La rinascita di Leica. Dal rischio di fallimento a un fatturato di $600 milioni

P. F.

3 Marzo 2026 - 17:45

Con oltre 150 anni di storia, Leica è simbolo della fotografia di reportage del Novecento, ma il digitale ne ha messo a rischio la sopravvivenza. Ecco come si è ripresa e quali scenari si aprono ora.

La rinascita di Leica. Dal rischio di fallimento a un fatturato di $600 milioni

All’inizio degli anni Duemila il nome Leica evocava il grande reportage del Novecento e un’idea di fotografia fondata su compattezza e precisione meccanica. Tuttavia, in quegli anni l’azienda tedesca attraversava una fase complessa.

Con la diffusione del digitale, gli equilibri del settore sono andati incontro a una trasformazione profonda e, mentre i principali produttori asiatici investivano in innovazione tecnologica e distribuzione globale., Leica continuava a operare con una struttura produttiva concentrata in Germania, con costi elevati e volumi contenuti. Il sistema analogico a telemetro restava centrale nell’identità del marchio, mentre il mercato si orientava verso tecnologie e modelli differenti.

Così, i risultati economici si sono indeboliti e la sostenibilità finanziaria è diventata un tema prioritario. Leica si trovava sotto pressione, con la necessità di ridefinire assetto proprietario e strategia industriale prima che fosse troppo tardi.

Le origini del marchio Leica

La storia dell’azienda è iniziata nel 1869 a Wetzlar, in Germania, con la fondazione di un istituto ottico specializzato in strumenti di precisione per l’osservazione scientifica. Sotto la guida della famiglia Leitz, quell’attività artigianale si è trasformata progressivamente in una realtà industriale strutturata. Nei primi anni del Novecento, poi, Oskar Barnack ha progettato una fotocamera compatta basata su pellicola da 35 millimetri, adattando un formato cinematografico a un utilizzo fotografico portatile e rispondendo all’esigenza uno strumento adatto a documentare la realtà quotidiana fuori dallo studio.

Nel 1925 la Leica I è stata presentata alla Fiera di Lipsia e ha segnato l’avvio della produzione in serie. Il formato si è diffuso rapidamente tra professionisti e appassionati, contribuendo alla definizione della fotografia di reportage moderna. Nel secondo dopoguerra la serie M ha consolidato la reputazione del marchio grazie a un sistema a telemetro evoluto e a una costruzione meccanica di alto livello. Basti pensare che, ancora oggi, la Leica M3 è considerata un riferimento tecnico per intere generazioni di fotografi e collezionisti. Tuttavia, l’avvento del digitale negli anni Duemila ha messo a dura prova la sopravvivenza dell’azienda, che è arrivata vicinissima dal dichiarare fallimento.

La ristrutturazione e l’ingresso di Andreas Kaufmann

A metà degli anni Duemila l’imprenditore austriaco Andreas Kaufmann ha acquisito progressivamente il controllo della società attraverso la holding ACM Projektentwicklung, un’operazione ha comportato un rafforzamento del capitale e una stabilizzazione della struttura finanziaria di Leica.

La strategia aziendale è stata rivista in modo significativo: l’offerta digitale è stata ampliata e la presenza nei mercati asiatici ha assunto un ruolo crescente. È stata sviluppata una rete di Leica Store monomarca nelle principali città internazionali e l’azienda ha avviato collaborazioni nel settore della telefonia mobile, aumentando la visibilità del marchio su scala globale.

Alla fine, l’approccio di Kaufmann ha sortito l’effetto sperato. Nell’anno fiscale chiuso a marzo 2025 i ricavi hanno raggiunto circa 596 milioni di euro, segnando il quarto esercizio consecutivo di crescita per Leica.

L’ipotesi di vendita e i possibili acquirenti

Nonostante il consolidamento dei risultati, negli ultimi mesi gli azionisti di riferimento hanno avviato una riflessione strategica sulla possibile cessione della quota di controllo di Leica. Le stime circolate negli ambienti finanziari attribuiscono all’intero gruppo una valorizzazione nell’ordine di un miliardo di euro, livello che riflette l’andamento dei ricavi degli ultimi esercizi e il posizionamento nel segmento premium.

L’operazione si troverebbe ora in una fase preliminare di esplorazione del mercato. I soci avrebbero incaricato advisor finanziari di valutare potenziali acquirenti e analizzare le condizioni economiche di un’eventuale transazione. Al momento non risultano accordi vincolanti né offerte formalizzate.

L’assetto azionario vede la holding di Andreas Kaufmann detenere circa il 55 per cento del capitale, mentre il fondo statunitense Blackstone controlla una quota intorno al 45 per cento. Un’operazione di Tra i soggetti indicati come potenzialmente interessati figurano HSG, fondo con radici nella ex Sequoia Capital China, e Altor Equity Partners, operatore di private equity svedese. Non è escluso il coinvolgimento di ulteriori investitori finanziari o industriali qualora si avviasse un processo competitivo. Inoltre, secondo le ipotesi circolate, Andreas Kaufmann potrebbe valutare il mantenimento di una partecipazione di minoranza o un reinvestimento parziale, restando comunque all’interno del perimetro di Leica.

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