Il messaggio arriva direttamente da un’analisi contenuta nel Bollettino economico della BCE: la crisi demografica continuerà ad attanagliare l’area euro anche nei prossimi anni, e un contributo negativo arriverà nel più lungo periodo dal calo della popolazione dell’Italia e della Germania. Sorpresa positiva, invece, dalla Spagna.
Oltre a fare il punto della situazione sulle condizioni in cui versa l’economia dell’Eurozona, il Bollettino economico che la Banca centrale europea ha pubblicato oggi, giovedì 24 settembre, include l’analisi “Principali risultati delle ultime proiezioni demografiche per l’area dell’euro”, stilata da Stephan Haroutunian, Leo Orlygsson e Joachim Schro, economisti e ricercatori della BCE.
Demografia, analisi BCE sull’ultima edizione dell’EUROPOP
Gli economisti hanno citato quanto è emerso dall’ultima edizione dell’EUROPOP.
Acronimo di European Population Projections, l’EUROPOP è un report che raccoglie le proiezioni demografiche ufficiali a lungo termine per i paesi dell’Unione Europea e dell’EFTA (Islanda, Norvegia e Svizzera) che vengono elaborate e pubblicate periodicamente dall’ Eurostat.
Non si tratta di semplici previsioni basate sulla certezza, ma di scenari ipotetici che cercano di individuare il trend della dimensione e della struttura della popolazione europea.
EUROPOP 2025, popolazione area euro tocca il picco nel 2037, poi scende
La notizia confortante è anche, almeno nel breve termine, stando a quanto è emerso da EUROPOP 2025, la popolazione dell’area dell’euro dovrebbe crescere, fino a testare un massimo di 361,4 milioni, nel 2037.
Tuttavia, successivamente, ci sarà un’inversione di tendenza, e la struttura della popolazione sarà interessata da diversi cambiamenti: aumenterà la quota di persone di età pari o superiore a 65 anni, mentre si ridurrà il numero di bambini (0-14 anni) e di persone in età lavorativa (15-64 anni).
La notizia negativa è che, andando ancora più avanti, “nel più lungo periodo, la stima della popolazione dell’area dell’euro è stata rivista al ribasso rispetto al precedente esercizio previsivo EUROPOP, a causa di tassi di fecondità significativamente più bassi”.
Di fatto, “se nell’edizione del 2023 si riteneva che il tasso di fecondità totale fosse sceso temporaneamente a causa della pandemia, i dati più recenti indicano un calo più persistente”.
Per esempio, “nel 2024 il tasso di fecondità complessivo nell’area dell’euro è stato pari a 1,33 figli per donna e, secondo le proiezioni, dovrebbe scendere ulteriormente fino al 2026”.
Crisi demografica, BCE: ripresa tasso fecondità più bassa delle attese
In realtà, si legge nell’analisi della BCE, EUROPOP 2025 prevede una ripresa del tasso di fecondità nell’orizzonte di proiezione.
Ma la ripresa è più bassa di quella precedentemente attesa, a causa di una revisione al ribasso che è stata motivata con la presenza di diverse variabili tra cui “i più elevati livelli di istruzione e indipendenza economica femminile (cfr. Kim, 2026), la scarsità di immobili residenziali (cfr. Li, 2024) e la divergenza di opinioni politiche tra giovani uomini e giovani donne (cfr. Milosav et al., 2026) che potrebbe complicare la ricerca di un partner affine”.
Di conseguenza, “nella seconda metà del secolo, nonostante l’ipotesi di un ulteriore recupero del tasso di fecondità da 1,46 figli per donna nel 2050 a 1,53 entro il 2100, il calo demografico stimato è più marcato rispetto a EUROPOP 2023, con una riduzione della popolazione di 12 milioni di unità entro il 2100”.
Su calo demografico in Eurozona incideranno Italia e Germania. Sale invece popolazione Spagna
Tra i principali contributi negativi spiccano quelli dell’Italia e della Germania, che vengono citati espressamente, così come viene citato il caso positivo della Spagna, la cui popolazione supererà quella dell’Italia entro il 2100.
“I maggiori contributi a tale calo sono ascrivibili a Germania (-9,4 milioni) e Italia (-5,4 milioni), con una compensazione soltanto parziale da parte della Spagna (+4,6 milioni), la cui popolazione dovrebbe superare quella italiana entro il 2100”.
I cali più importanti della popolazione riguardano la fascia di età compresa tra 0 e 14 anni. Ma si prevede allo stesso tempo una flessione significativa anche della popolazione in età lavorativa.
Le stime per il 2100, scrive la BCE, indicano infatti un numero inferiore di 7 milioni di unità rispetto a quanto previsto in EUROPOP 2023, pari a 175 milioni, livello significativamente inferiore a quello attuale di 228 milioni.
Analisi BCE lancia appello a governi su riforme pensioni. Preoccupazioni per conti pubblici
L’analisi pubblicata nel Bollettino della BCE lancia un appello ai governi che riguarda le pensioni e la necessità di una loro riforma: “Se le future riforme pensionistiche comporteranno un aumento della partecipazione alle forze di lavoro, tale diminuzione potrebbe non esercitare un così forte freno sulla
componente della crescita potenziale”.
Così conclude l’analisi pubblicata sul Bollettino economico della Banca centrale europea, ricordando anche l’impatto negativo che le maggiori spese pensionistiche avranno sui conti dei vari Stati:
“Nel complesso, il calo e l’invecchiamento della popolazione continuano a porre sfide significative per l’economia dell’area dell’euro. Le riforme pensionistiche e del mercato del lavoro dovrebbero essere orientate ad aumentare la partecipazione alle forze di lavoro. È probabile che l’incremento della spesa connessa all’invecchiamento demografico e la riduzione della base imponibile della popolazione in età lavorativa esercitino una pressione crescente sulle finanze pubbliche. In particolare, i Paesi i cui conti pubblici sono già vulnerabili dovrebbero astenersi dal revocare precedenti riforme previdenziali che abbiano contribuito a migliorare la sostenibilità dei rispettivi sistemi pensionistici. La ricostituzione delle riserve di bilancio esaurite durante la pandemia e le crisi energetiche e un approccio di conti pubblici più favorevole alla crescita consentirebbero una più agevole gestione dei costi connessi all’invecchiamento della popolazione”