L’Italia torna al nucleare? Ecco le 5 azioni pronte a scattare a Piazza Affari

Redazione Money Premium

2 Giugno 2026 - 14:25

Ritorno all’atomo? Queste sono le 5 azioni che guadagneranno miliardi con le nuove centrali.

L’Italia torna al nucleare? Ecco le 5 azioni pronte a scattare a Piazza Affari

Il ritorno del nucleare in Italia potrebbe ridisegnare il panorama energetico e borsistico di Piazza Affari, con opportunità concrete per alcuni big player quotati.

Secondo stime del Politecnico di Milano e di TEHA Group, un programma di sviluppo del nuovo nucleare fino al 2050, con una capacità installata tra gli 8 e i 16 GW, potrebbe generare un mercato potenziale per la filiera industriale italiana di circa 46 miliardi di euro, un valore aggiunto diretto di 14,8 miliardi e un impatto economico complessivo superiore ai 50 miliardi, pari a circa il 2,5% del PIL del 2023, attivando fino a 117.000 nuovi posti di lavoro.

Il Piano Nazionale per la Sicurezza Energetica e la Transizione (PNNS) ipotizza una produzione di 64,2 TWh da nucleare al 2050, pari all’11% del fabbisogno elettrico nazionale, con investimenti diretti per la costruzione stimati in almeno 40 miliardi di euro solo per gli 8 GW iniziali.

Le aziende che fanno affari con il nucleare

Enel (ENEL.MI) rappresenta l’esposizione più diretta e immediata per gli investitori. Il gruppo guidato da Flavio Cattaneo controlla la maggioranza di Nuclitalia e vanta già esperienza internazionale nella gestione di impianti nucleari in Slovacchia, Spagna e America Latina. A fine maggio 2026 il titolo ENEL.MI quota intorno ai 9,80 euro, con una capitalizzazione di mercato di circa 97-99 miliardi di euro, un dividendo yield vicino al 5% e un range di 52 settimane tra 7,58 e 10,31 euro. Gli analisti hanno accolto positivamente il piano industriale 2026-2028 del colosso elettrico, che integra il nucleare come elemento di diversificazione dalle rinnovabili intermittenti. Il consensus di mercato indica un target price medio intorno ai 10,3 euro, con upside potenziale e rating prevalentemente Buy o Outperform da case come Equita, Barclays e Ubs. Nel 2025 Enel ha superato le previsioni di utile netto nonostante una produzione rinnovabile più debole, confermando la solidità del modello integrato. Un’accelerazione sul nucleare potrebbe sostenere ulteriormente la crescita dell’EBITDA, stimato dal consensus a 23,6 miliardi per il 2026 contro i 22,9 del 2025.

Leonardo (LDO.MI), con il 10% di Nuclitalia, porta competenze strategiche in ingegneria avanzata, sicurezza cibernetica e sistemi complessi, fondamentali per i reattori di nuova generazione. Il titolo, già sostenuto dal boom della difesa, potrebbe trarre ulteriore beneficio dal nucleare come driver di diversificazione tecnologica. A maggio 2026 LDO.MI si attesta intorno ai 52 euro, con una market cap di circa 30 miliardi di euro, un backlog ordini record e ricavi previsti in crescita da 21 miliardi nel 2026 verso i 30 miliardi entro il 2030. Gli analisti indicano un target price medio intorno ai 68 euro, con range fino a 82 euro e consensus Outperform. Morgan Stanley e altri broker hanno recentemente alzato i target, sottolineando come il nucleare rafforzi il posizionamento high-tech del gruppo.

Eni (ENI.MI), guidata da Claudio Descalzi, si posiziona invece sulla frontiera della fusione nucleare, con investimenti significativi in Commonwealth Fusion Systems del MIT, inclusa una partnership da oltre un miliardo di dollari per accelerare verso impianti commerciali entro gli anni ’30. Descalzi ha definito la fusione “un modo dirompente per affrontare i problemi energetici” e l’azienda punta a collegare alla rete i primi prototipi già nel 2030-2032. A fine maggio 2026 il titolo ENI.MI quota intorno ai 23 euro, con una capitalizzazione di circa 70 miliardi di euro, un dividend yield superiore al 4,5% e un range annuale tra 12,86 e 25,02 euro. Sebbene meno esposta alla fissione tradizionale, Eni potrebbe beneficiare di un contesto generale favorevole all’energia baseload low-carbon, complementando il proprio portafoglio upstream e rinnovabili. Gli analisti vedono upside nel titolo legato alla transizione, con stime che incorporano il potenziale della fusione come opzione di lungo periodo.

Tra le utilities minori, realtà come A2A (A2A.MI) ed Edison (parte del gruppo EDF) potrebbero giocare ruoli indiretti nella distribuzione, nel decommissioning o in partnership future, beneficiando di una domanda energetica più stabile e di un aumento generale degli investimenti nel settore. A2A (A2A.MI), in particolare, quota intorno ai 2,29 euro con una market cap di circa 7 miliardi di euro e un P/E intorno a 9,5, ed è stata citata più volte come possibile player complementare in un mix energetico rinnovato.
Edison (EDNR.MI) rappresenta un’esposizione indiretta ma strategica al nucleare, come utility integrata controllata da EDF (leader europeo del nucleare) e attiva nella generazione, distribuzione e servizi energetici in Italia. Il gruppo, guidato da Nicola Monti, considera il nuovo nucleare (soprattutto SMR) complementare alle rinnovabili per garantire stabilità e decarbonizzazione, con possibili ruoli in partnership, import di energia nucleare dalla Francia e cogenerazione industriale. Edison ha collaborato con Ansaldo Nucleare e altri player per studiare applicazioni nel contesto italiano.
A fine maggio 2026 il titolo EDNR.MI quota intorno ai 2,03-2,06 euro, con una capitalizzazione di mercato modesta (intorno ai 4-5 miliardi di euro), un P/E basso e un dividend yield interessante per il settore utility. Gli analisti vedono potenziale upside legato alla transizione energetica complessiva e a un eventuale ritorno del nucleare in Italia, che potrebbe stabilizzare i margini della generazione e aumentare la domanda di servizi.

I tempi restano lunghi

Gli analisti del settore energia, come quelli di EY e della Associazione Italiana Nucleare, sottolineano che i tempi restano lunghi: la due diligence di Nuclitalia si concluderà entro novembre 2026 con la pubblicazione di un libro bianco, la scelta della tecnologia di riferimento e l’avvio di progetti pilota probabilmente post-2035. Tuttavia, l’effetto sul mercato azionario è già speculativo sulle notizie normative e sul Ddl in discussione alla Camera. Secondo Stefano Monti di AIN, non c’è tempo da perdere per creare autorità di sicurezza, filiera nazionale e competenze, pena il rischio di dipendenza estera.Per gli investitori attenti ai fondamentali, il nucleare rappresenta un’opportunità di lungo termine con rischi politici (possibili referendum), regolatori e di esecuzione elevati, ma con potenziali rendimenti legati alla decarbonizzazione e alla sicurezza energetica.

I titoli come Enel (ENEL.MI) e Leonardo (LDO.MI) offrono esposizione diretta e immediata, mentre Eni (ENI.MI) aggiunge il fascino della tecnologia disruptiva della fusione. In un contesto di prezzi dell’energia volatili e obiettivi UE di neutralità climatica al 2050, queste realtà quotate a Piazza Affari potrebbero vedere rivalutazioni significative man mano che il quadro normativo si concretizza. Come sempre, si tratta di valutazioni di rischio-rendimento personali: il passato non garantisce il futuro e la diversificazione resta essenziale.

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