La cucina italiana è patrimonio Unesco e vale più del 30% del PIL nazionale

Giorgia Paccione

16 Dicembre 2025 - 06:50

Il riconoscimento dell’Unesco premia un settore che genera 707 miliardi di euro, con 4 milioni di occupati e export in crescita verso i 100 miliardi.

La cucina italiana è patrimonio Unesco e vale più del 30% del PIL nazionale

L’inserimento della cucina italiana nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco rappresenta un riconoscimento formale ma anche sostanziale di un comparto che ha un peso centrale nell’economia del Paese. La filiera agroalimentare allargata, che comprende produzione agricola, industria di trasformazione, ristorazione e distribuzione, genera infatti un fatturato complessivo di 707 miliardi di euro, arrivando a incidere per oltre il 30% del prodotto interno lordo nazionale (PIL).

Il settore poggia su una struttura ampia e diffusa: circa 700.000 imprese agricole, 70.000 industrie alimentari, 330.000 attività di ristorazione e 230.000 punti vendita al dettaglio, che complessivamente garantiscono lavoro a 4 milioni di persone. In questo contesto, l’Italia mantiene la leadership europea anche per valore aggiunto agricolo, con oltre 42 miliardi di euro nel 2024, e si distingue per una produttività di quasi 3.000 euro per ettaro, circa il doppio rispetto a quella francese.

Come ha sottolineato Ettore Prandini di Coldiretti, “il cibo è la prima ricchezza nazionale”: una definizione che trova riscontro concreto nei numeri e nella capacità del comparto di generare valore lungo tutta la filiera.

Export in crescita del 86% dal 2015: rotta verso i 100 miliardi

Le esportazioni agroalimentari hanno chiuso il 2024 a 69,1 miliardi di euro, segnando un incremento dell’86% rispetto ai 37 miliardi del 2015. Un andamento che non appare episodico, ma strutturale, tanto che le proiezioni indicano il raggiungimento dei 100 miliardi entro il 2030.

A trainare l’export è il vino, con 8,1 miliardi, seguito dall’ortofrutta fresca (6,5 miliardi), dall’ortofrutta trasformata (5,7 miliardi), dai formaggi (5,4 miliardi) e dalla pasta (4,3 miliardi). Particolarmente dinamiche risultano le performance dell’olio extravergine d’oliva (+45%), dei salumi (+10%) e dei latticini (+9%), comparti che continuano a rafforzare il posizionamento del made in Italy sui mercati internazionali.

All’interno di questo quadro, il sistema delle denominazioni protette rappresenta uno dei segmenti a più alto valore aggiunto. La cosiddetta “Dop economy” vale 20,7 miliardi alla produzione, con un aumento del 25% dal 2020, e genera export per 12,3 miliardi di euro, di cui oltre 5 miliardi da prodotti alimentari Ig e più di 7 miliardi dal vino.

Il patrimonio italiano comprende 331 prodotti Dop/Igp/Stg, 530 vini certificati e 36 spiriti. Tra le principali eccellenze spiccano il Grana Padano, che fattura 2,2 miliardi (+23,3%), il Parmigiano Reggiano con 1,7 miliardi (+10,1%) e il Prosciutto di Parma con 860 milioni. Non sorprende quindi che la filiera delle denominazioni impieghi 864.000 persone, con un’occupazione in crescita dell’1,6%.

Turismo enogastronomico e foodservice globale

Il turismo enogastronomico contribuisce oggi per 40,1 miliardi di euro al fatturato complessivo del settore, con un aumento del 12% rispetto al 2023 e del 49% rispetto al 2016. Questo valore si distribuisce tra 9,2 miliardi di impatto diretto, 17,2 miliardi di effetto indiretto e 13,7 miliardi di indotto, a conferma di un effetto moltiplicatore significativo sui territori.

Anche sul mercato internazionale della ristorazione il peso dell’Italia resta rilevante: i ristoranti italiani valgono 251 miliardi di dollari a livello globale (+4,5%), pari al 19% del mercato mondiale della ristorazione servita. Stati Uniti e Cina assorbono da soli oltre il 65% di questo valore.

Del resto, i precedenti riconoscimenti Unesco hanno già dimostrato di poter produrre effetti concreti. A Pantelleria, ad esempio, il turismo è cresciuto del 9,7% e il numero di agriturismi ha registrato un incremento del 500% nell’arco di dieci anni.

Il comparto si confronta comunque con sfide strutturali importanti: dagli effetti dei cambiamenti climatici alla contraffazione dei prodotti italiani, che vale miliardi di euro, fino alla necessità di investimenti per la transizione green e digitale e alla carenza di manodopera qualificata. Nonostante ciò, i dati economici restituiscono l’immagine di un settore solido, destinato a rafforzarsi ulteriormente, anche grazie al riconoscimento Unesco.