente al di sotto di quello degli Usa. Ricordiamo che il consumo di energia primaria della Cina è superiore del 75% a quello statunitense, ma che su base pro capite è inferiore del 60%.

Le preoccupazioni degli Usa

La Cina potrebbe insomma avere successo nei settori dei veicoli elettrici, delle batterie e del fotovoltaico, dove negli anni ha incentivato gli investimenti offrendo generosi sussidi e benefici fiscali a tutti gli acquirenti (almeno a tutti quelli nazionali).

Ma non è finita qui, perché il Wall Street Journal ha raccontato una tendenza singolare. Per anni, gli Stati Uniti hanno eretto barriere all’importazione di pannelli solari cinesi, sostenendo che quello fosse il modo migliore per proteggere i fornitori nazionali. Ora, i giganti solari cinesi stanno costruendo le loro fabbriche negli Usa.

Scendendo nei dettagli, nell’ultimo anno le più grandi compagnie solari del mondo hanno lanciato piani per la creazione o l’espansione di fabbriche di pannelli in località che vanno dall’Ohio al Texas, per lo più in seguito all’introduzione di generosi sussidi alla produzione grazie all’Inflation Reduction Act del 2022.

Oltre l’80% della produzione solare globale avvenga all’interno della Cina, mentre gran parte del resto è nel sud-est asiatico e finanziato o contratto da grandi produttori cinesi. Tali produttori hanno il know-how, i fornitori e il denaro necessario per installare rapidamente impianti negli Stati Uniti . Questo è un vantaggio per le economie locali e gli ambiziosi obiettivi di distribuzione di energia pulita dell’amministrazione Biden, ma i sussidi statunitensi avrebbero dovuto ridurre la dipendenza green del Paese dal Dragone (e non, al contrario, aumentarla).

Tra i produttori cinesi pronti a sfruttare il mercato Usa troviamo Longi Green Energy Technology di Xian, che può contare su una joint venture in Ohio con lo sviluppatore di energie rinnovabili Invenergy, e che prevede di iniziare a creare pannelli nelle prossime settimane. Trina Solar, una società con sede a nord-ovest di Shanghai - che è il più grande produttore di pannelli solari al mondo - ha invece annunciato a settembre di star per investire 200 milioni di dollari in una fabbrica vicino a Dallas. I primi pannelli dovrebbero uscire dalle linee a metà anno.

In un quadro del genere l’amministrazione Biden si trova in seria difficoltà perché sta contemporaneamente cercando di combattere i cambiamenti climatici, espandere la produzione interna e riconquistare la leadership nelle tecnologie solari (con la Cina a fare da padrona).