Alla fine il taglio c’è. Ancora la mattina del 28 ottobre c’era chi lo dava per saltato, ma nel pomeriggio il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2027 e il comunicato ufficiale (n. 195 del 28 ottobre 2026) lo mette nero su bianco: la manovra «estende l’aliquota IRPEF del 33%» ai redditi «fino a 55.000 euro».
In pratica il secondo scaglione si allunga di 5.000 euro. Il vantaggio però non riguarda chi guadagna «fino a 55.000 euro», come si è letto in qualche sintesi frettolosa, ma chi dichiara più di 50.000 euro. Sotto quella soglia l’imposta resta identica al centesimo.
Scaglioni 2026 e 2027 a confronto
Oggi l’Irpef si calcola così: 23% fino a 28.000 euro, 33% sulla parte tra 28.000 e 50.000, 43% su tutto ciò che va oltre. Quel 33% è recente. Lo ha introdotto la legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, comma 3), che ha tolto due punti al secondo scaglione, fermo fino ad allora al 35%: la misura è riepilogata anche nella scheda del ministero dell’Economia sulla manovra 2026. Chi vuole il quadro completo delle regole in vigore, detrazioni comprese, lo trova nella nostra guida ad aliquote e scaglioni Irpef 2026.
Il ddl sposta il confine: il 33% arriverebbe fino a 55.000 euro e il 43% scatterebbe solo oltre. Del primo scaglione il comunicato non parla.
È il terzo ritocco in pochi anni, sempre nella stessa zona della curva. Nel 2024 il 23% e il 25% erano stati fusi in un’unica aliquota fino a 28.000 euro; nel 2026 il secondo scaglione ha perso due punti; adesso cambia la sua ampiezza.
Quanto si risparmia, fascia per fascia
Il conto è meno complicato di quanto sembri. Ogni euro di reddito imponibile compreso tra 50.000 e 55.000 passa dal 43% al 33%, quindi per ogni 1.000 euro sopra i 50.000 si risparmiano 100 euro. Arrivati a 55.000 il vantaggio smette di crescere: 5.000 euro per dieci punti di aliquota fanno 500 euro l’anno, e più di così non si ottiene.
| Reddito imponibile | Irpef lorda 2026 | Irpef lorda 2027 (ddl) | Risparmio annuo | Al mese (13 mensilità) |
|---|---|---|---|---|
| 40.000 € | 10.400 € | 10.400 € | 0 € | 0 € |
| 50.000 € | 13.700 € | 13.700 € | 0 € | 0 € |
| 52.000 € | 14.560 € | 14.360 € | 200 € | 15,38 € |
| 54.000 € | 15.420 € | 15.020 € | 400 € | 30,77 € |
| 55.000 € | 15.850 € | 15.350 € | 500 € | 38,46 € |
| 60.000 € | 18.000 € | 17.500 € | 500 € | 38,46 € |
| 80.000 € | 26.600 € | 26.100 € | 500 € | 38,46 € |
Attenzione: sono importi di imposta lorda, prima delle detrazioni e senza le addizionali regionali e comunali. Per un dipendente sopra i 50.000 euro la distinzione pesa poco, perché a quel livello la detrazione per lavoro dipendente è già azzerata e, in assenza di detrazioni per familiari a carico o per oneri, lordo e netto Irpef coincidono. Ragionando su dodici mesi anziché tredici, i 500 euro diventano circa 41,67 euro al mese.
Chi ne beneficia davvero
La fascia tra 50.000 e 55.000 euro non è la platea: è solo il tratto in cui il beneficio è parziale. Chi sta sopra prende l’importo pieno, salvo correttivi nel testo definitivo.
Quanti siano, ufficialmente, non si sa. Il governo non ha diffuso stime sui beneficiari e circolano solo elaborazioni giornalistiche su dati del Dipartimento delle Finanze (dichiarazioni presentate nel 2025, redditi 2024), pubblicate nei mesi scorsi: circa 600mila contribuenti tra 50.000 e 55.000 euro, oltre 2,6 milioni sopra i 55.000.
Dentro ci sono quadri, dirigenti, professionisti in regime ordinario. E anche molti pensionati, perché le pensioni pagano l’Irpef con gli stessi scaglioni. I forfettari invece restano fuori: versano un’imposta sostitutiva e gli scaglioni non li toccano. Per loro la manovra ha previsto altro, cioè l’innalzamento da 85.000 a 100.000 euro della soglia di accesso al regime ai fini delle imposte sui redditi (per l’Iva resta a 85.000, in attesa del via libera europeo).
I 1.200 euro di Meloni: un conto che parte dal 2022
In conferenza stampa la presidente del Consiglio ha messo sul tavolo due cifre. La prima, riportata dalle agenzie, riguarda la misura in sé: «Alziamo ancora di più lo scaglione, è un beneficio di 500 euro l’anno». La seconda ha fatto più titoli. Secondo i resoconti, su un reddito di 55.000 euro l’Irpef era di 16.550 euro quando il governo si è insediato e scende ora a 15.350, cioè 1.200 euro in meno l’anno, circa 100 al mese su dodici mensilità.
Abbiamo rifatto il calcolo e torna, purché lo si legga per quello che è: la somma di tre interventi successivi, non l’effetto della sola manovra 2027.
- 260 euro vengono dall’accorpamento dei primi due scaglioni al 23% fino a 28.000 euro, in vigore dal 2024;
- 440 euro dal passaggio del secondo scaglione dal 35% al 33%, dal 2026;
- 500 euro dall’estensione del 33% fino a 55.000 euro prevista dal ddl.
Anche questo è un conto sull’imposta lorda, e lascia fuori un dettaglio. Nel 2024, per chi superava i 50.000 euro di reddito complessivo, le detrazioni al 19% per oneri (spese sanitarie escluse) furono ridotte di 260 euro, come spiegava allora l’Agenzia delle Entrate: per chi aveva spese da detrarre, il vantaggio dell’accorpamento poteva sparire in tutto o in parte. Rispetto a oggi, in ogni caso, il guadagno nuovo si ferma a 500 euro.
Da quando e cosa bisogna fare
Sulla decorrenza il comunicato tace. Viene naturale pensare al periodo d’imposta 2027, ma senza il testo è un’ipotesi. Prima del Consiglio dei ministri, del resto, alcune indiscrezioni di stampa parlavano di una misura valida solo per il 2027, e non ci sono state conferme successive.
Se la partenza sarà il 1° gennaio, non servirà chiedere niente. Per dipendenti e pensionati ci pensa il sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), con le ritenute mensili e il conguaglio di fine anno o di fine rapporto. Gli autonomi in regime ordinario vedrebbero l’effetto nella dichiarazione dei redditi relativa al 2027, da presentare nel 2028.
Cosa ancora non si sa
Il testo del disegno di legge non è ancora pubblico: deve passare la verifica della Ragioneria generale dello Stato e poi arrivare in Parlamento, dove quest’anno la prima lettura tocca alla Camera. Le tappe fino al voto finale, atteso entro il 31 dicembre, sono nel nostro calendario della manovra 2027.
Nessuna parola, finora, su una sterilizzazione per i redditi più alti. Nel 2026 c’è stata: chi supera i 200.000 euro di reddito complessivo ha alcune detrazioni ridotte di 440 euro, esattamente quanto vale il taglio dell’aliquota. Per il 2027 il governo non ha detto nulla, né in un senso né nell’altro, e finché il testo non c’è non si può escludere né dare per scontata.
Poi c’è il costo. Il comunicato quantifica solo la manovra nel suo complesso, circa 26 miliardi di euro nel 2027 e 27 nel 2028. Per il capitolo Irpef la stampa riporta cifre tra 1,2 e 1,5 miliardi, che nessun documento ufficiale ha finora confermato: sarà il primo numero da cercare nella relazione tecnica, quando il ddl arriverà a Montecitorio.
| DISCLAIMER Le informazioni contenute nel presente articolo hanno natura divulgativa e non costituiscono consulenza fiscale personalizzata. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato (commercialista, consulente del lavoro) o agli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Normative e interpretazioni possono cambiare: verificare sempre la data di questo articolo e l’eventuale aggiornamento della materia. |
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