Investire nel tartufo, quanto si guadagna?

15 maggio 2020 - 12:36 |

Investire nel tartufo potrebbe rivelarsi un’idea vincente. Ma quanto si guadagna? Tutto quello che c’è da sapere per diventare un imprenditore del comparto.

Investire nel tartufo, quanto si guadagna?

Investire nel tartufo può rivelarsi un’idea vincente, ma quanto si guadagna? Aprire una tartufaia non richiede ingenti capitali e neppure grande manodopera, solo un po’ di pazienza, perché necessita di qualche anno per diventare produttiva. Si tratta, infatti, di un progetto che porta benefici a lungo termine.

L’innovazione tecnologica nel comparto è in grande evoluzione e può aiutare molto nella riuscita delle coltivazioni, per le quali esistono anche interessanti formule di sostegno che permettono di ottenere in finanziamenti dai 5 mila fino ai 50 mila euro per l’avvio dell’attività.

Il tartufo può rappresentare dunque un’ottima forma d’investimento e garantire un profitto che duri nel tempo, a patto che si faccia attenzione ad alcuni elementi fondamentali prima di lanciarsi in questo mercato.

Investire nel tartufo, quanto si guadagna?

In linea di massima l’investimento iniziale per aprire una tartufaia non è proibitivo, ma è comunque difficile definire costi e ricavi, poiché soggetti a molte varianti, come la tipologia di terreno a disposizione, la lavorazione necessaria, la qualità di tartufo coltivato e altri fattori legati alla gestione delle piantagioni.

La resa di una tartufaia coltivata, al netto dei costi, è dunque difficile da stabilire a priori. Tuttavia, in generale, l’avvio e la gestione, hanno costi sostenibili e le tartufaie non richiedono molte cure. Dunque, a seconda dei ricavi di vendita, il guadagno varia in base alle spese annuali sostenute per le operazioni colturali come potatura, irrigazione e così via.

Un altro vantaggio di questo tipo di agricoltura è che non richiede enormi appezzamenti di terra, ma si possono ottenere buone rendite anche se si ha a disposizione una superficie piccola o scarsamente produttiva per altri raccolti, per questo i costi di gestione quasi sempre risultano piuttosto bassi.

Inoltre, come già anticipato, per l’impianto di una tartufaia esistono varie forme di incentivo e finanziamento, promosse a livello locale e persino europeo, nell’ambito dei piani di sviluppo dell’agricoltura.

Come si avvia una tartufaia?

Diventare un imprenditore dei tartufi, con un terreno adatto e un piccolo capitale da investire, è possibile e anche con risultati soddisfacenti.

Se si desidera investire nel tartufo è importante sapere che questo fungo ha bisogno delle radici di altre piante per vivere (ipogeo) alberi “infestati” dalle spore del tubero, come ad esempio la roverella, il cerro, il leccio e il nocciolo, che devono essere piantati nell’area destinata a diventare una tartufaia.

Il primo step è commissionare una valutazione ambientale a un esperto. In base alle condizioni del terreno e del clima, egli stabilirà che tipo di coltivazione potrebbe ospitare meglio l’appezzamento, di che lavorazione pre-impianto si necessita, di quali nutrienti avrà bisogno la terra e di che apporto d’acqua. Il tartufo, infatti, necessita di un ambiente tendenzialmente umido.

La spesa per ettaro, ipotizzando di piantare circa 500 alberi, è di qualche migliaia di euro, ma potrebbe lievitare se il suolo richiedesse lavorazioni particolari (da 7 mila fino a circa 20 mila euro).

Una volta finita la fase iniziale, per ottenere una produzione si dovrà attendere da un minimo di 4/6 anni, fino ad un massimo di 7/8. Il picco produttivo di una tartufaia, invece, di solito si verifica dopo 10/11 anni circa e dura anche decenni, a seconda del caso. Solitamente le piante più tardive sono anche le più longeve.

L’anno scorso, la produzione media dei tartufi in Italia è arrivata a 20 kg a settimana, 30 kg nelle stagioni migliori. L’Italia è il primo Paese al mondo per export di tartufi freschi e lavorati (esportati in 72 Paesi) ma nel territorio nazionale non c’è abbastanza produzione ed è necessario importarlo dall’estero per rispondere alla domanda interna. Viste le difficoltà di approvvigionamento, c’è uno spazio piuttosto ampio per il settore.

Il prezzo del tartufo

Come dimostrano le famose aste dei tartufi bianchi d’Alba e i prezzi del Borsino del Tartufo curato dal Centro nazionale studi tartufo, la valutazione di questi pregiati tuberi è quasi sempre molto elevata, sebbene sia anche piuttosto altalenante.

Quest’ultimo fattore non è necessariamente negativo, anzi è ciò rende la ricerca e l’acquisto di questo prodotto particolarmente interessanti.

L’ultimo aggiornamento sulla quotazione del tartufo bianco e del tartufo nero nelle loro qualità più pregiate (ora fuori stagione e quindi risalente a dicembre 2019) calcolata in base alla media nazionale, oscillava da 2.100 a 3.500 euro al kg per il bianco e da 350 a 600 euro al kg per il nero.

Al momento è quasi entrato nella sua stagione il tartufo nero estivo, più economico dei primi due, e i dati aggiornati al 7 maggio 2020 lo danno a una quotazione di circa 77 euro al chilo (media di prezzo tra tutte le quotazioni disponibili in Italia).

I fattori che influenzano i prezzi del tartufo variano molto in base a diversi criteri, che possono far oscillare la quotazione anche di parecchio.

La quantità di raccolta (se il prodotto scarseggia il prezzo lievita, se la coltura è abbondante diminuisce), il periodo (le variazioni si possono registrare anche all’interno di una stessa stagione di raccolta), l’annata, la pezzatura, la qualità organolettica del tartufo, la domanda e anche i canali di vendita che il tartuficoltore riuscirà a trovare.

Alla luce di questa analisi, investire nel tartufo potrebbe dunque rivelarsi un’idea vincente, a patto che si valutino bene i fattori che abbiamo descritto. Se state invece valutando la possibilità di acquistare un tartufo pregiato, il consiglio è di farsi affiancare da un esperto prima di concludere un affare.

Stabilire se il prezzo corrisponde al valore del prodotto è un processo molto complesso e la truffa è sempre dietro l’angolo. Una valida alternativa se preferite agire in solitaria è quella di utilizzare i canali di vendita online certificati, dove la filiera deve rispondere a criteri di trasparenza più stringenti.

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