Prima della fine del 2023 il Giappone ha dato il via libera ad un pacchetto di riforme fiscali che include, tra le varie misure, la fissazione di un limite ai controversi tagli delle imposte sul reddito e sulla residenza. La coalizione al governo è invece rimasta silente in merito al calendario degli aumenti fiscali previsti per aumentare la spesa per la Difesa.
Come ha spiegato il Japan Times, Tokyo sta cercando di aumentare la spesa per la Difesa fino ad arrivare ad un totale di 43.000 miliardi di yen nel quinquennio compreso tra l’anno fiscale 2023 e l’anno fiscale 2027, rispetto al precedente quinquennio di 27.400 miliardi di yen. Il governo guidato da Fumio Kishida taglierà altre aree di spesa e utilizzerà le eccedenze di denaro e le entrate non fiscali, ma si prevede che non riuscirà comunque a raggiungere i 1.000 miliardi di yen.
Per coprire il deficit, sono previsti aumenti delle imposte sulle società, sul reddito e sul tabacco. Non solo: l’esecutivo ha elaborato un piano per ridurre le tasse sul reddito e sulla residenza per un valore complessivo di 40.000 yen a persona, basato sul desiderio di Kishida di “restituire” un aumento delle entrate fiscali ai contribuenti che di recente stanno lottando contro un’inflazione dilagante. Sarà applicato, poi, un limite di reddito, esclusi quelli che guadagnano 20 milioni di yen o più all’anno. I tagli alle tasse dovrebbero essere attuati a partire dal prossimo giugno.
La ricetta di Kishida
Il pacchetto citato copre anche una vasta gamma di voci fiscali, compresa la creazione di nuovi sistemi per facilitare gli investimenti e sostenere le società desiderose di aumentare i salari. Una parte del nuovo piano è stata concepita per offrire agevolazioni fiscali per le aziende che producono o vendono prodotti ritenuti fondamentali per la sicurezza economica e la decarbonizzazione, come veicoli elettrici e semiconduttori.
Permangono però dubbi in merito alla ricetta proposta dal governo Kishida. Mentre l’esecutivo ha descritto le agevolazioni fiscali come misure contro l’aumento dei prezzi, “le persone sono preoccupate del fatto che il ritmo dei loro aumenti salariali non sarà in grado di tenere il passo con il livello di inflazione per un periodo prolungato”, ha spiegato Takahide Kiuchi, economista esecutivo presso il Nomura Research Institute.
Come se non bastasse, molti di coloro che potrebbero beneficiare dei tagli sono preoccupati dall’eventualità che l’impatto delle misure possa essere compensato, nei prossimi anni, dagli aumenti delle tasse previsti per aumentare la spesa per dare ossigeno ad alcune delle politiche critiche dell’amministrazione Kishida, come la Difesa e la cura dei bambini.
Le decisioni della Banca del Giappone
La Banca del Giappone (BoJ) ha intanto mantenuto invariato il tasso di interesse a breve termine al -0,1% e quello dei rendimenti dei titoli a 10 anni intorno allo 0%, mentre ha mantenuto una fascia superiore dell’1,0% per il rendimento dei titoli di Stato a lungo termine.
In un rapporto trimestrale sulle prospettive, la BoJ ha tagliato le previsioni sull’indice dei prezzi al consumo per l’anno fiscale 2024 al 2,4% rispetto alle proiezioni di ottobre del 2,8%, riflettendo un recente calo dei prezzi del petrolio. Per il 2025, il consiglio ha dichiarato di aspettarsi che l’inflazione core raggiunga l’1,8%, leggermente superiore alle stime precedenti dell’1,7%. Per quanto riguarda la crescita economica, i politici hanno tagliato le previsioni di crescita del Pil per il 2023 all’1,8% dal 2,0% delle proiezioni precedenti.
Per l’anno fiscale 2024, la banca ha rivisto al rialzo le sue prospettive sul PIL dall’1,0 all’1,2%, sostenuta dalla domanda repressa. La crescente certezza della BoJ riguardo al raggiungimento delle sue proiezioni sui prezzi, ha scritto l’Asia Times, suggerisce una prospettiva positiva per l’economia giapponese. Una robusta ripresa economica, caratterizzata da indicatori in miglioramento come la crescita del pil, i tassi di occupazione e la spesa dei consumatori, potrebbe infine fornire un motivo convincente per la stessa banca centrale per prendere in considerazione l’aumento dei tassi di interesse.
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