Nel mondo degli investimenti esiste una verità che molti risparmiatori italiani stanno scoprendo solo ora: non tutti i dividendi sono uguali. Mentre tanti inseguono rendimenti alti a ogni costo, spesso finendo per incappare in tagli improvvisi o società in difficoltà, esiste una via più intelligente e collaudata nel tempo.
Si tratta di puntare su grandi aziende solide, con bilanci robusti, che non solo pagano un dividendo ma lo aumentano regolarmente anno dopo anno. Questa approccio, oltre a generare un flusso di cassa crescente, ha dimostrato di offrire rendimenti totali superiori a quelli del mercato nel lungo periodo, con una volatilità spesso più contenuta. In un contesto di tassi incerti e mercati volatili come quello attuale, i dividendi di qualità rappresentano una delle poche certezze per chi cerca sia reddito sia crescita del capitale.
Le società che sanno crescere i propri payout con disciplina inviano un segnale potente al mercato: hanno fiducia nel proprio business, generano cassa in abbondanza e sono gestite con un occhio di riguardo verso gli azionisti. Non è un caso che molti grandi investitori istituzionali e family office prediligano proprio questo tipo di titoli per costruire portafogli difensivi ma performanti. Il segreto non sta tanto nel rendimento corrente, quanto nella capacità dell’azienda di aumentare quel rendimento nel tempo, sostenendolo con fondamentali solidi.
La strategia che sta facendo la differenza
Secondo uno studio di Trivariate Research, le large-cap americane con market cap di almeno 10 miliardi di dollari, che offrono un dividend yield superiore a 10 basis point e in crescita (o superiore a 50 basis point), formano un universo molto interessante. Questo gruppo selezionato ha mostrato di sovraperformare le prime 700 azioni USA sia su un orizzonte di 25 anni sia negli ultimi 5 anni. Il dividendo mediano di queste società cresce intorno al 5% all’anno, un tasso che, composto nel tempo, fa una differenza enorme per il portafoglio.
Ma non è solo questione di crescita del dividendo. Analizzando i dati emergono altri fattori decisivi. Le aziende con payout ratio basso – cioè quelle che distribuiscono solo una piccola parte degli utili – hanno ottenuto i risultati migliori negli ultimi cinque anni. Ancora più importante è la posizione di cassa: le società con cash to market cap superiore al 25% e net cash to market cap oltre il 10% che decidono di aumentare il dividendo registrano performance nettamente superiori rispetto alle altre.
Allo stesso modo, le valutazioni giocano un ruolo chiave. I titoli che crescono il payout e scambiano a meno di 10 volte gli utili forward tendono a battere quelli più costosi. Infine, quando un’azienda con payout basso annuncia un aumento del dividendo, il mercato reagisce positivamente e il titolo sovraperforma spesso il proprio settore nei mesi successivi.
I titoli che soddisfano la “formula vincente”
Tra le idee più interessanti emerse di recente spiccano alcune società con payout ratio nel quintile più basso.
Synchrony Financial (SYF) offre attualmente un dividend yield dell’1,58%. Ad aprile ha annunciato un aumento del dividendo del 13%, portando il pagamento trimestrale a 34 centesimi per azione a partire dal terzo trimestre. Insieme all’aumento ha lanciato un programma di buyback da 6,5 miliardi di dollari.
Il CFO Brian Wenzel ha parlato di grande fiducia nelle prospettive future. Nonostante utili sopra le attese, il titolo è in calo di circa l’11% da inizio anno.
Travelers (TRV) è un altro nome di grande qualità nel settore assicurativo. Il titolo rende l’1,64% e ha recentemente aumentato il dividendo del 14% portandolo a 1,25 dollari per azione. Si tratta del 22esimo anno consecutivo di crescita, con un tasso di crescita annuo composto dell’8%. Nel primo trimestre ha battuto le attese su ricavi e utili core. Da inizio 2026 il titolo sale di circa il 4%.
Anche Chubb Limited (CB) continua la sua tradizione di generosità verso gli azionisti. Con un rendimento dell’1,19%, ha annunciato il 33esimo aumento annuale consecutivo del dividendo, portandolo a 4,08 dollari annui. Nonostante risultati trimestrali sopra le aspettative, il titolo ha accusato qualche presa di beneficio per timori su un possibile rallentamento nel mercato property.
Da inizio anno guadagna comunque intorno al 4%.Altri nomi che rientrano nella selezione includono Danaher (DHR), con yield dello 0,91%, Newmont (NEM) allo 0,96% e Booking Holdings (BKNG) allo 0,99%. Tutte società con bilanci solidi e bassa distribuzione degli utili, che lasciano ampio margine per future crescite del payout.
La lezione è chiara: nel mondo dei dividendi vince la qualità, non la quantità. Meglio un rendimento modesto ma sostenibile e in crescita costante, supportato da tanta cassa e valutazioni ragionevoli, piuttosto che uno yield elevato ma rischioso. Questa strategia ha permesso negli ultimi decenni di battere il mercato con maggiore costanza, riducendo al contempo le brutte sorprese. Per chi investe da lungo termine, soprattutto in un’ottica di reddito passivo, seguire questa “formula vincente” può fare la differenza tra un portafoglio che cresce e uno che semplicemente sopravvive.
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