La prossima mossa dell’S&P 500 prenderà tutti di sorpresa

Tommaso Scarpellini

26 Maggio 2025 - 20:21

Tensione ai massimi sull’S&P 500: il prezzo dell’indice è conteso fra rialzisti e ribassisti in una zona tecnica particolarmente delicata.

L’aria è tesa. Sul mercato si respira un’atmosfera pesante, come quella che precede un temporale. L’S&P 500 sembra paralizzato, intrappolato tra forze opposte che lo tirano in direzioni contrastanti.

Da un lato, i segnali lanciati dal mercato obbligazionario sono tutt’altro che rassicuranti: i rendimenti dei Treasury a 30 anni hanno superato la soglia critica del 5%, storicamente associata a rischio sistemico e allarme recessione. A questo si aggiunge il recente downgrade degli Stati Uniti da parte di Moody’s, che ha sollevato dubbi sulla tenuta fiscale del paese.

Sul fronte politico, i tira e molla di Donald Trump riguardo ai dazi, prima minaccia, poi trattativa, poi ancora minaccia, alimentano uno scenario imprevedibile.

L’incertezza: il vero nemico

A differenza della paura pura, che porta a vendite nette ma chiare, o dell’euforia, che guida acquisti decisi, l’incertezza blocca. Congela le decisioni, fa accumulare posizioni contrastanti e alimenta i cosiddetti false breakout. È proprio in questi momenti che il mercato si fa più pericoloso: quando i trader professionisti e gli algoritmi si affidano esclusivamente ai livelli tecnici per decidere come agire. E quindi, è lecito domandarsi: cosa ci sta dicendo il grafico dell’S&P 500?

Una congestione esplosiva

Analizzando il grafico settimanale dell’S&P 500, salta all’occhio una zona di congestione ben definita. La doppia media mobile (21, 50 periodi) converge in un’area critica: tra i 5.700 e i 5.800 punti. Questo livello rappresenta un supporto chiave, anche psicologico. Una sua rottura con volumi crescenti attiverebbe automaticamente ordini di vendita, sia da parte di fondi quantitativi che da parte di investitori retail che vogliono coprire posizioni long aperte nella zona dei 5.500 punti, area corrispondente al POC (Point of Control) della distribuzione rialzista iniziata a marzo.

Il rischio, in questo caso, è quello di un flash crash: un’accelerazione ribassista improvvisa, scatenata più dal posizionamento tecnico che da un evento fondamentale.

Ma attenzione, lo scenario è bifronte. Un’eventuale notizia positiva, come è stato il rinvio dei dazi europei o una sorpresa positiva sul fronte fondamentale (come gli utili di NVDA) potrebbe generare una nuova domanda. In questo caso, il POC potrebbe spostarsi verso l’alto e dare nuovo slancio alla fase rialzista. Si tratterebbe, in termini tecnici, di una reazione contrarian: il mercato sale proprio quando tutti si aspettano che cada.

S&P 500, 1W S&P 500, 1W Grafico a candele settimanali dell'indice S&P 500. Fonte: baha.com

L’oro ci dirà la verità

Per capire da che parte penderà la bilancia, vale la pena guardare altrove. L’oro, ad esempio, rappresenta da sempre il termometro della paura. Se il metallo giallo dovesse continuare a salire, significherebbe che i capitali si stanno spostando verso asset rifugio, confermando una fase di avversione al rischio.

Al contrario, un calo dell’oro in concomitanza con un rimbalzo dell’S&P 500 sarebbe un chiaro segnale di ritorno al risk-on, una conferma implicita che il mercato ha deciso di guardare al bicchiere mezzo pieno.