Il 2025 si sta rivelando un anno memorabile per il mercato dell’oro. Il prezzo del metallo giallo ha superato ogni precedente storico in termini reali, battendo persino il celebre picco del 1980, quando la corsa all’oro era alimentata da inflazione galoppante e tensioni geopolitiche.
Oggi l’oro si trova a oltre tre deviazioni standard sopra la sua media di lungo periodo, una condizione statistica che, secondo molti analisti, prelude a un’inversione o quantomeno a una fase di consolidamento. Eppure, in un contesto in cui si moltiplicano i dubbi sulla stabilità del dollaro statunitense e sulla solidità dei mercati finanziari, l’oro continua ad attrarre capitali come bene rifugio per eccellenza.
Tuttavia, dietro l’attuale entusiasmo per il lingotto, si cela un importante squilibrio nei mercati delle materie prime. Considerando i dati degli ultimi 50 anni, un’oncia d’oro ha avuto in media un rapporto di 21 a 1 rispetto al barile di petrolio. Oggi il rapporto supera quota 50, un livello mai toccato prima se si esclude un breve momento nel 2020, durante la crisi pandemica. Similmente, l’oro è scambiato a circa 100 volte il valore dell’argento, contro una media storica di 60. In altri termini, l’oro non è mai stato così sopravvalutato in termini relativi.
Una situazione analoga riguarda il rapporto tra oro e platino. Dal 1970 in poi, le due commodity hanno avuto una parità approssimativa nei prezzi. Oggi invece, il platino è scambiato a circa un terzo del prezzo dell’oro. Questo sbilanciamento è particolarmente sorprendente se si considera che il platino è più raro, più difficile da estrarre, e ha un utilizzo industriale assai più vasto. Secondo Bryan Taylor, capo economista di Finaeon, il platino, in termini reali, è oggi al 25% sotto la sua media a 50 anni. Per molti osservatori, siamo di fronte a un classico esempio di “anti-bolla”.
Le dinamiche dell’offerta contribuiscono a rendere il quadro ancora più interessante. La produzione globale di platino è fortemente concentrata in Sudafrica, in miniere profonde, costose e oggi poco redditizie. Secondo il World Platinum Investment Council, nel 2024 la domanda ha superato l’offerta del 17% e si prevede che tale squilibrio continuerà nei prossimi anni. Django Davidson di Hosking Partners ha sottolineato come le compagnie minerarie abbiano sottoinvestito in maniera strutturale, non vedendo margini sufficienti per espandere l’attività produttiva ai prezzi attuali.
Sul fronte della domanda, circa il 75% del platino viene assorbito da applicazioni industriali, in particolare nei convertitori catalitici per veicoli a combustione interna. Mentre la transizione verso i veicoli elettrici puri potrebbe sembrare una minaccia, la realtà è più sfumata. Al di fuori della Cina, le vendite di veicoli elettrici hanno rallentato, con paesi come la Germania che hanno tagliato i sussidi pubblici e gli Stati Uniti, sotto la nuova leadership politica, che hanno rivisto al ribasso gli obiettivi di elettrificazione. I veicoli ibridi plug-in, in aumento nelle preferenze dei consumatori, richiedono quantità maggiori di metalli del gruppo del platino rispetto ai motori convenzionali. Secondo UBS, nel 2030 solo il 40% delle auto vendute sarà completamente elettrico, in calo rispetto alla previsione precedente del 50%.
La stessa storia monetaria suggerisce che i cambiamenti nei regimi valutari globali hanno sempre rappresentato una svolta per il prezzo dell’oro. Quando il gold standard fu abbandonato negli anni ’30, il prezzo dell’oro fu fissato a $35 per oncia, rispetto ai $20,67 precedenti. Con la fine del sistema di Bretton Woods negli anni ’70, l’oro divenne estremamente volatile ma si stabilizzò su livelli più elevati. In tutti questi casi, l’oro ha beneficiato del passaggio da un sistema monetario all’altro. Oggi, con le banche centrali asiatiche che aumentano le riserve auree in risposta alla politica estera statunitense, alcuni analisti parlano dell’inizio di un nuovo “paradigm shift”.
Tuttavia, i segnali di una bolla speculativa sull’oro sono evidenti. Il prezzo ha subito un’accelerazione parabolica, storicamente associata a periodi di euforia più che di razionale valutazione. Se la storia si ripete, i rendimenti futuri potrebbero deludere gli investitori entrati tardi. Al contrario, chi cerca valore reale, dovrebbe guardare dove il mercato vede oggi solo disinteresse: platino, argento e persino petrolio appaiono fortemente sottovalutati rispetto all’oro.
L’oro, definito da John Maynard Keynes il “barbarous relic”, continua ad affascinare. Ma i veri investitori, quelli che mirano alla conservazione del valore nel tempo, potrebbero oggi trovare nel platino una risposta più razionale, tangibile e sostenibile.