Se pensi che Donald Trump stia solo bluffando con la minaccia dei dazi, potresti trovarti dalla parte sbagliata del mercato. E quando lo capirai, sarà troppo tardi.
Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, ha lanciato un messaggio chiaro ma sottovalutato: i mercati stanno ignorando colpevolmente la possibilità di una nuova escalation tariffaria.
E se è vero che Trump ha spesso usato le tariffe come strumento negoziale, il famoso bluff del “tanto poi ritira tutto”, questa volta lo scenario è profondamente diverso.
La vera domanda è: e se non bluffasse più?
Il mercato azionario oggi cresce con l’idea che ogni minaccia commerciale sia una manovra temporanea. Ma cosa succederebbe se l’amministrazione Trump, più forte politicamente e con il sostegno della base elettorale, decidesse di non fare marcia indietro?
Non è solo una possibilità remota. È una dinamica pericolosa e concreta.
S&P 500, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice S&P 500. Fonte: baha.com
La trappola del consenso
Quando l’S&P 500 macina nuovi massimi, l’ex presidente interpreta questa forza come un segnale di approvazione per le sue politiche economiche.
Il punto critico è qui: più il mercato sale, meno incentivi ci sono per Trump a moderare la retorica protezionista.
E questo crea un circolo vizioso, in cui la forza dei mercati spinge la Casa Bianca a continuare con politiche che, paradossalmente, potrebbero essere proprio ciò che scatenerà il prossimo shock.
Jamie Dimon ha evidenziato che i mercati sono diventati assuefatti ai colpi di teatro di Trump. Ogni volta che il rischio di dazi si affaccia, la reazione è la stessa: breve sell-off, seguito da rally e sollievo quando il peggio sembra scongiurato.
Ma questa volta, lo strumento tariffario è diventato una leva troppo politica per essere mollata facilmente. La narrativa è cambiata: ora i dazi non sono solo un’arma di pressione, ma un simbolo identitario del nuovo ordine economico che Trump vuole imporre.
E la reazione dei mercati inizia a cambiare.
Martedì scorso, i future sul rame sono saliti del 13%.
Questo non è un dettaglio da ignorare. Il rame è un indicatore sensibile all’attività industriale e agli scambi globali. Un balzo simile potrebbe indicare che gli investitori stanno finalmente iniziando a prezzare l’impatto reale dei dazi sulle supply chain e sulla domanda globale.
Preparati al contrario
In un mondo dove tutti scommettono che “tanto poi si torna indietro”, il vero vantaggio competitivo è essere preparati al contrario. Forse, Jamie Dimon non ha alzato il tono per caso.
La fiducia cieca nella narrativa del “Trump annuncia, poi ritira” è diventata da essere un punto di forza, ad una vulnerabilità sistemica. E in un mercato guidato da euforia e posizionamento tecnico, potrebbe bastar poco perché il castello crolli.