Cina, Corea del Sud e Giappone, ovvero tre Paesi che formano la spina dorsale economica dell’Asia, devono fare i conti con una vera e propria apocalisse demografica. Una contrazione della popolazione che non riesce ad attenuarsi.
E che, nel medio-lungo periodo, rischia di stravolgere gli equilibri del continente, premiando nuove Tigri asiatiche e condannando le storiche locomotive regionali.
Il lungo inverno cinese
La Cina sta invecchiando molto più rapidamente rispetto alle altre nazioni in via di sviluppo e ha la più grande popolazione anziana del mondo con oltre 280 milioni di persone over 60. Oltre la Muraglia il tasso di natalità è progressivamente diminuito al punto che, nel 2022, il Dragone ha registrato più decessi che nascite. E che, sempre un anno fa, il gigante asiatico, con 1,412 miliardi di persone, ha consegnato all’India il titolo di Stato più popoloso del mondo (1,425 miliardi).
In attesa che il governo guidato da Xi Jinping prenda adeguate contromisure, le aziende cinesi che erano solite concentrare il loro business sui bambini ora hanno iniziato a cambiare target. Come ha spiegato il Wall Street Journal, le società tecnologiche hanno creato app mobili per gli utenti più anziani, gli stessi che adesso compaiono sempre più spesso nelle pubblicità dei rivenditori online, sono destinatari di specifiche offerte apparse nel campo della ristorazione e di prodotti pensati appositamente per loro.
Un esempio? Poche settimane fa Danone ha lanciato in Cina il suo marchio Fortimel di prodotti per l’alimentazione medica per gli adulti. Le nuove bevande in bottiglia sono state pensate per i pazienti dimessi dall’ospedale che si stanno riprendendo da interventi chirurgici, cancro o ictus. Gli stessi che non acquistano beni di lusso o tecnologici ma che necessitano di cure e servizi ad hoc.
Il crollo demografico del Giappone: un problema mai risolto
Gli anziani rappresentano ora quasi il 20% della popolazione cinese, una percentuale che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità dovrebbe salire al 28% entro il 2040. In ogni caso, se il tasso di fertilità cinese del 2022 si è attestato intorno all’1,09, poco più di un parto per donna, quello giapponese, con 1,26, non è molto migliore. Da diversi anni il Giappone è alle prese un cambiamento demografico senza precedenti. Un anno fa le nascite nel Paese si sono mantenute per la prima volta sotto quota 800 mila.
L’esecutivo di Fumio Kishida ha fin qui provato senza successo a concentrare l’attenzione sulla bassa natalità raddoppiando la spesa per i programmi legati all’infanzia e gli incentivi alle giovani coppie. A giudicare da un sondaggio effettuato da Recruit Holding, focalizzato sulle opinioni delle persone più giovani riguardo al matrimonio, la situazione rischia di essere a dir poco complicata.
Già, perché oltre un terzo degli uomini e donne adulti non sposati dai 20 ai 40 anni ha dichiarato di non essere mai stato in una relazione, e uno su quattro non ha alcuna intenzione di sposarsi. La percentuale di single che non hanno mai avuto una relazione romantica, pari al 34,1%, si assesta sui massimi storici dall’avvio delle statistiche, nel 2017.
Il sondaggio che ha coinvolto 1.200 adulti single mai sposati, è stato condotto a settembre e appena pubblicato. Secondo gli interpellati nella fascia di età tra i 20 e i 30 anni, il 19,4% delle donne e il 23,7% degli uomini ha dichiarato che avere una relazione romantica è una perdita di tempo e denaro.
Il problema sudcoreano
Secondo l’ufficio statistico coreano nel 2072 la popolazione nazionale scenderà dalle attuali 51,3 milioni di persone alle 36,2 milioni. E questa, ha avvertito in un allarmante articolo il Korea Times, è solo la stima mediana, perché quella bassa dice che la popolazione della Corea del Sud potrebbe a malapena superare le 30 milioni di unità nell’arco dei prossimi 50 anni, tornando ad un livello simile a quello degli anni ’60.
Seoul vanta diversi record mondiali, trovandosi in cima alla classifica per popolazione che invecchia, e per tasso di natalità. La Corea è l’unico Paese con un tasso di fertilità inferiore a 1 e, tra cinque decenni la sua percentuale di persone di età pari o superiore a 65 anni sarà quasi la metà della popolazione.
“La maggior parte delle persone è troppo impegnata a vivere nel presente per preoccuparsi del futuro”, hanno sintetizzato alcuni opinionisti locali. Altri ritengono invece che la causa dell’apocalisse demografica coincida con la competizione infernale che caratterizza la società sudcoreana. Certo è che senza un deciso cambio di rotta la Corea del Sud, così come Cina e Giappone, rischiano di compromettere i rispettivi miracoli economici.